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20.09.2009 Così la pensa Eurabia: sacrificare gli alleati che non possono dar fastidio e privilegiare i loro nemici bene armati
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 20 settembre 2009
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Così la pensa Eurabia: sacrificare gli alleati che non possono dar fastidio e privilegiare i loro nemici bene armati»

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Così la pensa Eurabia: sacrificare gli alleati che non possono dar fastidio e privilegiare i loro nemici bene armati

Certe volte le prime pagine dei giornali dicono molto non per quel che dicono ma per quel che vi manca. L'altro ieri a Teheran ci sono state nuove massicce manifestazioni contro il regime, con grandi masse di manifestanti, cariche dei pasdaran, violenze sul candidato "sconfitto" da Ahamdinedjad e sul suo predecessore Kathami. I giornali europei non ne hanno quasi parlato. Perché? In Italia la ragione è la vigliacca uccisione dei nostri soldati in Afganistan, che ha occupato quasi interamente lo spazio dedicato all'estero. Ma lo stesso è accaduto sui giornali di mezzo mondo e in particolare d'Eurabia.
C'è dunque un perché più generale e a me pare che sia un'adesione generale alla scelta di Obama e di Eurabia di "parlare" comunque con il regime iraniano, nonostante la repressione che continua e si intensifica, nonostante il proseguimento del programma nucleare, nonostante il fatto che il regime rifiuti di discutere dell'una e dell'altra cosa. Di più, Obama ha deciso di non istallare i missili destinati a difendere l'Europa dalla minaccia nucleare iraniana, con la ridicola argomentazione che l'Iran si starebbe concentrando sugli armamenti a breve e medio raggio.
Siamo tutti un po' smemorati, e quindi è bene ricordare che il 25 maggio scorso, meno di quattro mesi fa, il nostro ministro degli esteri Frattini era stato costretto ("purtroppo fortunatamente") a rinunciare a un colloqui con Ahamadinedjad perché "a Semnan [quella] mattina era stato portato a termine un test missilistico di cui era stata data notizia proprio dal presidente iraniano. Ahmadinejad aveva sottolineato l'esito positivo del test sul missile terra-terra con gittata di 2000 chilometri" (la citazione viene da una fonte al di sotto di qualunque sospetto: Rai 24 news) e il presidente iraniano aveva richiesto che l'incontro si svolgesse proprio sul luogo del lancio. Gli americani peraltro avevano confermato il successo del lancio e la possibilità che presso la gettata crescesse fino a comprendere mezz'Europa. Già così, avevo calcolato in una cartolina, alcune capitali europee fra cui Atene, Sofia, Bucarest e se non Roma Bari e Napoli erano sotto tiro.
Voi vi chiederete la ragione di questa politica, che dà tempo ai macellai del regime iraniano di terminare la preparazione della bomba atomica e rinuncia a impedire che sia recapitata sul nostro domicilio. Be' dal punto di vista di Obama e di Eurabia, una ragione c'è, e profonda: ciò che  gli illuminati dirigenti attuali del mondo occidentale stanno cercando di praticare è ""the policy of settling international quarrels by admitting and satisfying grievances through rational negotiation and compromise, thereby avoiding the resort to an armed conflict which would be expensive, bloody, and possibly dangerous."[ 
In italiano - leggete bene perché è importante - questa è "la politica di risolvere i conflitti internazionali ammettendo e soddisfacendo le rivendicazioni internazionali per mezzo di negoziati e compromessi razionali, evitando così di arrivare a un conflitto armato che sarebbe costoso, sanguinoso e probabilmente pericoloso". 
Sante parole, no? Così la pensa Obama rispetto a tutti i problemi in cui è coinvolta l'America: Medio Oriente, Irak, Iran, Afganistan, Russia ecc. Così è d'accordo Eurabia da sempre: riconoscere i giusti diritti dell'avversario, dargli ragione, dirsi disposti a cedere, tirare un po' sul prezzo e poi mollare. Evitare ogni minaccia di ricorso alla forza. Sacrificare gli alleati che non possono dar fastidio e privilegiare i loro nemici bene armati.  Bellissimo, pacifico, conveniente, soprattutto "razionale". E' quel che Obama chiama "engagement".
C'è però un piccolo problema. Sapete chi ha scritto queste righe? E' successo settant'anni fa, l'autore si chiamava Neville Chamberlain e la politica si definiva allora non "engagement" ma "appeasement": parenti stretti. Fra il '37 e il '39 Chamberlain, primo ministro inglese, fece fare a Hitler quel che voleva, l'Anschluss dell'Austria, l'annessione di Danzica (lo slogan allora era: "vorremo mica morire per Danzica ?") Lui e i suoi amici pacifisti pensavano che i nazisti prima o poi si sarebbero accontentati del "riconoscimento" dei loro "legittimi interessi". Quando tornò a Landra dalla trattativa con Hitler in cui mollava su tutto (portando agli accordi di monaco) fu accolto in maniera trionfale: aveva "salvato la pace"! Ma le cose al mondo non vanno così, i prepotenti accontentati non si accontentano ma diventano più prepotenti. E così scoppiò la II guerra mondiale e Chamberlain fu finalmente sostituito da Chrchill. Senza l'appaesement forse non ci sarebbe stata la guerra, forse Hitler sarebbe stato eliminato perché pericoloso, forse ci sarebbe stata risparmiata la devastazione dell'Europa e la Shoà. Cosa dovrà accadere perché Chamberlain Obama se ne vada? Un'altra guerra? Non è bello da dire in pieno capodanno ebraico, ma io ho paura proprio di questo.

Ugo Volli


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