domenica 15 dicembre 2019
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Il Sole 24 Ore Rassegna Stampa
01.09.2019 Sarà questo il nostro prossimo futuro?
Recensione di Mario Telò a un libro molti interessante

Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 01 settembre 2019
Pagina: 3
Autore: Mario Telò
Titolo: «Noi, cyborg, in balìa dell'archivio»
Riprendiamo dal SOLE24ORE/Domenica di oggi, 01/09/2019, a pag.23 con il titolo " Noi, cyborg, in balìa dell'archivio", la recensione di Mario Telò al libro "Il Libro dei Numeri" di Joshua Cohen, Codice ed.

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Mario Telò

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Joshua Cohen

Tipica scena di una serata nord-californiana. Appena salgo in una macchina di Uber, l'autista, dopo avermi offerto un caricatore telefonico—imprescindibile protesi, parte dello stesso kit di sopravvivenza che include acqua e caramelle—rompe il ghiaccio chiedendomi (con ardente eccitazione che sono costretto a estinguere): «Sei un techie?» Con questa parola, techie, che si può tradurre come «chi lavora in tech», la tecnologia crea l'individuo come sua pura appendice (il suffisso -ie aggiunto a tech) o, per l'appunto, protesi. Il romanzo di Joshua Cohen, Il libro dei numeri, ci trasporta nel mondo dei techies attraverso un parossistico gioco di metafinzione postmoderna. Ricostruzione documentaria o tantomeno narrazione non sono gli obiettivi di questa epica post-digitale. Certo, ci sono alcuni degli ingredienti del romanzo americano contemporaneo — le frustrazioni dello scrittore, un divorzio tumultuoso, peregrinazioni surreali. Ma quello che più conta è la drammatizzazione grottesca del potere alienante di internet, una specie di malevolo Frankenstein, che congiura contro i suoi creatori umani fin dall'inizio della sua vita artificiale, trasformando la comunicazione in un claustrofobico sistema di coding, in una futile e autoreferenziale combinazione e ricombinazione di simboli numerici. L'espediente del "doppio" è trascinato a livelli esponenziali. Un surrogato dell'autore, il protagonista del romanzo, Joshua Cohen, che cerca di sopravvivere nello spietato ambiente dell'industria intellettuale newyorkese, accetta l'ultima proposta del suo agente — confezionare l'autobiografia di un suo omonimo, un altro, Joshua Cohen, un guru alla Steve Jobs. Quest' altro JC è l'inventore di Tetration, una spede di Google, ma anche un'immagine della Torah, dove le lettere dell'alfabeto ebraico sono quasi pittogrammi talismanici, emancipandosi dalle parole che compongono, diventando quasi numeri. Tra nomee numero c'è totale identificazione. Il "quattro" invocato da Tetration allude, infatti, al "quarto" libro del Pentateuco, precisamente quello dei Numeri che fornisce il titolo del romanzo — è in questa sezione del Vecchio Testamento che si raccontano le peregrinazioni degli Israeliti nel deserto per quaranta giorni. La (auto)biografia che emerge dalle (auto)interviste di Joshua all'altro Joshua indude, per il suo protagonista di origine ebraiche, altre peregrinazioni: da Palo Alto — dove Tetration viene concepito da un gruppo digeeks, che fanno di Stanford un doppione del monastero medieval-postmoderno del Nome della Rosa — a Dubai, un deserto non lontano dalla terra santa. Ma il deserto è una metafora non soltanto del ciclo delle tribolazioni del popolo eletto, ma anche dell'aridità iper-testuale della "rete," un mondo che, come le distese di sabbia del Sahara o, qui in Califonia, del Mojave, non ha inizio o fine, entrata o usdta, auto-rigenerandosi in continuazione attraverso la spirale virtuale della polvere, íl simbolo del ddo di vita o morte, della trasmutazione dell'una nell'altra fino al punto d'indifferenziazione. n romanzo colpisce perla sua studiatissima aridità stilistica. Eccone I segreti: trascrizioni di emails eblog posts; frasi di lunghezza estenuante, colme di tecnicismi, che infettano la prosa con metastasi formali, disarticolando la sintassi in mere sequenze di neologismi sesquipedali, in artefatte conflazioni di significanti svuotati di significato; estratti di testo "tate", che esternano graficamente come Internet abbia legittimato la scomparsa della distinzione tra definitivo e provvisorio, esasperando l'ansia dello scrittore postmoderno. Questo virtuosismo espressivo disidrata la prosa e il lettore, che sembra agognare qualche sosta in un'oasi narrativa — e ne vengono offerte alcune, come il conflitto coniugale e un quanto mai attuale hackingcremliniano. Tuttavia, il lettore sprofonda anche nel desiderio di prolungare la seduzione della noia. Confondendo saturazione ed evacuazione, la noia è il movimento d'inerzia che ci attrae verso Internet, e il piacere che Internet alimenta. Un tema crudale del libro, la pornografia, che, come diceva Susan Sontag, «continua, continua e non va da nessuna parte», è la perfetta metafora per Internet, anche quando è usato per ricerche meno imbarazzanti. Il Libro dei Numeri stanca e soffoca, produce una perversa estetica del sublime, una "stuplimità" (come direbbe Seanne Ngai), che opera con la forza della stupefazione, nel senso non di sorpresa, ma di paralisi, un'inebriante spossatezza. Sono vari i "post-" che definiscono il romanzo di Cohen: non solo il post-moderno, ma anche il postnarrativo e post-umano. Internet rende ciascuno di noi un techie di fatto, distruggendo l'illusione della superiorità della specie umana, costringendoci a prendere atto della nostra esistenza protetica. Siamo tutti cyborgs, nello stesso modo in cui lo scrittore contemporaneo è sempre, come il protagonisa del romanzo, un ghost writer, un fantasma Anche se il romanzo segue una trama, con torsioni e colpi di scena, l'impressione è che questi eventi siano deliberatamente immersi nella massa all'apparenza informe di una forma sempre traboccante, e che lo sviluppo narrativo sia sempre in stallo o in sospeso, intrappolato nella rete. Questa rete, come il romanzo, è una sincronia, in perenne crescendo, di codici e registri, che corrono íl rischio di far collassare l'invisibile rostrato materiale, la memoria elettronica su cui si regge un mastodontico inventario. Con Cohen scopriamo di essere in balia di questo precario archivio (meno etereo ma molto più fragile di virtuali "nuvole"), che, nel mentre riunisce passato, presente e futuro nello stesso spazio, annulla la stessa idea di temporalità, assorbendod in un'oscurità ai confini dell'esistenza—non importa se post o ante.

IL LIBRO DEI NUMERI Joshua Cohen Trad. di Claudia Durastanti, Codice, Torino, pagg. 688, € 25

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