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Informazione Corretta Rassegna Stampa
03.08.2009 Prima Israele fa le concessioni, poi (forse) inizia la trattativa
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 03 agosto 2009
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Prima Israele fa le concessioni, poi (forse) inizia la trattativa»

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Prima Israele fa le concessioni, poi (forse) inizia la trattativa

 Abu Mazen, Bashar Al Assad, Saud al-Faisal

Notizia per chi non avesse capito come vanno le cose in Medio Oriente in questo momento. Ci sono stati tre "segnali"  in questo weekend dalla parte araba, distinti ma convergenti e naturalmente poco segnalati dai giornali italiani, a parte le solite eccezioni, Nirenstein in testa. Del primo vi ho già dato conto ieri: la piattaforma congressuale di Al Fatah dice: la trattativa con Israele non ricomincerà prima del blocco delle costruzioni negli insediamenti oltre la linea verde, Gerusalemme inclusa. Quando questo sarà fatto, potremo iniziare a parlare del rientro dei "rifugiati". La seconda è di Assad, che ha dichiarato: la trattativa della Siria con Israele non ricomincerà prima che Israele accetti di restituire tutto il Golan (e allora non si capisce di cosa si dovrebbe parlare, visto che il Golan è tutto quel che la Siria vuole). Il terzo segnale è del ministro degli esteri saudita Saud al-Faisal, che ha annunciato il rifiuto del suo paese di fare concessioni a Israele prima che sia avviata la trattativa con i palestinesi: “Temporary security – ha detto - confidence-building measures will [. . .] not bring peace. What is required is a comprehensive approach that defines the final outcome at the outset and launches into negotiations over final status issues: borders, Jerusalem, water, refugees and security.” [misure provvisorie di sicurezza per ristabilire la fiducia non porteranno la pace. C'è bisogno di un approccio comprensivo che definisca il risultato finale e di un negoziato sui punti critici dello stato finale della trattativa: confini, Gerusalemme, acqua, rifugiati e sicurezza."]. Il contrario di quel che chiedevano gli americani genuflettendosi all' "amico" regno saudita.
L'idea comune a queste tre prese di posizioni è questa: prima Israele fa le concessioni critiche sui temi controversi, poi (forse) inizia la trattativa. Solo che una trattativa in cui una parte inizia avendo già ceduto sui punti centrali è del tutto sbilanciata, non può portare che a un punto ulteriore di cedimento, cioè una soluzione inaccettabile a quella parte e dunque non si concluderà. Quel che in sostanza dicono palestinesi, siriani e sauditi è che non vogliono affatto trattare loro con Israele, intendono aspettare che gli americani portino Israele alla resa.
Bisogna notare che fino a sei mesi fa i siriani trattavano con Israele senza che ci fosse stata la decisione di abbandonare il Golan e i palestinesi facevano lo stesso senza che fosse bloccata l'attività edilizia nei territori. Cosa è successo nel frattempo? Il nuovo governo israeliano e l'elezione di Obama. Il primo non conta, l'hanno detto spesso i palestinesi; laburisti o conservatori per loro sono la stessa cosa, non riconoscono differenze nel comportamento "coloniale" di Israele a seconda dei vari governi. La ragione si chiama dunque Obama.
Tutto questo irrigidimento arabo evidentemente è il frutto delle "tremende pressioni" che Israele subisce dall'amministrazione americana. Come lo stesso Abu Mazen ha detto qualche volta, lui può tranquillamente aspettare, non ha fretta di trattare: nel frattempo gli americani lavorano per lui. Basta non fare niente, non e qualcosa comunque otterrà.
E' ironico pensare che l'attivismo dell'amministrazione Obama "per la pace" la renda più difficile e lontana. Ironico ma non sorprendente: ideologia e incompetenza funzionano sempre in questo modo, di rendere ciò che ufficialmente dichiarano di volere più difficile e lontano.

Ugo Volli


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