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Avvenire Rassegna Stampa
10.07.2019 Leo Strauss: un ritratto
Commento di Riccardo De Benedetti

Testata: Avvenire
Data: 10 luglio 2019
Pagina: 19
Autore: Riccardo De Benedetti
Titolo: «L'influenza del pensiero di Leo Strauss»
Riprendiamo da AVVENIRE di oggi, 10/07/2019, a pag. 19, con il titolo "L'influenza del pensiero di Leo Strauss", il commento di Riccardo De Benedetti.

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Riccardo De Benedetti

Chi è Strepsiade? E uno dei personaggi centrali delle Nuvole di Aristofane, commedia comica che dileggia Socrate e il platonismo sul piano, soprattutto, dei rapporti con la polis. Il senso del suo agire in commedia, così come quello dell'agire di tutti gli altri e della altre commedie riassunte e commentate da Leo Strauss, è uno dei punti focale di questo libro. L'inquieta Atene mostra, in ogni sua vicenda e in quelle degli uomini che vi abitano, di non potersi affidare a un governo che dipenda interamente dal demos facendo a meno dei "conoscitori" che attingono, invece al nomos che determina i fini superiori degli umani legami.

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Leo Strauss

In questo modo Atene, e ogni comunità "democratica", rischia di cadere preda della tirannide più violenta, propria del popolo ignorante e delle leggi che, liberamente, si dà. Una libertà, a ben vedere, fittizia e ingannevole, basata sull'ignoranza della vera natura delle cose, che, al contrario, essendo appannaggio di pochi riuscirebbe a sciogliere questi ultimi dagli obblighi di obbedienza alle leggi degli "ignoranti". Se, invece, le leggi sono fatte dalle élite che accedono alla vera natura delle cose, allora a doverle seguire, senza potersi sciogliere, è proprio quel popolo di ignoranti a cui occorre far credere cose alle quali mai i "conoscitori" crederebbero. C'è di che rimanere perplessi di fronte a prospettive che nutrissero, e oggi pare sia così, simili considerazioni. In poche righe ho cercato di farvi assaporare il lessico che caratterizza l'approccio teorico di Leo Strauss, indubbiamente uno dei più grandi filosofi della politica, tedesco, emigrato, more solito, negli Stati Uniti all'avvento del nazismo, e ispiratore (ma in che reale misura e come?) di una generazione di politici e funzionari dell'amministrazione statunitense denominati all'apice del loro successo con il nome di "neoconservative". Leggendaria o meno, problematica o decisamente perniciosa, come qualcuno crede, l'influenza del pensiero di Leo Strauss (1899-1973) è di assoluto valore per tutto ciò che riguarda il senso da dare alla politica moderna. Le sue opere e la sua docenza, costituiscono un corpus enorme e importante di riflessioni che indicano nella polarità Atene Gerusalemme il luogo dell'oscillazione fondamentale tra religione e politica dell'intero mondo occidentale, intendendo con questa espressione la modernità democratica e liberale. Studi su Spinoza e la desacralizzazione delle Scritture; Machiavelli, la Tirannia come concetto e pratica dei filosofi, non c'è nulla del catalogo concettuale della politica che non sia passato sotto l'osservazione del professore di Chicago. La casa editrice Ets inaugura la collana "Straussiana" con questo testo, Socrate e Aristofane (pagine 364, euro 30; seguiranno gli studi su Al-Farabi e le celebri Lezioni sulla Guida dei perplessi di Maimonide) che il curatore, Marco Menon, non esita a definire summa del suo pensiero. E non c'è alcun modo, se letto con l'attenzione che merita, di sottovalutare la centralità di questo libro. Le pagine in cui Strauss descrive le peripezie dialettiche e morali di Strepsiade sono illuminanti di un metodo ma anche di un tema che ricorre non solo nel pensiero di Strauss, ed è quello della legittimità delle leggi della città, i modi del loro formularsi e imporsi. Aristofane e Socrate condividono - come osserva Menon - il diritto dei conoscitori a prescindere dai rapporti controversi che questo diritto instaurerà nel corso del tempo con le esigenze della polis. Ma la prospettiva è diametralmente opposta a ciò che apparentemente può sembrare: l'uomo "conoscitore" si colloca sì su un piano diverso dell'ignorante, ma grazie alla massima che dice «il solo titolo per governare è la saggezza», quest'ultima deve essere dimostrata e praticata nella consapevolezza dell'impossibilità di realizzare un regime perfetto. Inutile sottolineare il valore disvelante di questo testo, la funzione "illuministica" che svolge oggi, in un periodo nel quale troppi sono i "conoscitori" pochi i saggi.

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