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Il Sole 24 Ore Rassegna Stampa
08.12.2013 Robert Capa, alias Endre Friedmann, 100 anni dalla nascita
Uno dei più grandi fotografi del '900, morto nel 1954 in Indocina

Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 08 dicembre 2013
Pagina: 35
Autore: Ferdinando Scianna
Titolo: «La voce di Capa spiega il miliziano»

Riprendiamo dal SOLE24ORE / DOMENICA di oggi, 08(12/2013, a pag. 35, con il titolo " La voce di Capa spiega il miliziano", l'articolo di Ferdinando Scianna dedicato a Robert Capa, a 100 anni dalla nascita e in occasione della mostra itinerante in Italia, dal titolo " Robert Capa, la realtà di fronte"-

Robert Capa/Endre Friedmann

 Il 22 ottobre di quest'anno Robert Capa avrebbe compiuto 100 anni. Era quindi inevitabile che la ricorrenza suscitasse sul più celebre fotografo di guerra del ventesimo secolo mostre e celebrazioni. Anche in Italia ce ne sono state, e una è in corso a Udine, a Villa Manin, «Robert Capa, La realtà di fronte», arricchita da proiezioni di documentari e da incontri utili per conoscere meglio la prodigiosa vicenda professionale ed esistenziale dell'uomo mito del fotogiomalismo moderno.
Altrettanto inevitabile era che l'occasione dell'anniversario rinfocolasse la polemica violenta che da oltre trent'anni infuria intorno all'autenticità della celeberrima fotografia di Capa del miliziano anarchico colto nel momento della sua morte, sulla collina di Cerro Muriano, nei pressi di Cordoba.
Quella fotografia è diventata l'icona della guerra civile spagnola. Credo che sia stato a metà degli anni settanta che ho scritto il primo dei troppo numerosi articoli su questa polemica. Fu anche l'occasione della nascita di un'amicizia. Cercai infatti Romeo Martinez, personaggio straordinario della contemporanea storia della fotografia, che era responsabile delle immagini della rivista «Vu» quando, il 23 settembre del 1936, venne pubblicata per la prima volta quella immagine. Il giornalista inglese Philip Knightley, che per primo innescò la polemica, sostenne di avere visto la stampa per contatto di quel negativo e che vi si vedeva lo stesso miliziano della foto di nuovo in piedi qualche fotogramma dopo, il che dimostrava la messinscena.
Martinez mi disse che allora, soprattutto di quei rulli che arrivavano dal fronte ancora da sviluppare, non si facevano quasi mai le stampe per contatto, e in ogni caso di quel negativo non c'era più traccia: era andato perduto, o si trovava nella valigia in cui Capa aveva messo in fretta a furia tutto quello che aveva potuto racimolare di sue foto prima di affidarla a un amico nei giorni convulsi in cui l'arrivo delle truppe tedesche lo aveva costretto a imbarcarsi per gli Stati Uniti.
Come aveva fatto Knightley a vedere la mai esistita stampa per contatto?
Fu quella la prima volta che sentii parlare della celeberrima valigia, spedita tempo dopo a Capa e scomparsa nel nulla. Non ho alcuna intenzione né voglia di scrivere un ennesimo articolo per ripercorrere tutta la vicenda e i colpi di scena che l'hanno accompagnata. Chi si vuole deliziare della vicenda faccia un giro su Internet e verificherà come su questa faccenda si siano scatenate tutte le mitomanie e i moralismi immaginabili. Ci si è persino messo qualche storico serio a scoprire l'acqua calda che ci sono documenti fotografici apparentemente veri ma ideologicamente falsi.
lo personalmente, con molti altri, soprattutto fotografi, credo all'autenticità di quella immagine. Mi pare che le ricerche che hanno portato addirittura all'identificazione del povero miliziano anarchico, il giovane Federio Borrell, siano sufficientemente convincenti. E potrei farla lunga per spiegarne le ragioni. Ammetto però che la prova definitiva e inconfutabile, la cosiddetta pistola fumante, per dire che sia vera o falsa la foto, finora non c'è.
Ma ancora di più dei demolizionisti di professione mi irritano i tanti che dicono: ma che importa che la foto sia vera o falsa? La cosa importante è che sia diventata un'icona del ventesimo secolo. Ecco, questi vogliono demolire l'idea di fondo che io ho della fotografia, e difendere questa idea mi preme di più della difesa dell'immagine di Robert Capa.
Ma la ragione per cui ho pensato valesse la pena riprendere il dossier Capa è l'incredibile ritrovamento, diffuso qualche settimana fa, di una lunga, finora ignota intervista radiofonica fatta da Capa nell'ottobre del 1947.
Beh, io ho provato una grande emozione nel sentire la sua voce. Capa parla anche di quella fatidica fotografia in questa intervista ed ecco un pezzetto di quello che dice : «E io mi trovavo là, in trincea, con circa 20 milicianos e quei 20 milicianos avevano 20 vecchi fucili e dall'altra parte della collina, di fronte a noi, c'era la mitragliatrice di Franco. I miei milicianos sparavano nella direzione della mitragliatrice per cinque minuti, poi si fermavano e dicevano: 'vàmonos", e uscivano da quella trincea e iniziavano a attaccare la mitragliatrice. È abbastanza ovvio che la mitragliatrice li falciasse... La cosa si ripeté circa tre o quattro volte. Così alla quarta volta ho come messo la mia macchina fotografica sopra la testa pur non vedendo e ho scattato quella fotografia mentre loro uscivano dalla trincea. Non vidi mai le mie fotografie là, ma le inviai con molte altre immagini che avevo fatto in Spagna. Mi fermai in Spagna tre mesi e quando tornai ero diventato un fotografo molto famoso perché la macchina fotografica che avevo sopra la mia testa ritrasse un uomo nel momento esatto in cui venne colpito».
Che altro, incredibile tassello, nella storia fin troppo romanzesca di quest'uomo. Endre Erri Friedmann, giovane ebreo ungherese, comunista, in fuga dalla dittatura di Horty, approda a Berlino e comincia a fare fotografie. I nazisti arrivano al potere. Nuova fuga, a Parigi. Va a fotografare in Spagna, con la sua fidanzata Gerda Taro, che gli suggerisce di darsi un nome più facile e meno ebreo. Sceglie Robert Capa, per amore di Frank Capra. Gerda muore in Spagna, schiacciata da un cingolato. Lui diventa un famoso fotografo di guerra. Definizione che detesta. Arrivo dei tedeschi a Parigi. Nuova fuga in America. La valigia con le sue foto si perde nel nulla. Documenta tutta la seconda guerra mondiale. Si fa paracadutare in Sicilia, sbarca ad Omaha in Normandia. Fonda con quattro amici l'agenzia Magnum, che diventa mitica anche lei.
Conosce Ingrid Bergman. Grande storia d'amore. Va ad Hollywood. Huston gli suggerisce di scrivere un'autobiografia per farne un film. Per caso accetta di andare in Indocina per Life» e il 25 maggio 1954 salta su una mina.
Colpo di scena, oltre quarant'anni dopo viene ritrovata in Messico la valigia perduta. Viene aperta, ci sono molte cose, anche di Gerda Taro e di Seymour, ma non il negativo della controversa foto del miliziano. Gli scettici, naturalmente, non ci credono. Adesso salta fuori la sua voce in questa emozionante intervista. Che sceneggiatura!

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