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'Da grande', di Jamie Attenberg 05/06/2018

Da grande
Jamie Attenberg
Traduzione di Viola Di Grado
Giuntina euro 15

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“…per la maggior parte delle persone trasferirsi a New York è un gesto ambizioso. Ma per te è un fallimento, tu sei cresciuta lì, quindi vuol dire soltanto che stai tornando a casa perché non sei riuscita a farcela nel mondo. Spiritualmente sei una pendolare al contrario”.

Con queste parole Andrea Bern, quarantenne in analisi con una famiglia disastrata alle spalle, un lavoro nella grafica pubblicitaria dopo l’abbandono della scuola d’arte a Chicago si presenta ai lettori in un lungo monologo autoironico e pungente. Dopo averci raccontato nella prima opera, “I Middlestein”, la storia di Edie, brillante avvocato dipendente dal cibo che porta avanti la sua lenta distruzione mettendo in luce la fragilità dei rapporti familiari è con “Santa Mazie”, ispirato alla storia vera di Mazie Phillips, l’eccentrica e generosa “Regina della Bowery” benefattrice dei diseredati che Jamie Attenberg conferma un raro talento nel narrare con empatia e umanità figure femminili fuori dagli schemi. Sullo sfondo di una New York brillante, caotica e mondana ritratta nei conflitti quotidiani di una società che oscilla fra aspirazioni di carriera e fallimenti, fra ricerca della propria identità e incapacità di trovare la strada maestra, l’ultimo romanzo di Attenberg, “Da grande”, pubblicato come i precedenti da Giuntina, mette in scena in modo divertente e arguto una nuova potente figura femminile.

La vita di Andrea Bern, che si è trasferita in un appartamento fatiscente lungo il litorale di Brooklyn con “una vista minuscola” sull’Empire State Building, è segnata dal ricordo costante del padre morto di overdose quando lei era adolescente, della madre attivista che l’ha cresciuta con la presenza di un continuo flusso di amanti, del fratello David musicista irrisolto che vive la sua personale tragedia familiare con una figlia malata e che dopo l’ennesima sconfitta si trasferisce con la moglie Greta nel New Hampshire. In una quotidianità frustrante scandita da un lavoro che non ama e da incontri con personaggi equivoci dove droga, sesso e drink si mescolano in una nebbia indistinta, Andrea ha ben chiaro cosa non vuole, decisa com’è a non piegarsi alle delusioni della vita o alle convenzioni sociali, come il matrimonio o i figli, imposte dagli altri. In un continuo fluire di ricordi che sgorgano come un fiume in piena dalla mente di Andrea, l’autrice - senza alcun ordine cronologico - segue le vicende di questa giovane donna generosa, dalla tempra dura come l’acciaio che commuove e diverte ma a volte riesce anche a disorientare il lettore con la sua dirompente personalità e le discutibili scelte di vita. L’ebraismo di Andrea è appena accennato nel capitolo che ricorda il kaddish recitato alla morte di un’amica della madre e non costituisce un punto fermo nella sua complicata quotidianità. E’ solo nelle ultime pagine che Andrea si riconcilia con se stessa ritrovando il senso più profondo della vita nel desiderio di dipingere (“E se ricominciassi a fare arte? E’ la cosa che amo, è la cosa che mi manca di più. Per così tanto tempo ho creduto di non essere adeguata, ma ora capisco che non esiste nulla a cui doversi adeguare, c’è solo quello che decido di fare…”) e nella vicinanza alla famiglia al capezzale della nipotina malata terminale.

Al termine della lettura del romanzo di Jamie Attenberg il lettore si trova alle prese con una molteplicità di suggerimenti e spunti di riflessioni. Perché “Da grande” offre uno sguardo acuto sulla società americana, sui drammi irrisolti che si celano nelle famiglie, sulla solitudine, sul bisogno d’amore, sul senso di fallimento, oltre che sul desiderio di appartenenza di ciascuno di noi. Ma è anche un ritratto spietato della generazione dei quarantenni che troppo spesso, in qualsiasi latitudine, non ha ancora trovato il bandolo della matassa per dare un significato al proprio esistere. Capace di penetranti analisi psicologiche in pagine che spiccano per l’eleganza dello stile, Attenberg ricama una storia tenera e crudele e ci restituisce una nuova indimenticabile interprete femminile.

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Giorgia Greco


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