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Avvenire Rassegna Stampa
13.03.2018 Avvenire attacca Benjamin Netanyahu per attaccare Israele
Niente di nuovo nel pezzo di Susan Dabbous

Testata: Avvenire
Data: 13 marzo 2018
Pagina: 17
Autore: Susan Dabbous
Titolo: «Esenzione degli ultra-ortodossi dalla leva Netanyahu 'scommette' sulla crisi di governo»
Riprendiamo da AVVENIRE di oggi, 13/03/2018, a pag. 17, con il titolo "Esenzione degli ultra-ortodossi dalla leva Netanyahu 'scommette' sulla crisi di governo", il commento di Susan Dabbous.

Prendendo spunto dalla discussione alla Knesset sulla legge sulla leva obbligatoria, Susan Dabbous attacca il premier Benjamin Netanyahu, accusato di voler far cadere il governo per andare a elezioni anticipate e ottenere una maggioranza parlamentare più ampia. Ancora una volta, Dabbous attacca Netanyahu per attaccare il Paese che rappresenta, Israele. Il risultato è l'ennesimo pezzo disinformante sul quotidiano dei vescovi.

Ecco l'articolo di Susan Dabbous:

Immagine correlata
Susan Dabbous

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La Knesset

In caso di elezioni anticipate vincerebbe di nuovo lui, allora perché far cadere il governo? E un appello all'unità con pochi margini di negoziazione quello che ha fatto ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu agli alleati di governo (in cui coabitano laici e religiosi). Ha invitato i suoi a superare la crisi provocata dalla legge sull'esenzione dalla leva degli ebrei ultra-ortodossi, quando in realtà sono in molti a insinuare che vorrebbe andare a voto anticipato, già a giugno, sicuro di avere la vittoria in tasca. Nonostante il premier sia indagato in cinque scandali di corruzione, secondo i sondaggi, la popolarità raggiunta sul campo della sicurezza e della politica estera (con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti) è tale da garantire al suo partito, il Likud, una maggioranza più ampia di quella che gode attualmente. Al momento, nella coalizione con il Likud ci sono sia i laici del falco Avigdor Lieberman, ministro della Difesa e leader del partito Yisrael Beitenu, che i religiosi di Shas e Torah unita nel giudaismo. Questi ultimi hanno minacciato di non approvare il bilancio del 2019 se non verrà votata una legge che limiti fortemente i religiosi (quasi ad escluderli) dalla leva militare. Un provvedimento che Lieberman ha bollato come «fake legge». Per evitare la crisi imminente, l'esenzione è stata approvata ieri mattina in prima lettura dalla Commissione legislativa del Parlamento, ma Lieberman ha minacciato di lasciare il governo se il provvedimento passerà in via definitiva, e se abbandonasse davvero il governo la maggioranza si ridurrebbe a 61 seggi, uno solo più della metà. La questione del servizio militare (obbligatorio per tutti gli israeliani, rispettivamente 2 anni e otto mesi per gli uomini e due anni perle donne) divide sia eticamente che politicamente lo Stato ebraico. Da un lato, i laici trovano ingiusto che soltanto i loro figli debbano rischiare la vita per difendere il Paese. Dall'altro, gli haredim (ultra-ortodossi) considerano i loro studi un contributo all'ebraismo che equivale e supera (per valore morale) il servizio militare. La leva obbligatoria, al contrario, è percepita come una forma di "persecuzione religiosa" che li spinge verso uno stile di vita più laico e non consono alle loro convenzioni. L'esenzione militare ai religiosi è stata garantita sin dalla nascita dello Stato d'Israele, quando erano una sparuta minoranza. E rappresentano invece il 10 per cento della popolazione. E nel 2015, secondo le stime demografiche, arriveranno al 25. Forse anche per questo, la Corte Suprema israeliana ha dichiarato l'esenzione militare agli ultra-ortodossi illegale, in quanto discriminatoria. L’adeguamento della politica a questo nuovo principio giurisdizionale è stato lento e difficile, fatto sostanzialmente di elusione che non accontenta, del tutto, nessuno. Nel 2015 il governo ha proposto infatti un disegno di legge che chiama al servizio un numero prefissato di studenti delle Yeshivah (le istituzioni educative ebraiche dove si studiano i testi religiosi tradizionali), ammettendo comunque una certa quantità di esenzioni. Coloro che rifiutano, però, rischiano il carcere, e questo manda su tutte le furie gli ultra-ortodossi, mentre il ministro della Difesa Lieberman ritiene che il grande numero di eccezioni violi il principio di equa responsabilità. In caso di caduta del governo però, gli ha ricontato il premier, a rimetterci sarebbe solo lui.

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