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'Terra Santa', cristiani e Israele 15/03/2018

Gentilissima Signora Fait, il titolo “Tornate in Terra Santa” dell’articolo di Avvenire di oggi riprende una delle notizie in esso contenute: l’appello del card. Sandri ai cattolici ad andare più numerosi in pellegrinaggio in Terra Santa. Pellegrinaggi che non si svolgono solo in territorio israeliano, ma anche in località governate dall’ANP (prime fra tutte Betlemme e Gerico) e in Giordania (il monte Nebo ed altri luoghi). Terra Santa non indica “tutta l’area dal Mediterraneo al Golfo Persico”, come leggo nel commento di IC, bensì, nel senso normalmente usato (quello cui si pensa, normalmente, in riferimento ai pellegrinaggi), Israele, la Giordania, i territori fra la ‘linea verde’ ed il Giordano, la Striscia di Gaza e talora anche il Sinai. L’area affidata, da secoli, alla Custodia di Terra Santa (con il compito di custodire i santuari cattolici o comuni a più confessioni cristiane e di provvedere alla cura pastorale dei cattolici) comprende, per ragioni storiche, anche Siria, Libano, Egitto (non so se tutto o in parte), Cipro e Rodi, ma non l’Iraq, che è nominato nell’articolo solo perché la Custodia di Terra Santa ha eccezionalmente impiegato parte delle sue risorse, che in parte derivano da quella colletta mondiale del Venerdì Santo che è oggetto del resto dell’articolo, per soccorrere i cristiani iracheni. So che a Lei e ad IC il termine ‘Terra Santa’ è, per usare un eufemismo, poco gradito, ma esprime il valore che ha per i cristiani una parte del pianeta che non coincide con lo Stato di Israele nei suoi attuali confini (i quali, piaccia o no, non arrivano neppure per lo stesso Stato di Israele fino al Giordano e tantomeno fino al monte Nebo o al Sinai). Molto cordialmente,

Annalisa Ferramosca

P.S. Non è neppure esatto che, come scrive IC, “i rappresentanti del Vaticano” risiedano “TUTTI in Israele”. Se si parla di ‘rappresentanti della Santa Sede’ in senso stretto, cioè dei Nunzi apostolici (equivalenti degli ambasciatori), ve ne sono in tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con la Santa Sede, quali Israele, la Giordania, la Siria, l’Iraq, il Libano (e moltissimi altri), tutti regolarmente residenti nelle rispettive nunziature in tali Paesi (incluso il card. Zenari a Damasco). Se ci si riferisce al Patriarca di Gerusalemme ed al Custode di Terra Santa, essi risiedono in Israele come in precedenza risiedevano in Giordania e, a ritroso, nel Mandato britannico e nell’Impero ottomano (il Custode anche al tempo dei Mamelucchi, mentre il Patriarcato esiste dal 1847)): essi risiedono a Gerusalemme perché è la città in cui è morto e risorto Gesù ed è nata la Chiesa. Personalmente, sono molto felice che Gerusalemme sia tornata ad essere la capitale di Israele, ma non è che Patriarca e Custode si siano scelti la residenza per poter beneficiare dei vantaggi della democrazia israeliana: la Custodia non ha mai abbandonato la terra affidatale neppure nei tempi più bui del dominio musulmano, al prezzo di molti martiri nel corso dei secoli.

Gentile Annalisa,
è verissimo che il termine Terra Santa è per noi poco gradito. Le dirò di più, a me viene la pelle d'oca ogni volta che lo sento e le spiego perchè anche se sono sicura che lei già lo immagina. Il mondo cristiano ha parlato di Terra Santa per secoli, e a ragione, dal momento che in quella Terra non esisteva nessuna nazione specifica, se non occupazioni dopo occupazioni, invasioni dopo invasioni. Anche gli ebrei della diaspora usavano spesso, prima del 48, il termine Erez Hakodesh. Purtroppo, da quando è stato fondato lo Stato di Israele, la Chiesa ha continuato a usare quel termine, ripreso poi furbescamente dal terrorista Arafat a significare che Israele non esisteva e per ingraziarsi, come se ce ne fosse stato bisogno, il Papato e i cristiani d'Europa. A questo chiaro e continuo rifiuto di nominare Israele dobbiamo aggiungere che il Vaticano non ha riconosciuto lo stato per quasi 50 anni. Come lei dice giustamente, ogni paese del Medio Oriente, ha sempre avuto i suoi Nunzi apostolici, anche le peggiori teocrazie, le più tremende dittature, persino l'Iraq di Saddam Hussein. Israele no, Israele non ne era degno! Il primo ambasciatore di Israele in Vaticano è stato accettato dopo il 1993. Per me quindi continuare a usare il termine Terra Santa riferito a Israele, e non ad altri paesi circostanti, non è altro che un'ulteriore dimostrazione dell'ostilità antica che la Chiesa non sa nascondere e da cui purtroppo non riesce ancora a guarire. Lei ha ragione quando dice che la Custodia di Terra Santa non ha mai abbandonato Gerusalemme e che questo le è costato molti martiri negli anni in cui la città era occupata dall'islam ma è anche vero che vivere in una democrazia è più facile e più sicuro e a noi magari piacerebbe vedere un minimo di simpatia e rispetto , non sempre e soltanto critiche e avversione, quando non addirittura simpatia e giustificazioni per chi ci vuole eliminare. Tutto questo per dire che se la Chiesa e il Vaticano avessero avuto un atteggiamento diverso, se avessero semplicemente accolto Israele tra le nazioni del mondo, se avessero dimostrato amicizia e collaborazione, se ci avessero qualche volta difesi condannando il terrorismo dei nostri nemici, se, insomma, avessero riconosciuto i nostri diritti di popolo, il termine Terra Santa non mi darebbe tanto fastidio.
Un cordiale shalom


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