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Informazione Corretta Rassegna Stampa
19.10.2009 Quant'è fredda la pace con l'Egitto
L'analisi di Angelo Pezzana

Testata: Informazione Corretta
Data: 19 ottobre 2009
Pagina: 1
Autore: Angelo Pezzana
Titolo: «Quant'è fredda la pace con l'Egitto»

 Hosni Mubarak

Se l'uccisione di Anwar Sadat per mano araba non riuscì a cancellare la pace con Israele, è anche vero che la sua gestione da parte di Mubarak ha prodotto molte delusioni fra quanti attendevano con speranza l'inizio di una nuova era nei rapporti fra i due stati. Un segnale inquietante ci arriva dall'analisi delle realazioni culturali. Farouk Hosni, il potente e inamovibile ministro della cultura egiziana, non è riuscito a sedersi sulla poltrona di direttore generale dell’Unesco, non amministrerà quindi la cultura internazionale e dovrà accontentarsi della più modesta poltrona al Cairo, sulla quale siede da ben venticinque anni. Naturalmente Hosni ha accusato gli ebrei, in Israele e nel mondo, di avere complottato contro di lui, colpevole "solamente" di aver dichiarato che avrebbe bruciato con le sue stesse mani qualsiasi libro scrittto da un israeliano gli fosse capitato di vedere in qualche libreria, un ragionamento che lui giudicava, evidentemente, la miglior credenziale per dirigere la cultura delle Nazioni unite. Quando la polemica esplose, in molti si chiesero come era possibile che in un paese che intratteneva regolari rapporti con Israele da trent'anni, fosse lecita una simile “ politica culturale “. Che fra Egitto e Israele, dopo l’assassinio di Sadat, le relazioni fossero improntate ad una “pace fredda”, lo si sapeva, ma visto che del paese di Mubarak in Italia si conoscono più che altro le piramidi e le spiagge di Sharm el Sheik, affollate di nostri turisti come se fosse Rimini, sarà utile, per avere una visione d’insieme del più importante vicino di Israele, conoscerne alcuni aspetti che, non appartendo agli scenari della politica internazionale, rimangono nascosti nelle pieghe della sua politica interna. Indispensabili però per capire in quale situazione difficile si trovi lo Stato ebraico con i suoi vicini. E qui torna in scena il nostro ministro della cultura e il suo modo curioso di amministrare le relazioni con Israele, ben prima delle note e infuocate affermazioni. Si deve sapere che fino ad oggi in Egitto era vietato pubblicare autori israeliani, una notizia che può apparire incredibile se non si conosce la personalità del signor Hosni. Erano proibiti, perchè era l’unico modo per dimostrare ai confratelli musulmani di tutto il mondo islamico che l’Egitto aveva sì firmato la pace con Israele, ma che questo era dovuto a superiori interessi economici, come dire se vogliamo i dollari americani, senza i quali il nostro bilancio va in pezzi, dobbiamo dare un segnale di buona volontà. E poi, cari ragazzi, abbiamo fatto cinque guerre contro i sionisti e le abbiamo perse tutte, abbiamo il diritto di piantarla lì e voltare pagina ? Così la pensava il buon Sadat, che per queste sue buone intenzioni ci ha pure rimesso la vita. A non voltare pagina ci ha pensato invece soprattutto Hosni, il quale, cercando di restaurare la propria immagine nella corsa alla direzione generale dell’Unesco, aveva cercato di spiegare che non era proprio un divieto, perchè alcuni autori si potevano tradurre, scelti naturalmente fra quelli che criticavano la politica dello stato ebraico, ma la traduzione andava fatta non sul testo originale ebraico, ma da un’altra traduzione, francese o inglese, aveva specificato. Questo per evitare di avere rapporti diretti con il “nemico sionista”, come se al Cairo ci fosse ancora Nasser e non Mubarak. Il cui pensiero sulla questione non ci è dato conoscere, dato che se ne è venuti a conoscenza solo per caso questa estate. Hosni ha cercato di spiegare questa sua scelta con la profonda ostilità degli egiziani verso tutto ciò che rappresenta Israele, cosa probabilmente non vera, ma difficle da dimostrare non essendo conosciuta in quel paese la pratica dei sondaggi. Si sa quel che pensa il governo oppure i Fratelli musulmani, mentre la società si occupi delle sue faccende che è meglio. Interessante è anche la motivazione che è stata fornita per opporsi al progetto di traduzione delle opere di scrittori israeliani, da altra lingua che non fosse l’ebraico. “ Queste traduzioni porteranno a normalizzare i rapporti con Israele, faranno crollare la barriera psicologica che abbiamo costruito tra arabi e israeliani, se si comincia anche solo con un paio di titoli, centinaia di altri ne seguiranno. La loro letteratura, storia, poesia entreranno nella nostra cultura, gli arabi cominceranno a conoscerli meglio. Fino ad arrivare ad una completa legittimazione della loro presenza nella regione; va bene il detto “conosci il tuo nemico”, ma questo va fatto sul piano politico o nelle strutture universitarie”. Ricordo che queste affermazioni provengono da noti editorialisti della stampa egiziana, non appartengono ad Hamas o Hezbollah, ma arrivano da un paese come l’Egitto che siamo abituati a considerare un partner affidabile nella ricerca di una soluzione ai problemi mediorientali. Viene da chiederci, supponiamo con ragione, se questo è l’Egitto, con il quale Israele intrattiene regolari rapporti diplomatici, Mubarack e Netanyahu li vediamo spesso a cordiale colloquio, se questa è la cultuta dominante di questo paese, quali saranno mai le culture di quelli fondamentalisti. A Israele viene quotidianamente ricordato che è con i nemici che si deve fare la pace. Con l’Egitto le cose stanno come abbiamo raccontato. Se qualcuno ha dei suggerimenti è il benvenuto.


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