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'Il peso dell’inchiostro', di Rachel Kadish

Il peso dell’inchiostro
Rachel Kadish
Traduzione di Alessandro Zabini
Neri Pozza euro 18,00

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La copertina

“…In questa casa costretta al silenzio, penna e inchiostro non resistono alla spinta della mia mano, e la carta non si ritrae. Che in queste pagine mi sia finalmente concesso di giungere alla verità, anche se nessuno potrà leggerle”
8 giugno 1691
11 Sivan, anno ebraico 5451, Richmond, Surrey

E’ la sete di conoscenza, l’amore per la cultura e la passione per la dissertazione filosofica il filo conduttore che lega le vicende dello straordinario romanzo storico di Rachel Kadish, “Il peso dell’inchiostro”, vincitore nel 2017 del National Jewish Book Award. L’autrice, docente di scrittura creativa al Lesley University’s MFA Program le cui opere sono apparse su NPR e New York Times, mette in scena un racconto ambientato a Londra tra il 1660 e il XXI secolo intrecciando la storia di due donne di epoche diverse ma accomunate da uno spirito indomito e da una mente alla costante ricerca della verità: Ester Velazquez emigrante di Amsterdam accolta a Londra dal rabbino Ha Cohen Mendes dopo aver perso i genitori in un incendio e Helen Watt, una studiosa di storia ebraica indebolita da una malattia degenerativa, in procinto di andare in pensione. Nel novembre del 2000 Helen Watt viene convocata dalla famiglia Easton per esaminare alcuni documenti ritrovati in un ripostiglio nascosto nella loro sontuosa dimora di Richmond risalente al XVII secolo. Agli occhi di una studiosa di storia ebraica ciò che emerge dal vano rettangolare del ripostiglio nascosto da un pannello è un vero tesoro: lettere in ebraico e portoghese risalenti a più di tre secoli prima, fascicoli sciolti e volumi rilegati in cuoio. Si tratta di una testimonianza di inestimabile valore della rifondazione della comunità ebraica dopo quattro secoli di espulsione dal suolo inglese.

Coadiuvata da Aaron Levy, un brillante studente americano che sta lavorando con qualche difficoltà ad una tesi sulle possibili connessioni tra l’opera di Shakespeare e gli ebrei del periodo elisabettiano rifugiati a Londra per sfuggire alle persecuzioni, Helen scopre che le lettere sono del rabbino Ha Cohen Mendes, uno degli insegnanti della rifondata comunità ebraica londinese che ha perso la vista a causa delle torture inflitte dall’Inquisizione. Ma a chi appartiene la lettera ebraica aleph, probabilmente l’iniziale di un nome, che il misterioso scrivano pone in basso a destra delle lettere? Dalle ricerche e dallo studio dei documenti i due studiosi giungono alla sconcertante rivelazione che a comporre sulla carta i pensieri del rabbino è una giovane donna ebrea vissuta a Londra nel XVII secolo, in una comunità dalla mentalità chiusa e fortemente maschilista. Nonostante le difficoltà che incontrano nell’ambiente accademico Helen e Aaron si dedicano con rispetto e passione alla traduzione delle lettere e dei documenti ritrovati nella dimora di Richmond e piano piano prende forma il ritratto di una giovane ebrea volitiva, determinata a non cedere al suo destino di donna del XVII secolo, triste custode del focolare domestico, e a combattere il pregiudizio maschile per votarsi alle uniche cose capaci di dare un senso alla sua esistenza: la cultura, la libertà e la verità. Oltre allo spirito indipendente e alla sete di conoscenza, ciò che accomuna Helen Watt e Ester Velazquez, due donne che hanno vissuto in epoche diverse e attraversato esperienze drammatiche, è la caparbietà nel veder riconosciuta la propria intelligenza e un ruolo nella società che non si limiti alla fedeltà al marito e alla devozione ai figli. Entrambe hanno assaporato l’amore per un breve periodo della loro vita: Helen con un soldato la cui famiglia è stata sterminata dalla Shoah, incontrato durante un soggiorno come volontaria in Israele ed Ester con un giovane poeta incontrato dopo una rappresentazione teatrale che si rivelerà fragile e incapace di comprendere la straordinaria ricchezza d’animo di Ester. Un sentimento perduto che lascia un pizzico di rammarico nel loro cuore nel difficile tentativo di conciliare le esigenze del cuore con quelle della mente, ma che non le distrae dal compito che si sono prefisse nella vita. Molti altri personaggi, magistralmente ritratti dall’autrice, entrano in scena in questa narrazione epica che cattura il lettore fin dalle prime pagine catapultandolo in un’epoca temporalmente distante da noi ma ancora attuale per le situazioni e le dinamiche umane descritte.

Per la ricchezza dei dettagli storici e l’accurata ricostruzione di luoghi e di persone spiccano nel romanzo le pagine dedicate alla peste che infuriò a Londra nel 1665 da cui emerge lo spaccato di un’epoca pervasa da pregiudizi antisemiti, dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza e dal divario incolmabile fra i nobili e il popolo. “Il peso dell’inchiostro” che ricorda nella struttura narrativa il fortunato romanzo di Geraldine Brooks, I custodi del libro, (Neri Pozza), è un’opera di ampio respiro, dal ritmo incalzante la cui lettura non è solo una straordinaria esperienza intellettuale ed emotiva ma anche “un tributo alle donne che, nel corso dei secoli, sono impegnate a vivere, respirare e celebrare l’intelletto”.

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Giorgia Greco


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