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La Chiesa, Israele, l'antisemitismo 07/03/2019

Gentilissima Signora Fait, innanzitutto, grazie per aver condiviso con i lettori i Suoi sentimenti per il giuramento militare di Suo nipote, cui posso solo dire “Kol hakavod e in bocca al lupo!” (“Crepi!”). Convengo con Michelle Mazel che è molto probabile che le attuali violenze contro i simboli del cattolicesimo (chiese, cimiteri e, talora, sacerdoti) in Francia siano, almeno per la maggior parte, opera di estremisti musulmani più che di seguaci delle correnti più ferocemente anticattoliche dell’Illuminismo. Tuttavia, riguardo al suo interrogativo sul silenzio della Chiesa riguardo ai vandalismi e profanazioni sacrileghe (di cui avevo letto più volte su siti cattolici italiani), la spiegazione (sempre ammesso che silenzio da parte delle autorità ecclesiastiche e dei fedeli ci sia e non si debba, invece, semplicemente cercare sui mezzi di informazione cattolici per trovare le dichiarazioni, per difetto di interesse della ‘stampa laica’) potrebbe risiedere in quello che chiamerei il paradosso della Chiesa e dei cattolici nelle società europee. Vale a dire il fatto che, molto spesso, la Chiesa è percepita come un’istituzione potentissima e invadente anche in società in cui ha perso da tempo quasi ogni influenza fuori della cerchia dei fedeli (i credenti ed osservanti che ne seguono l’insegnamento per intima convinzione) ed i cattolici sono considerati maggioranza (dunque privi dei diritti riconosciuti alle minoranze nelle società occidentali) ovunque siano tali i battezzati, senza riguardo al numero degli effettivi ‘praticanti’ (in Francia, secondo dati del 2015, solo il 4% della popolazione va a Messa la domenica, che costituisce il ‘minimo sindacale’ della ‘pratica’ cattolica) o anche solo di quelli che siano almeno culturalmente fieri della loro appartenenza. Una situazione che rende difficile per i cattolici ‘alzare la voce’ senza essere giudicati vittimisti e ridicoli o attirarsi l’accusa di atteggiarsi a minoranza oppressa e, d’altro canto, rende difficile per tali società (per le quali è incomprensibile l’idea che la Fede possa, per una persona sana di mente, essere più importante della propria vita in questo mondo) capire la reale portata di questi fatti. Temo che solo l’ombra terribile della Shoah e di tutte le passate persecuzioni antiebraiche renda i politici francesi sensibili di fronte agli attacchi contro sinagoghe e cimiteri ebraici e che per gli europei (educati almeno da settant’anni a vedersi solo nel ruolo di colpevoli oppressori e, spesso, a vedere nel cristianesimo la radice di ogni colpa del loro passato) sia molto difficile rendersi conto del dovere di evitare alla propria (scarsa) discendenza di trovarsi nel ruolo di vittime. Con i più cordiali saluti,

Annalisa Ferramosca

Gentile Annalisa,
Papa Giovanni Paolo II aveva parlato anni fa del pericolo della decristianizzazione dell'Europa. Lo aveva detto molto chiaramente anche Benedetto XVI a Ratisbona. Attualmente, con le masse musulmane che hanno preso possesso del continente, questo fenomeno sta diventando sempre più grave. In molti paesi del nord Europa pochissimi si identificano come cattolici: Norvegia, Estonia, Svezia, Danimarca, Finlandia solo l'1%, in Russia lo zero %. Tutto questo permette all'islam di intrufolarsi e diventare sempre più presente. Credo che, al di là dei numeri, la Chiesa dovrebbe preoccuparsi moltissimo di questo fenomeno, parlare meno di accoglienza e di abbattimento di muri e più delle persecuzioni cui sono soggetti i cristiani nei paesi islamici e dei vandalismi e aggressioni in Francia. La Chiesa è ancora potente ma sembra desideri lasciare il suo scettro all'islam e questo fatto sarebbe la fine per gli europei sia cristiani che ebrei. E' difficile comprendere la politica del Vaticano, è difficile capire il silenzio del Papa o le sue timide proteste di fronte ai massacri dei cristiani. Personalmente lo trovo molto pericoloso. "Prima il popolo del sabato e poi quello della domenica", ricordiamocelo sempre! Difendere i cristiani e gli ebrei d'Europa è fondamentale per salvare il continente e non farlo arretrare fino a sprofondare nel buio dell'islam. Salvare la civiltà e la cultura europee è un dovere cui molti politici e il Papa si sottraggono con una buona dose di incoscienza.
Un cordiale shalom


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