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Informazione Corretta Rassegna Stampa
01.09.2012 Il ‘genio del male’, breve storia di Sciiti e Sunniti
Analisi di Mordechai Kedar

Testata: Informazione Corretta
Data: 01 settembre 2012
Pagina: 1
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «Il ‘genio del male’, breve storia di Sciiti e Sunniti»

Il ‘genio del male’
breve storia di Sciiti e Sunniti
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Sally Zahav, versione italiana di Angelo Pezzana)

A destra, Sciiti e Sunniti


Mordechai Kedar

La legge orale islamica ( Hadith) cita le parole del profeta Maometto: “ la mia nazione si dividerà in 72 fazioni, solo una sfuggirà all’inferno”. Sin da quando Maometto si spense nell’anno 632 e.v., i musulmani – seguendo questa tradizione – si sono trovati davanti a due domande, una teorica, una pratica.  La prima, quale sarà la fazione che sarà destinata al paradiso,e quali saranno tutte le altre per le quali si apriranno le porte dell’inferno. La domanda pratica, che deriva della teorica, è come ciascuna fazione potrà verificare quale sarà quella che erediterà il paradiso, e quale destino concreto ci sarà all’inferno per tutte le altre.

Gli Sciiti

Queste domande vennero poste subito dopo i funerali di Maometto, quando gli anziani si riunirono per decidere chi sarebbe stato il Califfo, il successore di Maometto.  Ali bin Abi Talib, suo cugino e anche suo genero, ne aveva rivendicato la nomina, ma la sua richiesta non venne accettata e tre  califfi vennero nominati prima di lui. Dovette aspettare 24 anni prima di diventare il quarto. Anni nei quali creò una forza a suo sostegno, impegnata anche in violente battaglie, per la conquista della sovranità. Erano i primi Sciiti. In arabo ‘Shi’a” significa fazione, cioè quella di Ali.

Quando Ali fu assassinato nel 661, suo figlio, Hussein, reclamò per sé la carica, perché apparteneva al clan di Hashem, la famiglia del Profeta, e non al clan degli Umayyad, una setta della tribù Quraush, che si era impadronita del potere. Per questo venne giudicato un ribelle, e nell’anno 680 fu catturato dai soldati  vicino alla città di Karbala, nel sud dell’Iraq, e massacrato insieme a gran parte della sua famiglia e ai suoi sostenitori. Per gli Shiiti, quell’avvenimento è ancora il più importante nella loro storia, anche oggi, e  ricordano l’anniversario della morte di Hussein – “ Ashura” in arabo – con celebrazioni, alcune segnate da sanguinarie auto-flagellazioni.

Attraverso gli anni, gli Sciiti svilupparono le loro leggi religiose in modo diverso dai Sunniti, la corrente principale dell’islam, al punto che alcuni sostengono che siano due diverse religioni. Molti sunniti giudicano eretici gli sciiti, e viceversa. Molti sciiti giudicano ‘impuri’ – najas – i sunniti. Gli sciiti rivendicano il potere in base a due capitoli del Corano, mentre I sunniti negano che siano originali. In tutta la loro storia gli sciiti sono stati considerati un gruppo ribelle al regime, meritevoli quindi di morte. Nei paesi governati dagli sciiti, questa era invece la sorte dei sunniti.

Questa lotta estrema fra loro dura sino ad oggi, con l’Iran alla guida degli sciiti e l’Arabia Saudita dei sunniti. In Arabia Saudita, secondo la scuola Hanbali, con la sua versione estrema dell’islam Wahabita, sono gli sciiti ad essere eretici. Per questo, gli sciiti che vivono nelle zone a sud del paese non possono annunciare pubblicamente la preghiera con gli altoparlanti, perché contiene delle parti proibite non riconosciute legali. Non possono annunciare pubblicamente la Ashura né possono organizzare dimostrazioni, e il regime saudita li sottopone a controlli durissimi.

La Guerra Iran-Iraq (1980-1988), nella quale morì un milione di persone, da entrambe le parti, faceva parte di questa lotta tra sunniti e sciiti, in quanto Saddam Hussein era sunnita. In Libano, gli Hezbollah sciiti combattono i sunniti e i loro alleati per l’egemonia nel paese dei cedri, in Barhein la maggioranza sciita, che parla il persiano, ha cercato per anni di liberarsi della minoranza sunnita al potere, che comanda con il pugno di ferro. Lo scorso anno, quando le idee della ‘primavera araba’ avevano portato nelle strade la maggioranza sciita, l’Arabia Saudita occupò il Barhein, riportando il ‘genio del male’ nella bottiglia.

In Libano, gli Hezbollah si definiscono “ uomini di Allah” nei loro proclami, mentre chiamano sunniti, cristiani, drusi, sionisti e altri ‘ hazav al-Saytin’, ‘uomini di Satana’. La lotta di Hezbollah, è sciita, religiosa, prima di essere nazionalista o politica.  

La guerra civile in Siria è un altro esempio della lotta fra sciiti e sunniti. Gli Alawiti, che comandano, si presentano come un settore sciita, perché riconoscono Ali bin Abi Talib, il fondatore degli sciiti, l’incarnazione di Dio in un corpo umano. Ecco perché la coalizione sciita include l’ Iran  e Hezbollah è alleato con gli Alawiti, contro la coalizione sunnita di Arabia Saudita, Qatar e Turchia. La posta in gioco è l’intera sovranità, la sopravvivenza fisica e chi è il vero rappresentante islamico che si salverà dall’inferno: sciita o sunnita. Nel frattempo realizzano l’inferno in terra, ammazzandosi fra loro.

Salafiti e Sunniti

Sono in molti oggi a preoccuparsi del risveglio dell’islam dopo la ‘primavera araba’, che iniziò suscitando la speranza che la democrazia sarebbe arrivata in Medio Oriente. Invece I partiti islamisti hanno preso il potere in Egitto e Tunisia e si sono rafforzati in Marocco e Kuweit. Le varie forze jihadiste attive in Siria che combattono il regime Ba’ath, socialista e laico, aumentano il livello delle preoccupazioni sull’ islam militante, soprattutto per il timore che quelle milizie possano impossessarsi delle armi di distruzione di massa esistenti in Siria.

I Salafiti sono emersi dalla confusione alla scena politica. Predicano il ritorno allo stile di vita delle società del ‘Salaf al-salah ‘ - gli avi della fede – che erano vissuti nel 7° secolo e.v., da qui l’origine del loro nome. Alcuni si definiscono ‘dawa’ – attivisti sociali- ma quasi tutti sono militanti jihadisti . Il movimento salafita, entrato in politica lo scorso anno in Egitto, ha vinto un quarto dei seggi parlamentari, e in Siria molte milizie anti regime hanno simboli jihadisti salafiti.

Sono salafite le milizie che distruggono I monumenti  che ritengono eretici: I Talibani in Afghanistan hanno distrutto le statue di Budda nel marzo 2001, due mesi fa un gruppo di salafiti ha distrutto le tombe Sufi (un settore mistico islamico) a Timbuctù nel Mali, e una settimana fa, il 25 agosto, un gruppo di salafiti ha abbattuto una moschea  sufi a Tripoli, la capital della Libia, in pieno giorno, senza che nessuno abbia avuto il coraggio di fermarli,impauriti dalle armi in loro possesso.

Nella Tunisia del dopo ‘primavera araba’ sono attivi molti gruppi salafiti, gira un video che riprende l’ omicidio di un giovane che aveva deciso di convertirsi al cristianesimo. Alcuni di questi gruppi, che sono attivi sin dal 2003, sono presenti oggi nella Striscia di Gaza,nella Penisola del Sinai, nell’Arabia Saudita, in Siria, Yemen, Algeria, Marocco, Cecenia, Belucistan iraniano, Kurdistan (iracheno,siriano,turco,iraniano), Pakistan, Afghanistan, Filippine, Nigeria, Kenia, Somalia. Si presentano come salafiti jihadisti, tutti sotto le insegne dedicate a Osama bin Laden e Al-Qaeda.

E’ importante notare che i salafiti sono sunniti, e che la battaglia che stanno conducendo è contro sunniti,sciiti,cristiani, ebrei e eretici vari, poichè ritengono destinati all’inferno tutti coloro che non sono salafiti, saranno loro a stabilire la quantità di fuoco che li arrostirà all’inferno.

Il comune nemico

Per entrambe le parti in Guerra, sia sciiti che sunniti, c’è un comune nemico, l’Occidente, ideologicamente e culturalmente, mentre il ruolo concreto è rappresentato da Stati Uniti e Israele, un nemico politico e culturale. Malgrado questo nemico comune, le due fazioni non riuniscono le forze. In più, la parte sunnita, si avvale spesso dell’aiuto dell’Occidente per attaccare con più forza quella sciita. Si spiega così la lunga alleanza tra Stati Uniti e Arabia Saudita, paesi lontani l’uno dall’altro anche culturalmente.

Può essere spiegato così anche l’accordo di pace tra Israele e Egitto del marzo 1979, come una reazione alla rivoluzione degli ayatollah in Persia avvenuta qualche mese prima.

Lo Scontro

Lo scontro tra i sunniti salafiti jihadisti ed i sciiti dura da almeno 1400 anni, e non terminerà certo con questa generazione. Vi sono stati molti scontri in anni recenti:

1.     In Iraq, dal 2003, vi è una dura battaglia, da un lato milizie sciite, finanziate e armate dall’Iran, capeggiate da Muqtada al-Sadr e il suo esercito ‘Mahdi’, con altre forze e partiti politici dipendenti dall’Iran. Vi sono poi le milizie sunnite, guidate da al-Qaeda, nella “terra dei due fiumi”, finanziata con i soldi dell’Arabia Saudita e degli Emirati del Golfo.

2.     Dallo scorso anno, la Siria è un terreno di scontro tra il regime, finanziato e sostenuto dall’Iran, mentre le milizie salafite sunnite ricevono i soldi dall’Arabia Saudita, Qatar e Turchia, tutti paesi sunniti, che cercano di sottrarre la Siria dai tentacoli del polipo iraniano, anche per ridurre la minaccia sul mondo sunnita in generale e sugli stati del Golfo in particolare.

3.     Il Libano, sin dagli inizi degli anni ’80, è teatro di guerra tra Hezbollah, sostenuto dall’Iran sciita, e le altre fazioni sunnite, tra le quali quella guidata da Rafik Hariri.
Da qui deriva lo schierarsi di Hezbollah dalla parte della Siria contro i sunniti.

4.     Lo scontro è reso ancora più duro dall’emanazione, da entrambe le parti, di leggi che mirano a delegittimare la parte avversa. La religione diventa uno strumento alla base del conflitto tribale-famigliare tra due discendenze della tribù dei Quraysh sulla successione di Maometto.

5.     Ci sono però dei casi in cui le posizioni si intersecano: l’Iran sciita, con i suoi satelliti Siria e Hezbollah, sostiene il terrorismo palestinese sunnita di Hamas e dell’jihad islamista, ma dopo la guerra civile in Siria, gli uomini di Hamas hanno dovuto abbandonare le sede di Damasco e troncare i rapporti con l’Iran, perché non potevano tollerare le stragi di sunniti sotto il regime siriano.

6.     Anche le visite tra i rispettivi leader delle due parti, non hanno potuto ignorare 1400 anni di odio e massacri. Ahamdinejad ha visitato l’Arabia Saudita, Morsi  e Haniyye visitano l’Iran, ma questi incontri non sono sufficienti a cambiare l’ostilità tra le due parti. Anche le rispettive ambasciate non servono ad altro che spiarsi a vicenda.

7.     Esiste la rivalità fra le due parti su chi condurrà con più successo la guerra contro il nemico comune: l’Occidente,gli Stati Uniti, Israele. La rivalità deriva dal ritenere che il terrorismo amplierà la popolarità e la legittimazione del gruppo. Più un’ azione terroristica ha successo, più l’altro gruppo si sentirà in dovere di compierne una più grande. Il successo di Hezbollah nel  far retrocedere Israele dal sud del Libano nel maggio 2000, ha spinto i palestinesi sunniti a dare inizio alla seconda intifada alla fine di settembre 2000, e ad al-Qaeda  attaccare gli Usa un anno dopo, nel settembre 2001.

Conclusioni

1.     L’islamizzazione che molti osservatori notano in questi giorni nel Medio Oriente non è un fenomeno nuovo, l’influenza crescente dei partiti islamisti nella vita politica è reale, palpabile. È una dimostrazione in più di come il ‘genio del male’ sia uscito dalla bottiglia nella quale era stato rinchiuso quando la regione era controllata dai dittatori. Mubarak in Egitto, Gheddafi in Libia, ben Ali in Tunisia, Salah in Yemen e Assad in Siria, tutti sapevano riconoscere il ‘genio del male’, ma nella versione sciita o in quella sunnita, ci vogliono tutti i mezzi a disposizione, soprattutto la tortura, per affrontare le forze jihadiste, che non hanno confini, né legali né etici. Oggi, i dittatori cadono uno dopo l’altro, ma l’jihadismo è in crescita.

2.     Quando un movimenti jihadista prende il potere, anche se inizia in un modo accettabile, è responsabile di portare in grembo un gruppo jihadista, che trasformerà la realtà in un inferno.  I governi islamici in Egitto, Arabia Saudita, Gaza o Iran, tendono a ignorare i gruppi estremisti, perché li ritengono brava gente, migliori e più fedeli all’islam originale di quanto lo siano loro stessi. Solo quando questi gruppi nuocciono al regime, allora il governo si sveglia e decide di reagire contro di loro. Ma questa decisione è sempre limitata dal timore di comportarsi come il dittatore deposto. Il regime preferisce venire a patti con i gruppi jihadisti, patti dalla breve durata, perché la dinamica di questi gruppi è quella di opporsi comunque ad ogni regime.

3.     I paesi nei quali vi è immigrazione islamica si deve stare in guardia e controllare quei gruppi separatisti che mantengono caratteristiche contro l’integrazione, perché è sicuro che svilupperanno azioni jihadiste. Attaccheranno lo stato che li ospita, ma anche la propria parte, se non è sufficientemente attiva e fedele a quel tipo di islam che loro vogliono imporre. Questi gruppi sono di difficile infiltrazione da parte dei servizi di sicurezza, sono chiusi e accettano solo attivisti ben conosciuti e leali. Più il gruppo è ristretto più è pericoloso.

4.     L’Iran mantiene legami con i gruppi jiahdisti, soprattutto sciiti, in tutto il mondo, sono cellule ‘dormienti’ in attesa di ordini. I diplomatici iraniani sono lo strumento per trasferire armi alle cellule,perché non possono essere fermati per i normali controlli, godendo dell’immunità che deriva dal loro status. Anche le ambasciate sono spesso centri per la distribuzione di armi, munizioni,dispositivi per attentati. E da ritenersi possibile che le ambasciate saudite agiscano in questo modo con i loro gruppi locali sunniti. Il controllo di queste ambasciate e le attività che svolgono può fornire agli apparati della sicurezza dei paesi che le ospitano informazioni sicure sulle attività sovversive jihadiste.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Link: 
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