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Informazione Corretta Rassegna Stampa
22.11.2009 Sapete qual è il piano palestinese per la pace?
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 22 novembre 2009
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Sapete qual è il piano palestinese per la pace?»

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

"Sapete qual è il piano palestinese per la pace?"


Sapete qual è il piano palestinese per la pace? L'hanno spiegato l'altro ieri i giornali israeliani, e la notizia si è diffusa su quelli italiani ieri: la terza intifada. "Intifada", per chi non lo sapesse vuol dire scrollone, il movimento ostinato e rabbioso che fa una bestia per togliersi di dosso un peso; il numerale "terza" la mette in serie con la "prima", quella delle pietre di vent'anni fa e "seconda", quella degli attentatori suicidi del 2000-2002.
Questa, nei piani dei dirigenti di Al Fatah e dell'Autorità Palestinese dovrebbe somigliare più alla prima, che era violenta anch'essa, con manifestazioni di massa non pacifiche ma senz'armi davanti alla barriera di separazione, agli insediamenti israeliani oltre la linea verde e così via. Inizierebbe con le dimissioni di Abu Mazen e la scioglimento dell'AP, e finirebbe... chissà. Decidersi per una strada del genere, naturalmente, vuol dire eliminare quel po' di benessere che la calma degli ultimi anni ha portato alla società palestinese, provocare una spirale di repressione e violenza, accendere insomma una nuova guerra, che forse sarà limitata al West Bank, forse divamperà anche fuori, forse resterà alle pietre, forse tornerà alle bombe e ai fucili (dato che certo l'AP non ha il monopolio della forza fra i palestinesi).
Lo scopo? Spaventare gli israeliani, farli fuggire, eliminare "l' 'entità sionista"? Ne dubito. Non credo che dopo le prime due esperienze i palestinesi credano davvero di "far fuggire i colonialisti". Lo sanno che quella terra è nel cuore di milioni di israeliani, che non spariranno con le manifestazioni e nemmeno con le bombe. Ottenere risultati concreti per migliorare la condizione della popolazione palestinese? Semmai l'opposto. Suscitare una guerra regionale, facendo intervenire Hezbollah, poi la Siria, poi chissà? Non è così facile, come si è visto un anno fa per Gaza.
I risultati certi saranno invece quello di aumentare l'odio fra israeliani e palestinesi, fornire nuovi argomenti per l'atteggiamento negativo della comunità internazionale (che però, l'abbiamo visto, non cambia le cose sul terreno) e soprattutto cancellare nell'opinione pubblica palestinese l'idea che Al Fatah sia succube degli americani e non abbastanza combattiva. Insomma, fare campagna elettorale per le elezioni di parlamento e presidente, che prima o poi, magari con un anno o due di ritardo saranno costretti a tenere.
Faccio solo due considerazioni: la prima è che della pace e dello sviluppo del loro popolo a questi bravi dirigenti non importa nulla, quel che gli interessa è restare in sella al loro ronzino sgroppante e non essere tirati giù loro. E' evidente che se volessero la pace la via sarebbe opposta, la trattativa e l'accordo, non la rivolta e la violenza, anche se inizialmente limitata. Ed è abbastanza chiaro che tutta la manfrina degli ultimi mesi, il blocco edilizio degli insediamenti e il resto, serviva a giustificare questa scelta. Tutto ciò in qualche modo lo si sapeva.
Secondo e molto più grave, che il calcolo dei dirigenti palestinesi si basa sulla percezione che il loro popolo la pace non la vuole, che è disposto a soffrire ancora pur di danneggiare "il nemico". Se hanno ragione, il punto è questo. Le cose cambieranno quando la gente comune deciderà che è meglio rinunciare al sogno di comandare tutto il paese "dal fiume al mare" e mettersi a negoziare per davvero su una divisione/collaborazione con Israele. Ma questo è un traguardo a quanto pare lontanissimo, che la terza intifada, se ci sarà davvero, non potrà che allontanare ancora.

Ugo Volli


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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