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'Sono nato per odiare gli ebrei': una testimonianza sull'antisemitismo islamista in Europa (Video con sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Informazione Corretta Rassegna Stampa
28.11.2009 Spagna-Eurabia, modesti consigli per esserlo veramente
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 28 novembre 2009
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Spagna-Eurabia, modesti consigli per esserlo veramente»

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

" Spagna-Eurabia, modesti consigli per esserlo veramente ! "


da sin. moriscos, marrani

Cari amici, purtroppo la stampa italiana le cose importanti non le racconta, o non vi dà sufficiente rilievo. Eccone una: l'altro giorno un deputato del partito socialista spagnolo al governo José Antonio Perez Tapias ha proposto "un indennizzo per i quasi 300mila «moriscos», eredi del grande califfato di Granada, cacciati dalla Spagna con l’editto del 1609 dal re cattolico Filippo III". Il deputato, che per l'appunto viene da Granada, ha proposto per loro un «riconoscimento istituzionale» e «una compensazione» Spiega Wikipedia che "col nome di moriscos (in spagnolo) e mouriscos (in portoghese) si indicano i musulmani di al-Andalus che furono forzati ad abbracciare la religione cristiana fra il 1492, anno della Reconquista, e il 1526. Il nome fu peraltro usato, con connotazione dispregiativa, anche per i loro discendenti, fino alla definitiva espulsione dei musulmani, decretata nel quinquennio 1609-1614."
Benissimo. Non cadrò nella trappola di confrontare il destino dei poveri Moriscos con quello degli ebrei espulsi per lo stesso motivo e dallo stesso paese un po' più in fretta, tutti nel 1492, e dei "marrani" (gentile epiteto attribuito dagli spagnoli ai convertititi ebrei che vuol dire maiali, la parola giusta è anusim) spesso e volentieri bruciati sulla pubblica piazza per aver fatto qualche gesto di ricordo della loro fede ancestrale in ciò che gli spagnoli chiamavano giustamente "autos de fe", atti di fede. Che gli spagnoli si ricordino dei moriscos e non degli ebrei è coerente con quel che mostrano i sondaggi, che cioè la popolazione iberica è la più antisemita d'Europa: pur non avendo quasi comunità ebraica in casa, circa il 50 % degli spagnoli pensa che gli ebrei abbiano troppo potere, eccetera eccetera. La Spagna è poi coerentemente da sempre dalla parte dei palestinesi contro l'"entità sionista" Invece i musulmani sono abbastanza per aver di recente fondato il primo partito islamico (e islamista d'Europa), che ha buone probabilità di mandare qualche deputato alle Cortes alle prossime elezioni.
Il fatto è che la proposta dell'on. Tapias è troppo modesta. Che vuol dire "riconoscimento istituzionale" e "compensazione"? Troppo poco, troppo tardi. Per rimediare al malfatto di Filippo III è necessario applicare lo stesso criterio che i palestinesi giustamente esigono dall'entità sionista, col sostegno spagnolo più o meno esplicito: il diritto al ritorno dei rifugiati. Purtroppo nel '600 non c'era quell'agenzia speciale dell'Onu, UNRWA, che ha il compito di mantenere intatto lo status dei "rifugiati" per generazioni e generazioni, impedendo la loro integrazione in modo che il problema non si risolva e la lotta continui. Dunque i 300 mila e i loro discendenti si sono vergognosamente integrati nelle società arabe. Peccato. E però si può rimediare. Basta ammettere sul suolo e alla cittadinanza spagnola altrettanti qualunque dei paesi arabi: è probabile che almeno per un antenato siano tutti rifugiati, insomma abbiano un avo mosrisco. Quanti? Il conto è presto fatto. Ammettiamo che con il loro ritmo di crescita demografica la popolazione raddoppi ogni 50 anni. Erano 300 mila nel 1609, 600 mila nel 1659, 1 milione e due nel 1709, 5 milioni e otto nel 1809, 22 milioni nel 1909, 88 milioni nel 2009. La Spagna ha il dovere morale di importare una novantina di milioni di arabi al più presto sul suo territorio, altro che compensazioni e riconoscimenti. Dite che questo vuol dire distruggere la Spagna, toglierle ogni identità? Be', quel che è giusto è giusto, non avrete più la Spagna (già che ci siamo chiamiamola entità borbonica) e ritornerà gloriosamente El Andalus, il regno di Granada distrutto dai barbari colonialisti cristiani. Evviva evviva, Eurabia riavrà la sua perla più bella. Welcome in Eurabia, Al Andalus

Ugo Volli

PS: E se proprio non vogliono fare tutto il loro dovere, questi spagnoli così giustamente critici nei confronti del colonialismo sionista da aver istituito dei processi contro i capi dell'esercito israeliano per i loro orribili crimini di guerra, se esitano e hanno paura di perdere la loro preda preziosa, se mancano di morale, perché non fanno almeno un piccolo gesto in direzione del loro giusto dovere? Il programma minimo sarebbe quello 1. di sospendere ogni costruzione nelle colonie che hanno costruito a sud dei Pirenei. Se vogliono la pace non devono più fare nemmeno un pollaio a Barcellona e neanche una cabina del telefono a Madrid. Poi forse i rifugiati tratteranno con loro – con la mediazione della Turchia, naturalmente e la benedizione di Obama. Ma naturalmente la prima precondizione è abbattere quei terribili muri della vergogna e dell'apartheid che separano Ceuta e Melilla, città marocchine occupate dalle truppe spagnole qualche secolo fa, dal territorio della madreapatria araba e africana. Anche perché non tengono fuori attentatori suicidi, che gli arabi in Spagna sono capaci di fabbricarsi in casa, come si è visto, ma modesti emigranti. Spero che presto il buon Tapias proponga questa innovazione delle frontiere aperte: a pensarci bene, se abbattono il muro della vergogna di Ceuta e istituiscono collegamenti abbastanza frequenti non ci sarà neppure bisogno di reintrodurre i rifugiati... torneranno da sé.

PPS: Guardate che la questione riguarda anche noi italiani: ci sarebbe la Sicilia da restituire: è stata o no per un paio di secoli parte della Dar al Islam, della casa della pace? Be', quel che è stato occupato una volta dall'Islam è suo per sempre... 

uv


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