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'Tikkun, o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella', di Fanny Yaniv Iczkovits

Tikkun, o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella
Fanny Yaniv Iczkovits
Traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi
Neri Pozza Euro 19,00

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La copertina

“Una storia d’avventura come poche nella letteratura ebraica moderna… ” ha scritto del romanzo “Tikkun” l’attore e giornalista israeliano Yaron London. Classe 1975, Yaniv Iczkovits, scrittore molto apprezzato e premiato in Israele, si è fatto conoscere al pubblico italiano nel 2010 pubblicando con Giuntina “Batticuore”, un romanzo che attraverso storie intime e private analizza senza sconti la società israeliana in tutte le sue contraddizioni e complessità. In questi giorni è in libreria con un nuovo romanzo “Tikkun o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella Fanny”, accolto in Israele da uno straordinario successo di pubblico e di critica e vincitore del Premio Agnon oltre che del Premio Ramat Gan per l’eccellenza letteraria. Ambientato alla fine dell’Ottocento sulle terre al confine dell’Impero russo - in un’epoca in cui serpeggiano i primi fermenti nelle comunità ebraiche che portano gli uomini a emigrare in America per sottrarsi ai pogrom e aprire la strada alla famiglia a New York anche se “c’è chi finisce a baciare mezuzot, gli astucci affissi sulle porte delle case degli ebrei, nei bordelli di Kiev e chi si trasferisce in Palestina dove lo aspetta un colpo di sole” – “Tikkun” racconta con leggerezza, umorismo e intensità d’azione la storia rocambolesca di una donna fuori dal comune, Fanny Keismann. Figlia di un macellatore rituale e, in gioventù, shochetet lei stessa, Fanny decide di lasciare il marito e i cinque figlioletti per ritrovare il cognato, Zvi Meir Speismann, che ha abbandonato la sorella Mende e due bambini in un villaggio sperduto della campagna russa per intraprendere una nuova esistenza a Minsk e costringerlo a tornare a casa o a concedere alla moglie il divorzio, liberandola dalla condizione di agunot, cioè di donna prigioniera di un matrimonio fallito. Da qui prende avvio un viaggio appassionante, non scevro da pericoli per una donna ebrea nel selvaggio impero russo di fine ottocento, durante il quale la giovane Fanny dai boccoli d’oro e dallo sguardo pungente da wilde chayeb (bestia selvaggia) incontra personaggi grotteschi ed esilaranti che l’autore descrive con un mix perfetto di humour e dramma, in bilico fra rispetto e trasgressione delle tradizioni ebraiche.

Fin dalle prime pagine il lettore è catturato dalla piega intricata che prendono le vicende di Fanny, di Zizek Breshov, un reduce di guerra reclutato all’età di dodici anni dall’esercito dello zar e ora incapace di comunicare, di Patrick Adamski, gestore di una locanda che ha rifiutato, per motivi che lasciamo al lettore scoprire, le sue origini ebraiche, di Schleiml Cantor, un mendicante raccattato lungo la strada per Minsk che si spaccia per cantore di una sinagoga ma non sa cantare! Non manca uno sguardo acuto e ironico sulle dinamiche che scuotono l’esercito russo e l’Ochrana, il Dipartimento per la protezione dell’ordine e della pubblica sicurezza, attraverso una delle figure più affascinanti e originali del romanzo il tenente colonnello Piotr Novak, protagonista di eventi esilaranti che celano tuttavia risvolti sentimentali. Correggere un comportamento distorto come l’abbandono della moglie da parte di Zvi Meir operando un tikkun, una riparazione, è lo scopo che si propone Fanny e né i briganti, né la polizia segreta potrà opporsi a questa donna fragile ma dalla volontà d’acciaio, capace di trasformare una questione di famiglia in una minaccia per “le fondamenta stesse dell’impero russo…”

Appassionato del XIX secolo, paracadutista durante il servizio militare, Yaniv Iczkovits ha conseguito il dottorato in Filosofia dell’Università di Columbia e oltre ai romanzi “Adam and Sophie” e The Laws of Succession” è autore di un eccellente lavoro accademico sul tema della dimensione etica nel pensiero di Ludwig Wittgenstein. Il suo ultimo romanzo “Tikkun”, frutto di accurate ricerche sulla vita e le esperienze dei soldati nella guerra di Crimea, è un’opera che irretisce il lettore con una prosa brillante, oltre che la conferma del talento narrativo di un autore che ha il coraggio di sondare con leggerezza e umorismo la complessità delle relazioni umane restituendo uno spaccato storico e sociale di un’epoca per molti aspetti complessa ma ricca di inesauribile vitalità.

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Giorgia Greco


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