sabato 14 dicembre 2019
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Il negazionismo nel mondo arabo (Sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Strage di cristiani & Gesù diventato Cristo 27/04/2019

Gentilissima Signora Fait,

innanzitutto, grazie a IC per la pubblicazione, oggi, degli articoli di Bernard-Henri Lévy (che ringrazio per la sua difesa dei cristiani perseguitati) e di Laura Mirakian (sul genocidio degli armeni e sulla loro forza) e anche per quella, il giorno di Pasqua, delle due interviste a mons. Pizzaballa (non condivido affatto le critiche redazionali, ma, senza IC, probabilmente me le sarei perse). Ho letto con attenzione il Suo commento odierno e condivido in pieno la critica all’uso dell’espressione generica ‘terrorismo religioso’ per le stragi del giorno di Pasqua nello Sri Lanka (anche se credo che i primi ad usarla siano state le autorità del Paese) e La ringrazio della solidarietà e commossa partecipazione al dolore degli innocenti colpiti. Quello che non condivido è la critica al Papa. Il quale non si è limitato ad un “comunicato”, ma ha parlato degli attentati, condannandoli come “atti terroristici, atti disumani”, chiedendo sostegno per lo Sri Lanka e pregando per le vittime, in occasione sia della benedizione Urbi et orbi il giorno stesso di Pasqua (è stato dalle sue parole, poco dopo mezzogiorno, che ho appreso del loro compimento), sia della preghiera Regina Caeli il giorno dopo, in entrambi i casi di fronte ai fedeli e in diretta televisiva. Per quanto, poi, riguarda l’incontro e l’abbraccio con il Grande Imam di Al Azhar in occasione del viaggio del Papa negli Emirati Arabi Uniti e della sottoscrizione del documento sulla fratellanza umana, concordo sul fatto che diverse dichiarazioni precedenti di Ahmad Al-Tayyib, non solo riguardo ad Israele e agli ebrei, non sono rassicuranti; però ho letto, appena è stato reso pubblico, il suddetto documento e penso che il testo e la firma meritino un abbraccio, non come approvazione del passato, ma come apprezzamento per l’impegno assunto ed incoraggiamento per il futuro. Non è neppure vero che il Papa distribuisca ‘baci e parole d’amore agli assassini’, a meno che non si considerino assassini tutti i musulmani in quanto tali, l’imam Al-Tayyib o i governanti degli Emirati Arabi Uniti e del Marocco visitati quest’anno dal Pontefice (per inciso, i persecutori ed assassini di cristiani in odium fidei non sono esclusivamente musulmani: si vedano i casi della Corea del Nord, Cina, India, Laos, Vietnam ed altri ancora; si possono consultare i rapporti annuali di Open Doors e di ‘Aiuto alla Chiesa che soffre’). Senza contare che credere che Gesù è il Cristo e il Signore significa anche sforzarsi di obbedire al Suo comando di amare i nemici, pregare per i persecutori e fare del bene a chi ci odia (cfr. il Vangelo secondo Matteo 5, 44-48): non è per nulla facile, come non è facile considerarsi beati in caso di persecuzione (cfr. ancora Mt. 5, 10-12), però, se si crede, si accoglie il Vangelo tutto intero e mi rassicura che il Papa me ne ricordi le parti meno comode, ma non facoltative. Con i più cordiali saluti, Annalisa Ferramosca P.S.: Potrebbe indicarmi da quali fonti ha tratto la notizia di ‘più di settecentomila cristiani’ uccisi ‘dall’islam’ nell’ultimo decennio? Non sono riuscita a trovarne traccia. I rapporti sulle persecuzioni contro i cristiani contano i morti nell’ordine delle migliaia l’anno (da tre-quattromila a sette-ottomila secondo gli anni e le fonti). Rapporti che, come quello di Todd Johnson, calcolano più di centomila cristiani uccisi l’anno nell’ultimo ventennio dichiaratamente includono tutti i cristiani presumibilmente uccisi da chiunque (inclusi altri battezzati) perché cristiani o per aver tenuto condotte ispirate dalla loro fede (come l’essersi opposti ad atti di violenza in occasione di guerre, tumulti o da parte di ‘potenti’ di ogni genere, inclusi i latifondisti brasiliani o i narcotrafficanti messicani): in tali calcoli rientrano anche, ed hanno un grande peso statistico (in certi anni, anche del 70% o più), eventi come la guerra civile nel Congo ex belga, una parte delle cui vittime è, in tali conteggi, considerata uccisa per la sua testimonianza cristiana (da parte di soggetti in buona parte battezzati anche loro). Ovviamente, sono l’ultima persona al mondo che minimizzerebbe la sofferenza dei cristiani nel mondo: il dato di circa duecentocinquanta, se non trecento milioni, di cristiani perseguitati o discriminati (la cui vita è resa precaria ed umiliata nei modi più vari) in una settantina di Paesi è sufficientemente spaventoso; ma temo l’effetto boomerang delle notizie non confermate. ___________________________________________________________________________ Gentilissima Signora Fait,

ho letto la Sua risposta del 19 aprile alla lettera del signor Bortolami e, nell’interesse del dibattito storico, mi permetto di osservare che: a) la tesi che i Vangeli (canonici) siano stati scritti “più di un secolo dopo la morte di Gesù” non trova riscontro nella ricerca accademica, almeno degli ultimi decenni: le datazioni più comunemente accolte variano fra il 70 e il 90 per i Vangeli sinottici e il 90-100 per Giovanni; il punto più dibattuto è se Marco o Matteo possano essere, anche di poco, anteriori al 70, anno della distruzione del Tempio e di Gerusalemme nella prima guerra giudaica; b) la preghiera per gli ebrei modificata da Giovanni XXIII è quella inclusa nella solenne ed antichissima preghiera universale (per le necessità della Chiesa e di tutti gli uomini) della liturgia del Venerdì Santo e, nel testo anteriore a tale modifica, aveva una formulazione certamente molto infelice (e non solo per l’uso dei termini ‘perfidi’ e ‘perfidia’, che dovrebbero indicare, tecnicamente, incredulità, ma nel latino classico esprimono slealtà e tradimento e, nell’italiano antico, anche ostinazione e pervicacia), però non conteneva alcun riferimento o allusione all’uccisione di Gesù, bensì la richiesta a Dio di togliere il velo dal cuore degli ebrei ed illuminarli affinché credessero in Cristo; c) su Barabba non abbiamo altre fonti che i Vangeli, dai quali apprendiamo che era in carcere con altri ribelli per sommossa e omicidio (sicché o era uno zelota, o era accusato di esserlo) e che fu graziato su richiesta della folla che lo preferì a Gesù come beneficiario di un atto di clemenza (so che vi è ampia discussione sull’esistenza di un uso di graziare un condannato in occasione di Pesach in Giudea al tempo di Gesù, però le manifestazioni di clemenza per festeggiare ricorrenze importanti o come strumento di ‘pubbliche relazioni’ sono tutt’altro che rare nella storia ed i romani amavano celebrare la propria clemenza, purché l’autorità dell’impero non fosse messa in discussione); d) Pilato non era un ‘bonaccione’ neanche secondo i Vangeli (e molte interpretazioni tradizionali dei Vangeli pongono l’accento sulla maggior gravità della sua colpa proprio per aver condannato Gesù pur ritenendolo innocente). Però, che egli fosse capace di usare il pugno di ferro contro sudditi ritenuti ribelli non significa che non potesse ripugnargli condannarne uno da lui non ritenuto tale. D’altro canto, il suo primo compito (a parte difendere i diritti dei cittadini romani, cosa che Gesù non era) era mantenere l’ordine pubblico nella provincia, facendo buon uso sia delle legioni che delle relazioni con i notabili locali e loro seguaci, sicché non è neppure illogico che, non essendo riuscito a convincerli, abbia alla fine deciso di soddisfarli, specie dopo la loro pubblica dichiarazione di fedeltà all’imperatore (‘non abbiamo altro re all’infuori di Cesare’); e) quanto a Caifa ed Anna e quei membri del Sinedrio che chiesero la condanna a morte di Gesù, in parte perché consideravano blasfema la sua pretesa di ‘farsi eguale a Dio’, in parte (come accenna il Vangelo secondo Giovanni) per il timore di un disastroso intervento romano contro un movimento messianico che potesse prendere una piega politica o farla temere a Roma, valgono per loro, come per Pilato ed i soldati (e, in termini di fede, per tutti gli esseri umani peccatori di ogni luogo e tempo, responsabili, in quanto peccatori, della morte di Gesù), le parole di Gesù stesso in croce: ‘Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno’, nonché il Suo invito a non giudicare per non essere giudicati.
Con i più cordiali saluti,
Annalisa Ferramosca

Gentile Annalisa,

La cifra di 700.00 mila cristiani uccisi dall'islam è reperibile sulla rete ma io le do il link di un sito internazionale che parla addirittura di 900.000 cristiani massacrati nell'ultimo decennio. https://www.linkiesta.it/it/article/2017/02/01/la-religione-piu-perseguitata-al-mondo-il-cristianesimo/33115/. Il Foglio scrive di 150 milioni di perseguitati. https://www.ilfoglio.it/articoli/2014/11/06/news/150-milioni-di-cristiani-perseguitati-nel-mondo-i-nazareni-bruciati-vivi-78179/. Su Wikipedia può leggere dei massacri perpetrati paese per paese, dall'Asia all'Africa. https://it.wikipedia.org/wiki/Persecuzione_dei_cristiani. Infine sul Gatestone Institute può leggere sul silenzio del Papa sulla persecuzione dei cristiani. https://it.gatestoneinstitute.org/13746/papa-silenzio-persecuzione-cristiani. Riguardo alle firme tra Bergoglio e l'Imam trovano il tempo che trovano, sappiamo tutti molto bene quanto e quale valore abbiano le firme e le promesse di pace per i musulmani. Quando parlo del Papa che distribuisce baci e abbracci agli assassini, non intendo dire che tutti i musulmani siano assassini. Infatti il Papa non bacia tutti i musulmani ma i capi. L'elenco sarebbe lungo ma mi bastano un paio di nomi: Abu Mazen e già sarebbe troppo, Erdogan che sicuramente non è un agnellino democratico, per arrivare al bacio delle scarpe dei leader politici del Sud Sudan, anch'essi ben poco angelici. Riguardo ai vangeli, anno più, anno meno, sono stati scritti quasi un secolo (e alcuni anche di più) dopo la morte di Gesù, non sono quindi cronaca ma racconti tramandati di padre in figlio, naturalmente senza nulla togliere alla loro importanza per i credenti. Secondo la tradizione cristiana Barabba era un "ladrone", aggettivo scritto sul catechismo di quando, ragazzina, studiavo dalle suore Orsoline. Secondo gli storici era un ribelle, uno che voleva liberare Israele dai Romani il cui nome significa letteralmente -figlio del padre- , cosa che deve aver confuso parecchio le persone presenti.

Un cordiale shalom


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