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Informazione Corretta Rassegna Stampa
07.10.2009 La Norvegia è fuori dall'UE, ma non da Eurabia
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 07 ottobre 2009
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «La Norvegia è fuori dall'UE, ma non da Eurabia»

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

La Norvegia è fuori dall'UE, ma non da Eurabia

 Trondheim, Norvegia

Cari amici, abbiamo parlato così tanto di Svezia e mai di Norvegia. Vi sembra giusto? Non sono vichinghi anche loro? Non hanno diritto anche loro al loro piccolo boicottaggio di Israele? Sono fuori dall'Unione Europea, per solide ragioni commerciali, leggi petrolio, ma non da Eurabia. E infatti.

Infatti un mese fa il "fondo sovrano" della Norvegia (quello che ha il compito di amministrare i soldi del petrolio), ha deciso di disinvestire dalla società israeliana Elbit, che si occupa di elettronica e ha la colpa di fabbricare, fra le altre cose, anche alcuni dispositivi di sorveglianza della barriera di separazione che tiene lontani gli attentatori suicidi dal territorio israeliano. Spero non vi sfugga la gravità di questo comportamento, che sottrae alla povera popolazione palestinese oppressa una delle sue fonti preferite di divertimento, così gradita che quando un terrorista riesce ad ammazzare qualche ebreo in un ristorante o in una stazione degli autobus di Israele, tutti fanno festa e si regalano a vicenda caramelle. Certo, può essere un antipatico diventare vittime di un gioco che - i Norvegesi ammetteranno - certe volte si fa un tantino hard. Ma che volete, sono vichinghi, il loro sprezzo del pericolo è mitico. E quindi fanno bene a boicottare Elbit. Magari, chissà, potrebbero anche mettersi a giocare fra loro quel gioco lì, gli scoppi e le caramelle, rigorosamente senza muri... potrebbe essere interessante guardarlo in televisione.

L'altro giorno invece una bellissima notizia euraraba è venuta dalla Norwegian University of Science and Technology di Trondheim (per chi non lo sapesse, si tratta di una "città moderna" della Norvegia Centrale, situata "all'inizio di un bellissimo fiordo", "città ideale per congressi e conferenze" - cito dal sito ufficiale). Dunque il bellissimo politecnico della bellissima città ha radunato quella che "Haaretz", che dell'argomento si intende parecchio, ha definito "la squadra dei campioni degli odiatori di Israele" ['All-star team of Israel-haters'], anche lei bellissima, naturalmente. Si tratta di un seminario tenuto esclusivamente da gente (studiosi non riesco proprio a chiamarli, scusatemi) che lavora per la distruzione di Israele, compresi alcuni dei più noti ebrei rinnegati del pianeta. Ci saranno Ilan Pappe, quello che piace a Vattimo e che sostiene che Israele ha fatto la pulizia etnica della Palestina (tesi molto coraggiosa, vista la crescita demografica dei palestinesi, che sono quattro volte il numero del '49), Stephen Walt, quello che ce l'ha con la "Lobby di Israele" capace di condizionare la politica americana. E poi ancora quell'altro rinnegato di Moshe Zuckermann, filosofo della scienza che sostiene che gli israeliani usano la Shoà per opprimere i palestinesi. Non mancano poi un po' di Norvegesi, rigorosamente oppositori di Israele. Tutti intenti a "comunicare a un pubblico vasto una comprensione più profonda e basata su ricerche della situazione,"cosa per cui è richiesto un esame approfondito basato su una metodologia scientifica standard" ha detto M. Levin, uno degli organizzatori. Parole d'oro, che mi sono segnato sul mio taccuino: "metodologia scientifica standard" contro Israele. Occorre aggiungere che questi tre organizzatori del seminario, Morten Levin, Ann Rudinow Saetnan and Rune Skarstein, hanno firmato appelli per il boicottaggio accademico di Israele? Bisogna però aggiungere che lo stesso Levin ha precisato che "non esiste nessun rapporto formale fra l'organizzazione del seminario e la chiamata al boicottaggio di Israele." Certo, tutto a posto: nessun rapporto formale" secondo "una metodologia scientifica standard", abbiamo capito benissimo. E' tutto regoilare, tutto perfettamente eurarabo, insomma. Complimenti. Si vede che la Norvegia è un paese civile, "basato su una comprensione più profonda". Chapeau.

Tuttavia, se posso permettermi di fare un appunto personale, un appunto piccolo piccolo, amichevole, umile... ecco noto solo una mancanza. Non vedo nel programma i nomi di alcuni eroici combattenti italiani per la libertà della Palestina per cui si battono instancabilmente versando quasi quotidianamente il loro inchiostro (non il lorosangue, non si può pretendere, poi magari i palestinesi si sbagliano e festeggiano anche questo con le caramelle). Voglio dire, tipi come Vattimo, Morgantini, D'Orsi. Scusatemi, è una mancanza inspiegabile. E anche un'occasione persa, magari gli piacevano così tanto da trasformare il seminario in un impiego a tempo pieno e se li tenevano per qualche anno. Una mancanza inspiegabile, inescusabile. Peggio che un crimine, un errore. Una cosa fuori dalla metodologia scientifica standard.  Tanto che, non riuscendo ad averne una comprensione più profonda, sono indotto a pensare che questi norvegesi siano un po' razzisti. Per favore, non scandalizzatevi. Ecco,. sì, un po' razzisti. Non contro gli ebrei eh, sappiamo tutti che essere antisionisti e antisemiti non sono la stessa cosa e opporsi all'occupazione israeliana è un merito. E poi che male c'è a essere un tantino razzisti contro gli ebrei, lo sono tutti, no? Ma un certo razzismo si nota davvero, se sono arrivati a non invitare neppure Sergio Romano, un ex ambasciatore così distinto e ben informato, direi forbito e neppure Oddifreddi, che è meno fine, ma è un matematico, sa fare le tabelline quasi sempre giuste, dev'essere quasi altrettanto bravo nel suo campo come Zuckermann nella filosofia della scienza.

Insomma, non fatemelo dire, ma secondo me ce l'hanno un po' con noi terroni. Che non ci sia unità neanche in Eurabia, neppure per una nobile causa come il boicottaggio accademico di Israele, ecco, permettetemi di non nasconderlo più, lascia un po' l'amaro in bocca. Quasi quasi, mi metto a boicottare Trondheim e il suo fiordo del cavolo, in nome dell'Eurabia del Sud. E faccio la secessione

Ugo Volli 


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