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'Prima del buio', di Hans Joachim Schädlich 06/06/2019

Prima del buio
Hans Joachim Schädlich
Traduzione di Silvia Albesano
Guanda Euro 18

L’arte al servizio della Storia, la memoria al servizio dell’arte (Alain Kleinmann)

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Il libro di Hans Joachim Schädlich, uno dei più grandi autori della letteratura contemporanea tedesca, è un omaggio a tutti gli artisti ebrei che durante la Seconda guerra mondiale sono stati perseguitati, deportati e uccisi nei campi di sterminio dal regime nazista che, fra le tante responsabilità, annovera anche quella di aver privato il mondo di opere d’arte di indiscusso valore. “Prima del buio” è la storia vera di due pittori, Felix Nussbaum tedesco e Felka Platek polacca, entrambi di origini ebraiche costretti a nascondersi dalla furia nazista in rifugi di fortuna fino al tragico epilogo nel luglio 1944. La storia prende avvio nel 1933 quando Felix, borsista insieme ad altri artisti nella prestigiosa Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma, è aggredito e insultato per le sue origini ebraiche. Costretto a lasciare la Villa insieme alla compagna, per l’artista tedesco inizia una lunga e disperata peregrinazione per l’Europa alla ricerca di un luogo sicuro e abbastanza accogliente da poter considerare “casa” e dove continuare a dipingere, unico antidoto alla follia dei tempi. Il padre di Felix, Philipp Nussbaum, importante uomo d’affari che in gioventù avrebbe desiderato diventare pittore ma era stato costretto a rinunciare agli studi per mancanza di mezzi, offre un sostegno economico alla coppia nei diversi luoghi in cui trovano rifugio. In quegli anni bui non è facile trovare acquirenti per i quadri e spesso Felix si trova a dipingere ceramiche o a fare ritratti per sbarcare il lunario. Poiché da Roma sono fuggiti e in Germania, patria di Felix, non possono tornare i due pittori, che all’inizio come molti ebrei non percepiscono il pericolo convinti che la situazione possa migliorare, iniziano a spostarsi da una città all’altra aiutati dalla generosità di alcuni amici. Mentre i genitori di Felix, con una scelta scellerata, decidono di tornare a Colonia, pervasi dalla nostalgia per la loro Patria, la giovane coppia si rifugia prima sulla riviera ligure, ad Alassio, dove Felix continua a dipingere poi a Parigi e infine si sposta a Ostenda per arrivare, come ultima dimora, a Bruxelles. In questo tragico peregrinare artisti come James Ensor, mecenati come i Klein, emigrati in America e disposti ad acquistare i quadri del pittore, o semplici vicini di buon cuore come gli Etienne offrono un aiuto concreto o un semplice gesto di amicizia che permette ai Nussbaum di sfuggire inizialmente alle persecuzioni naziste.

Con l’invasione della Polonia nel 1939 e degli stati neutrali, Olanda, Belgio e Lussemburgo nel maggio del 1940, l’escalation della guerra è inarrestabile; l’Europa diventa un inferno sotto il giogo nazista e per Felix e Felka sarà preclusa qualunque via di salvezza. Non avendo ottenuto la cittadinanza belga, Felix viene arrestato all’inizio del conflitto, in quanto cittadino tedesco e deportato presso il campo di Saint-Cyprien, nel sud della Francia. Qui prende coscienza della vera natura del governo nazista e dell’atroce persecuzione perpetrata a danno delle famiglie ebree. E’ nel campo di concentramento che disegna un bozzetto del famoso dipinto “Sinagoga nel campo di Saint Cyprien” nel 1941, un’opera che simbolizza l’immedesimazione dell’artista col popolo d’origine e il triste destino che lo attende. Riesce a fuggire dal campo in modo rocambolesco, torna a Bruxelles e insieme alla moglie vive in clandestinità nella capitale belga per altri quattro anni dove fra la terribile solitudine e la paura di essere catturato descrive in modo memorabile, attraverso la pittura, l’angoscia che pervade quei giorni realizzando delle tele colme di oscuri presagi. E’ il 20 giugno del 1944 quando, in seguito alla delazione di un vicino di casa colluso con la Gestapo, i coniugi Nussbaum sono arrestati, condotti nel lager di raccolta di Mechelen, una città fra Bruxelles e Anversa, deportati ad Auschwitz il 31 luglio e uccisi nelle camere a gas il 2 agosto dello stesso anno. Nelle ultime pagine, che si chiudono con l’elenco dei morti della famiglia, l’autore scandisce i ricordi degli amici che hanno apprezzato il pittore nei lunghi anni di fuga e ripercorre attraverso le allucinazioni di Felix le tappe del suo straordinario lavoro di artista.

“Prima del buio” è un libro dalla prosa essenziale, scarna che coinvolge il lettore con il passo narrativo di un diario in cui l’autore, come un osservatore esterno, ripercorre gli spostamenti dei Nussbaum per l’Europa, i dialoghi e i pensieri che scandiscono le loro giornate, l’amore che li unisce a dispetto di tutto, per restituire con delicatezza la storia vera di due artisti di grande talento travolti dall’impeto di follia di quegli anni. Non possiamo che essere grati a Hans Joachim Schädlich per aver fatto conoscere al pubblico italiano la storia di Felix Nussbaum, un pittore che non sapeva vivere senza i pennelli in mano e la cui arte, quasi completamente incentrata sulle vicende personali legate all’orrore della Shoah, ci ricorda quanto l’umanità possa spingersi oltre ogni più buia dimensione. Come scrive Daniel Libeskind, l’architetto americano che ha progettato il Felix Nussbaum Museum inaugurato nel 1998 e fortemente voluto dalla città natale del pittore, Osnabruck, per onorare la memoria dell’artista, “…i resti artistici della vita di Nussbaum sollevano questioni che non sono semplicemente architettoniche ma morali, e credo perciò che la distruzione della cultura ebraica perpetrata dal Terzo Reich non debba essere affrontata esclusivamente in termini memoriali: i quadri di Nussbaum sono più che dipinti – sono documenti permanenti che ….elevano la narrazione della storia come arte nell’ambito della sopravvivenza stessa del popolo ebraico e della civiltà europea”.


Giorgia Greco


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