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Il Sole 24 Ore Rassegna Stampa
13.11.2011 Due Céline? No, uno e tutto antisemita
Sergio Luzzatto risponde ad un lettore

Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 13 novembre 2011
Pagina: 26
Autore: Sergio Luzzatto
Titolo: «Due Céline? No, uno e tutto antisemita»

Riportiamo dal domenicale del SOLE 24 ORE, a pag. 26, la risposta di Sergio Luzzatto ad un lettore dal titolo "Due Céline? No, uno e tutto antisemita".

Per maggiori informazioni su Céline e il suo antisemitismo, cliccare sui due link sottostanti. Il primo rimanda alla recensione di Sergio Luzzatto al libro di Riccardo De Benedetti Céline e il caso delle Bagatelle, il secondo a un commento di Riccardo De Benedetti stesso:
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=11&sez=120&id=42154
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=42195


Sergio Luzzatto, Céline

«Celinisti» anti-«Celinisti», fateci grazia, diteci semplicemente chi era Céline... Così, parafrasando, Marc Bloch, osservo che, provenienti da uno storico di professione come Sergio Luzzatto, spiacciono le affermazioni documentate in modo generico. Sostiene Luzzatto (sul Sole 24 Ore Domenica del 6 novembre) che la «divisione tra due Célinem da un lato quello letterariamente venerato del Viaggio al Termine della notte (1932) o di Morte a credito (1936), dall'altro lato quello ideologicamente maledetto delle Bagattelle per un massacro (1937) è una divisione che non regge. Per Luzzatto si tratta di una divisione incongrua; ed «è sufficiente aprire la raccolta di Lettere pubblicata da Gallimard/Pléiade» per verificarlo. Secondo Luzzatto, «negli anni Trenta nella sua corrispondenza lavorativa come in quella privata, l'arte dello scrittore e l'abominio del pamphlettista convivono fianco a fianco, senza distinguo di comodo». L'affermazione di Luzzatto è di un qualche momento, specie in un annodi celebrazioni (o non-celebrazioni) per il cinquantenario della morte del romanziere. Molte autorevoli riflessioni correnti, in effetti, pongono il problema di una discontinuità nella produzione letteraria di questo genio della lingua francese del XX secolo, e si interrogano sudi essa. Tale discontinuità daterebbe proprio dal 1937 annodi apparizione delle Bagattelle. L'interpretazione opposta di Luzzatto, che per l'intero arco degli anni Trenta (ma anche prima, allora?) annulla il «distinguo di comodo tra il narratore geniale e il pornografo razzista», è sostenuta con un riferimento temporale generico e, provenendo da uno storico, disarmante: gli anni Trenta . È per questo che i lettori di Céline e della «Domenica» avrebbero apprezzato che Luzzatto qualificasse con qualche riferimento testuale, proprio dalle Lettere, il suo assunto di un Céline antisemita pre-1937.
Oscar DI Simplicio,

E' benvenuta la lettera del professor Di Simplicio, perché consente di ritornare sul tema dei «due Céline». Molti critici hanno infatti cercato - e cercano - di separare nettamente un Céline dall'altro, il romanziere dal libellista, sostenendo la tesi della «discontinuità»: l'antisemitismo come un'ossessione che nel 1937 spuntò quasi dal nulla nella mente di Céline e gli accecò la vista per sette o otto anni, fino alla catastrofe del nazifascismo. Come ho scritto, è una tesi che non regge. E che non regge per un insieme di ragioni, psicologiche, letterarie, ideologiche. Non sarà consolandosi con una teoria della «parentesi» in nome della quale Céline sarebbe meraviglioso scrittore dal 1932 al '36 e poi di nuovo dal 1946 fino alla morte, ma obnubilato pamphlettista nel decennio intermedio, non sarà consolandosi con un'interpretazione di comodo come questa che si potrà spiegare un apparente paradosso: il fatto che uno dei più talentuosi romanzieri del Novecento abbia scritto contro gli ebrei alcune delle pagine più immonde che siano state vergate nel corso del secolo. In un saggio recente, Céline. Letteratura politica eantisemitismo (Utet), Francesco Genninario ha sfatato la leggenda dei due Céline dimostrando con argomenti persuasivi la continuità fra la critica antiborghese del Céline romanziere e la polemica antisemita del Céline libellista. L'impazienza anarcoide dell'autore del Viaggio, la rabbia antifilistea dell'autore di Morte a credito, la diffidenza verso la democrazia che Céline condivideva con tanti intellettuali francesi e non francesi degli anni Trenta, a partire da un certo momento unirono i loro effetti per suggerire a Céline (e a tanti intorno a lui) che l'antisemitismo potesse valere come una via d'uscita dai guasti della società borghese. La caccia contro i giudei come una panacea per tutti i mali. D'altronde già trent'anni fa, nel 1981, Cesare Cases aveva osato scrivere che le Bagatelle per un massacro (libro su cui si concentra il saggio di Riccardo De Benedetti pubblicato dall'editore milanese Medusa) «sono un libro assai notevole, forse il migliore dell'autore dopo il Viaggio», perché «saltano fuori i più vecchie i più plausibili oggetti del suo odio, in buona parte già denunciati in quel romanzo: l'impero del denaro, la standardizzazione, la tecnocrazia, la burocrazia, l'America», il tutto «etichettato come ebreo». Chi dunque non voglia accontentarsi di un giochino di citazioni, cercando nei testi di Céline l'una o l'altra formula espressamente antisemita; chi voglia ricostruire un percorso intellettuale (e misurare un impatto culturale) anziché cercare parole o frasi da addebitare a carico o a discarico, dovrà guardare - ho scritto nel mio articolo - a Céline «uno e indivisibile» piuttosto che ai due Céline della leggenda consolante. Ciò detto, le Lettere recentemente raccolte nell'edizione Pléiade dimostrano come l'antisemitismo di Céline (più esattamente: la tentazione di addebitare agli ebrei i guasti della società borghese) sia un tarlo che cresce nella sua mente durante la prima metà degli anni Trenta. Gli ebrei «sono al comando dappertutto», lamenta Céline fin dal 15 ottobre 193o. Una donna che voglia avere successo nella vita deve «perseverare come un'Ebrea», «tenacemente, oscuramente», «con tutti i mezzi» che le garantiscano agio e sicurezza (fine settembre-inizio ottobre 1932). Nel mondo letterario, Céline vuole parlare soltanto attraverso i suoi romanzi: «Saper tacere. Non sbavare come un ebreo, fare l'articolo, per vendere, esporre ciò che deve restare segreto, per venderlo» (22 luglio 1935). Poi, la corrispondenza di Céline si fa più esplicita. Gli «ebrei» diventano «giudei in transe» (giugno 1936), e la loro condizione di perseguitati nella Germania hitleriana lungi dal commuovere: «gli ebrei giocano tutte le loro carte, e la Francia è il loro ultimo rifugio» (15 ottobre 1936). Fino alla tetra analisi del 5 aprile 1937 («Gli ebrei e i comunisti diventano sempre più insolenti - forse non è lontano il momento in cui bisognerà scappare o crepare»), che prelude direttamente alla scrittura delle Bagatelle per un massacro.

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