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Avvenire Rassegna Stampa
05.03.2015 Dalla parte di Hamas a quella di Israele
Cronaca di Fulvio Fulvi

Testata: Avvenire
Data: 05 marzo 2015
Pagina: 26
Autore: Fulvio Fulvi
Titolo: «Figlio di Hamas diventa uno 007 di Israele e si converte alla Bibbia: l'incredibile storia di Mosab Hassan Yousef»

Riprendiamo da AVVENIRE di oggi, 05/03/2015, a pag. 26, l'articolo di Fulvio Fulvi, dal titolo "Figlio di Hamas diventa uno 007 di Israele e si converte alla Bibbia: l'incredibile storia di Mosab Hassan Yousef".

A parte la titolazione, dove il quotidiano dei vescovi confonde Bibbia con i Vangeli, il pezzo è interessante, perché si occupa di un caso di spionaggio che ha coinvolto, oltre ai servizi israeliani, il figlio di un capo di Hamas. Ne sono nati un libro e un film. Nel pezzo viene citata una curiosa 'ala moderata di Hamas', che però esiste soltanto nella testa del cronista. Il babbo della spia passata a Israele era un caporione fra i più tosti di Hamas.

Ecco l'articolo:

Un combattente palestinese viene reclutato "per forza" dai servizi segreti israeliani dei quali diventa poco a poco un prezioso informatore: il suo compito, dopo l'attentato alle Toni Gemelle, è quello di evitare massacri nelle zone "calde" del Medio Oriente. Non solo, lo stesso Mosab Hassan Yousef (figlio di Sheikh, leader dell'Olp dopo la morte di Arafat e dell'ala moderata di Hamas), oltre a impedire che il padre venga ucciso, instaura un rapporto di profonda amicizia con l'agente della Shin Bet (l'agenzia di sicurezza interna di Israele) Gonen Ben Itzhaq, l'uomo che deve proteggerlo e guidarne i movimenti e l'azione. Più volte il poliziotto ebreo gli salva la vita (rischiando la sua) anche all'interno del carcere in cui il giovane viene rinchiuso. Ma la cosa ancora più sorprendente di questa storia vera è che il protagonista, nonostante un forte legame con la tradizione islamica, diventato consapevole del pericolo che comporta una applicazione integralista del Corano e delle violenze perpetrate dai terroristi, incontrando per caso una comunità cristiana in America, comincia a leggere la Bibbia, ne rimane sconvolto e si converte. All'origine di questo cambiamento radicale, di questo "tradimento", c'è la scoperta da parte di Mosab che l'organizazzione terroristica di Hamas tortura, uccide, brucia vivi i suoi stessi figli perché sospettati di essere spie del nemico. Capisce quanto sia sottile la linea che divide menzogna e realtà e che solo "tradendo" un po' del proprio orgoglio si può raggiungere la vera pace. Oggi l'ex guerrigliero vive in incognito e sotto scorta in una città della California. Il docu-film Il figlio di Hamas-The Green Price, che narra questa vicenda, basato sull'omonimo romanzo autobiografico (edito in Italia da Gremese) scritto dallo stesso Mosab, non è soltanto un lavoro "politico" ma rappresenta una testimonianza di come la ricerca ostinata della verità, che spesso si nasconde nel cuore dell'uomo, possa sconfiggere l'odio tra i popoli e costituire un messaggio di speranza rivolto al mondo contro l'insulsaggine della guerra. Il titolo del lungometraggio, che verrà proiettato nella sale italiane il 6 aprile e che potremo vedere in anteprima nazionale domenica 8 marzo al Bergamo Film Meeting (ore 22.30, in piazza della Libertà), fa riferimento al Principe Verde, nome con il quale Mosab Hassan Yousef veniva chiamato dai guerriglieri di Hamas (il Movimento di Resistenza Palestinese) perché figlio di uno dei fondatori in Cisgiordania dell'organizzazione politica la cui bandiera è, appunto, verde. «Collaborare con gli avversari è stata la cosa più vergognosa che potessi fare nel mio Paese, ero terrorizzato e confuso: da noi essere una spia di Israele è come stuprare la propria madre...», spiega Mosab all'inizio del documentario. «Ma stare per dieci anni con Israele ha contribuito a salvare il mio popolo da una possibile totale distruzione», commenta l'ex-spia. «Il primo giorno che ho gestito Mosab ha segnato la fine della mia carriera— dice nel film l'agente segreto israeliano che oggi fa l'avvocato a Tel Aviv—ma al tempo stesso l'averlo incontrato è stato un regalo del Cielo per me, la nascita di un'amicizia vera: ho trovato un fratello, i miei figli lo chiamano zio Mosab...». In Ilfiglio di Hamas, il regista israeliano Nadav Schirman ha saputo intrecciare alla narrazione diretta dei fatti da parte dei due "eroi" attraverso interviste parallele, rare immagini di repertorio (ma anche filmati amatoriali) sui drammatici anni '90 in Medio Oriente, dalla Seconda Intifada fino al 2007, l'anno in cui Mosab si è rifugiato negli Usa.

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