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Crocifisso, bandiere, identità 17/06/2019

Gentilissima Signora Fait, ho letto il commento-proposta di Elena Loewenthal e mi sembra che l’articolo di Giampietro Berti (“Così l'Occidente democratico si arrende all'islam assolutista"), pubblicato oggi su IC con il titolo Il suicidio dell'Occidente e l'avanzata dell'islam, costituisca il miglior argomento in favore del mantenimento del Crocifisso nei luoghi pubblici in Italia ed in qualunque Paese a maggioranza cristiana. Sono sempre favorevole alla più ampia diffusione della bandiera italiana, ma, per chiunque abbia anche solo un embrione di fede cristiana (che è pur sempre la maggior parte della popolazione italiana), il Crocifisso è un segno dell’amore di Dio, della Sua provvidenza e protezione, che sostiene nella fatica quotidiana, conforta nei momenti dolorosi o tragici e sprona ad agire e, se necessario, sacrificarsi per il bene comune. Nei miei viaggi in Israele, ho dormito in stanze di albergo sul cui stipite era la mezuzah e l’ho vista in molti luoghi, anche pubblici: non mi sono mai sentita offesa o turbata da quel simbolo inequivocabilmente religioso (come è, almeno all’origine, la stessa menorah, ora simbolo dello Stato), bensì avvolta e protetta dalla forza della fede e dell’amore di chi devotamente la sfiora entrando ed uscendo. Capisco l’esigenza di evitare che le minoranze religiose o i battezzati in pessimi rapporti con la fede della famiglia si sentano discriminati o ‘esclusi’, ma l’Italia è ciò che è anche per l’opera di generazioni di cristiani: perfino la laicità occidentale è nata in seno a società cristiane e solo in parte in contrapposizione al cristianesimo, potendo contare su un principio stabilito da Gesù stesso (il famoso ‘Date a Cesare ...’). In un momento di tremendo pericolo, non credo sia una buona idea rinunciare ad un simbolo antico e radicato di identità del popolo italiano (credo che anche la maggioranza degli italiani non cristiani siano fieri di Dante e la Divina Commedia non esisterebbe senza il cristianesimo). Con i più cordiali saluti ed auguri di shabbat shalom,

Annalisa Ferramosca

Gentile Annalisa,
Quello che lei scrive è giusto e sacrosanto, il Crocifisso, come ogni altro simbolo di fede, deve essere rispettato da tutti, cristiani, atei e appartenenti ad altre religioni. Desidero aggiungere che gli unici a non rispettarlo, gli unici che lo bruciano o lo scaraventano dalle finestre sono i musulmani. Nei 2000 e più anni di vita ebraica in Italia e in Europa nessun ebreo si è mai sentito offeso dal Crocifisso nè i cristiani hanno mai pensato di nasconderlo per non turbare la sensibilità ebraica. Il problema nasce solo dall'intolleranza islamica avallata dal servilismo suicida di alcuni cristiani, anche personalità religiose di alto rango che stanno in Vaticano. L'unica speranza per evitare il tracollo della civiltà occidentale è un risveglio delle coscienze e dell'orgoglio di appartenere a una grande cultura.
Un cordiale shalom


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