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Informazione Corretta Rassegna Stampa
12.11.2009 Università di Trondheim, Norvegia: lì sì che sanno come si boicotta Israele
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 12 novembre 2009
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Università di Trondheim, Norvegia: lì sì che sanno come si boicotta Israele»

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Università di Trondheim, Norvegia: lì sì che sanno come si boicotta Israele

 
Trondheim, Norvegia. La sua università è in prima linea per il boicottaggio di Israele

C'è qualcosa di marcio in Danimarca, diceva Amleto. Invece no, è in Norvegia, proprio da dove veniva Fortebraccio. Certo, la Norvegia è un ottimo paese eurarabo, il suo fondo sovrano ha disinvestito dalle aziende israeliane col pretesto che lavorano alla costruzione della barriera con la Cisgiordania, alla prestigiosa università di Trondheim hanno tenuto il primo master europeo specializzato nella negazione del diritto all'esistenza dello Stato di Israele e il senato accademico della stessa università si trova ora di fronte a un voto, sollecitato da un folto gruppo di docenti, che potrebbe trasformarla nel primo ateneo dell'Occidente che boicotta Israele. Trondheim deisraelizzata, come ci sono i comuni denuclearizzati: pensate che bello... non vorreste frequentare anche voi, o mandare i vostri figli a frequentare un posto così Judenrein? Praticamente come Heidelberg o Friburgo fra il '33 e il '45, quando Adorno, Arendt, Einstein e tanti altri furono costretti a scappare e perfino l'anziano Husserl fu escluso dall'università dal suo allievo Heidegger, tanto caro oggi al cuore di Eurabia. Magari poi si salutano fra loro tendendo il braccio e gridando: Heil Arafat! Heil Ahamadinedjad!
E invece no. Pensate che il ministro norvegese dell'Università Tora Aasland ha sostenuto l'altro giorno in televisione che un boicottaggio del genere sarebbe addirittura illegale. Ma vi pare? Non perché sia sbagliato e somigli alle politiche naziste: no, questo no, almeno il ministro Aasland non l'ha detto. Ma perché "viola il diritto dei docenti di fare ricerca con chi vogliono e come vogliono". Insomma non c'è di mezzo l'antisemitismo ma la libertà accademica. Sarà. Uno studia i cromosomi, un altro le supernove; uno collabora con Harvard, uno con Tel Aviv. Come se fosse la stessa cosa occuparsi di bosoni o avere relazioni con i colonialisti. Ma se anche fosse così, non sarebbe questa la dimostrazione che Eurabia, se veramente vuol entrare in un percorso di pace, dovrebbe rinunciare alle sue arcaiche libertà e sottoporsi pienamente al gioco dell'Islam - no scusate, mi sono sbagliato, del politically correct?

Ugo Volli


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