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Informazione Corretta Rassegna Stampa
18.12.2010 Se non c'è di mezzo Israele i profughi non interessano a nessuno
La denuncia del Gruppo EveryOne

Testata: Informazione Corretta
Data: 18 dicembre 2010
Pagina: 1
Autore: Gruppo EveryOne
Titolo: «Se non c'è di mezzo Israele i profughi non interessano a nessuno»

Pubblichiamo un drammatico documento giuntoci dal Gruppo EvreryOne sulla situazione dei profughi al confine tra Egitto e Gaza.
Profughi la cui sorte sembra non interessare a nessuno, forse perchè non si presta ad accue contro Israele. Viene così confermato il doppio standard dei media internazionali.
Ecco il documento:


Profughi eritrei in Sinai

Breve inchiesta del Gruppo EveryOne sulla detenzione arbitraria a Rafah (Sinai del Nord, Egitto) di oltre 250 profughi eritrei, sudanesi, somali ed etiopi da parte dei trafficanti.
Nuovo appello alle Istituzioni internazionali 17 dicembre 2010
IL MANCATO INTERVENTO DELLA POLIZIA EGIZIANA.
La condizione dei profughi eritrei, somali, sudanesi ed etiopi da parte dei trafficanti nel nord del Sinai, nella città di Rafah, è ormai disperata e le autorità egiziane non intervengono per sottrarli a un destino di stupri, violenze, torture, ricatti e morte.
" Non è la prima volta, purtroppo, che la polizia egiziana, pur essendo a conoscenza di gruppi di migranti africani, sceglie di non intervenire," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne.
"Nello scorso agosto, per esempio, le autorità di Rafah furono informate della presenza di un gruppo di 300 eritrei incatenati e soggetti a estorsione nel borgo di al-Mahdeyya, a sud della città.
Anzichè liberarli, la polizia egiziana si concentrò su un gruppo di eritrei che erano riusciti a fuggire dai container, uccidendone due a colpi d'arma da fuoco e arrestandone 17, senza intervenire contro i trafficanti".
LA MISSIONE A RAFAH.
"Da parte nostra,  spiegano gli attivisti di EveryOne, ci siamo offerti di recarci in missione a Rafah per indicare ai rappresentanti del ministero degli Interni e alle autorità di polizia il covo dei trafficanti e il frutteto in cui sono tenuti prigionieri gli eritrei.
Tramite Ambasciata egiziana, ci è stato risposto che il Governo egiziano non riconosce l'esistenza degli ostaggi e non è stato offerto il minimo sostegno alla missione.
Ci è stato peraltro sconsigliato di recarci in Rafah, per una questione di sicurezza. Successivamente, mentre stavamo comunque per partire, abbiamo perso del tutto i contatti telefonici con il testimone-chiave del rapimento e delle estorsioni, un cittadino eritreo che vive a Rafah e i cui dati erano in possesso delle autorità egiziane e dell' ONU.
Da alcuni giorni i prigionieri, dopo le uccisioni, gli stupri, le torture con ferri roventi, le estorsioni, ci stanno manifestando il proposito di togliersi la vita". PROFILO DEL CAPO DEI TRAFFICANTI.
Si chiama Abu Khaled, è un beduino palestinese appartenente alla tribù Rashaida. E' di corporatura magra e barbuto, usa un pick-up per spostarsi, è padre di sette figli e vive nella città di Rafah, al confine tra l' Egitto e la Palestina, nella striscia di Gaza. Prima di fare il trafficante faceva il maestro in un asilo. Si fa intervistare dal Telegraph (http://www.telegraph.co.uk/expat/expatnews/6817385/Egypts-Gaza-smugglers-shrug-off-reports-of-border-barrier.html)
e dal quotidiano The National di Abu Dhabi (http://www.thenational.ae/news/worldwide/middle-east/roads-to-riches-run-deep-in-rafah?pageCount=3),
cui senza alcun pudore illustra le sue malefatte e i suoi rapporti con Hamas. E in affari con il trafficante di armi Abu Ahmed, anche lui di Rafah, e ha 20 uomini che lavorano per lui, per organizzare il traffico di profughi sotto a uno dei tunnel che ramificano lungo il corridoio di Philadelphia,  ossia la striscia di terra che separa l' Egitto dalla Palestina: questi fanno il lavoro sporco, mentre ci sono altri suoi uomini, i cosiddetti "runners", che trasportano velocemente sulle proprie spalle i beni dei migranti da Rafah a Gaza, correndo sottoterra nel tunnel (http://www.twnside.org.sg/title2/resurgence/2009/221-222/cover8.htm).
Con Abu Ahmed è ricercato per contrabbando, anche se le autorità di polizia di Rafah sono corrotte, come spiega un altro trafficante in una recente intervista sempre al Telegraph, e all' Egitto i trafficanti fanno comodo, perchè se vengono chiusi i tunnel che da Rafah portano in Palestina il Sinai verrà inondato di persone che vogliono attraversare il confine, per poi raggiungere Israele.
E lui il capo dell' organizzazione di trafficanti che da oltre un mese tiene in ostaggio il gruppo, richiedendo un riscatto di 8.000 dollari ciascuno alle famiglie nei Paesi di origine per liberarli e consentire loro di attraversare il suo tunnel, profondo 7 metri, che li porterà vicinissimi a Gaza, nei pressi del campo profughi della Rafah palestinese, per poi raggiungere Israele.
I suoi uomini ne hanno già ammazzati 8 e 4 sono letteralmente scomparsi dopo essere stati prelevati dal gruppo perchè i loro reni fossero espiantati in cambio del mancato pagamento del riscatto.
IL LUOGO DI DETENZIONE.
Sono incatenati mani e piedi, all'interno di alcuni container in un frutteto (una greenhouse) alla periferia di Rafah, accanto a una grande moschea e a una ex chiesa convertita in scuola, vicinissimi a un palazzo governativo egiziano, tanto che i profughi possono vederlo.
FATAWI MAHARI, LA ETIOPE CHE AIUTA ABU KHALED NEL RISCUOTERE I RISCATTI.
Abu Khaled si fa aiutare da un uomo etiope che si fa chiamare dai profughi con il soprannome di Wedi Koneriel, il cui vero cognome è stato indicato dagli stessi profughi come Mahari: lo stesso Fatawi Mahari (http://www.haaretz.com/news/netanyahu-migrant-workers-risk-israel-s-jewish-character-1.261840),
etiope, che nel settembre 2009 è stato indagato dall' intelligence israeliana con l' accusa di aver organizzato trasferimenti di denaro per traffico di esseri umani in Egitto, estorcendolo ai familiari di alcuni africani rapiti dai beduini nel Sinai del nord, per poi versarlo nelle tasche dei trafficanti e consentire dunque il passaggio dei migranti in ostaggio attraverso i tunnel che collegano l'Egitto alla Striscia di Gaza.
Mahari, inizialmente fermato dalle autorità di polizia a Gerusalemme, è stato poi rilasciato ed è tuttora a piede libero, e potrebbe essersi spostato a Rafah anche grazie ai collegamenti con Hamas.
LA MENTE DI HAMAS E LA SUPERVISIONE DI AL QUAEDA.
Le brutali estorsioni che si prolungano per mesi, inframmezzate da omicidi, torture, stupri e continue minacce nonchè i traffici che avvengono nei tunnel al confine tra Egitto e Palestina sono gestiti infatti integralmente da Hamas: lo conferma Abu Ahmed al Telegraph, spiegando che "finchè l'Egitto non si accorderà con Hamas, queste attività continueranno.
Ma che Abu Khaled fosse in accordi stretti con il movimento del presidente palestinese Mahmoud Abbas' Fatah prima, e con Hamas oggi, lo conferma anche l' emittente americana NPR, National Public Radio (http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=122447955).
Un ufficiale dell' intelligence israeliana ha inoltre confermato che l' intelligence egiziana possiede una lista con i nomi di tutti coloro che sono coinvolti nei traffici nel deserto del Sinai, in particolare al confine tra Egitto e Palestina (http://defenseupdate.typepad.com/newscast/rafah_tunnels.html).
Si sospetta inoltre che il giro d'affari legato al traffico di esseri umani nel Sinai possa finanziare le attività  terroristiche di Al Quaeda, la cui presenza nel Sinai e i cui legami con Hamas sono attestati dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale di Israele.
Considerato che nei pressi della greenhouse, il frutteto in cui sono detenuti 150 dei migranti rapiti, si apre con ogni probabilità uno dei tunnel gestiti dai trafficanti, si può supporre che gli altri 100 profughi, di cui sono state perse le tracce nei giorni scorsi, siano stati trasferiti in territorio palestinese, dove sbucano i tunnel dei trafficanti e dove esistono campi illegali di concentramento profughi.
GLI APPELLI. Il Gruppo EveryOne ha rilanciato l' appello a Nazioni Unite affinchè premano con più decisone sul governo Egiziano per ottenere la liberazione dei rifugiati eritrei.
Ha inoltre sollecitato un intervento al Presidente della Repubblica Araba d'Egitto, affinchè mobiliti i servizi di sicurezza sia per liberare le vittime del traffico, sia per iniziare una lotta efficace al traffico di esseri umani, concedendo sempre all'Alto Commissario per i Rifugiati (UNHCR) di valutare gli aventi diritto all'asilo e protezione umanitaria.
All'Autorità Nazionale Palestinese presieduta da Mahmud Abbas EveryOne ha chiesto di collaborare alla liberazione dei profughi, presidiando i tunnel e i campi di concentramento gestiti da Hamas e avviando con la cooperazione internazionale una lotta efficace al traffico di esseri umani fra l'Egitto e i Territori, perseguendo i criminali nonostante godano - com e Abu Khaled- di posizioni di prestigio nei Territori stessi.
In particolare, il Presidente Mahmoud Abbas conosce molto bene il trafficante Abu Khaled, come attestano fonti locali.
Infine, EveryOne ha contattato diversi membri del Parlamento europeo e dei governi democratici dell' Unione, sollecitandoli a vigilare senza sosta, affinchè le autorità di Egitto e Territori Palestinesi provvedano a liberare i rifugiati e a perseguire i trafficanti assassini, nonchè ad attuare per il futuro politiche efficaci contro il traffico di esseri umani, i rapimenti a fine storsivo, le torture, gli omicidi, la tragica realtà del mercato nero degli organi umani.
Per evitare il ripetersi di tragedie umanitarie di gravità inaudita, tuttavia, è importante anche e soprattutto porre fine ai respingimenti dei migranti richiedenti asilo, condannare i patti stipulati fra governi e finalizzati alla persecuzione dei profughi e avviare politiche lungimiranti riguardo all'accoglienza dei rifugiati e la rilocazione degli stessi nell'Unione europea.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne +39 3934010237 :: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90