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'Vite agli angoli', di Esty G. Hayim 10/04/2018

Vite agli angoli
Esty G. Hayim
Traduzione di Olga Dalia Padoa
Stampa Alternativa
Euro 18,00

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La copertina

...vorrei che qualcuno leggesse e conoscesse le vite che si sono svolte qui. Non quelle grandi, importanti, che vengono studiate comunque, bensì le schive vite all’angolo di chi sopravvive alle giornate, senza lussi e senza gloria. La scrittura non cambierà di certo queste vite….ma se qualcuno leggendo sentirà di conoscere quegli estranei cui non aveva mai rivolto lo sguardo, nemmeno per un attimo, forse queste persone grigie verranno irradiate dalla luce di un effimero riflettore e diventeranno per un attimo “eroi”.

“Vite agli angoli” della talentuosa scrittrice israeliana Esty G. Hayim è un romanzo intenso che richiede una lettura lenta e riflessiva per cogliere l’essenza più profonda di quelle vite ai margini della scena, uomini e donne sulle cui spalle si regge il peso della Storia. Come nelle opere di Lizzie Doron pubblicate da Giuntina - da cui emerge non solo la voce di chi viene “dal mondo di là” ma anche i sogni, le speranze, le illusioni dei figli dei sopravvissuti - il libro di Esty G. Hayim racconta con una cifra introspettiva l’esistenza delle seconde generazioni, coloro che non hanno vissuto sulla loro pelle l’orrore della Shoah ma ne hanno respirato l’afflato nei silenzi dolorosi dei nonni e dei genitori. Dvori Stern, la protagonista, è una donna sola di mezz’età che dinanzi ad una scrivania nell’appartamento sul monte Haifa in cui ha vissuto per tutta la vita con la famiglia, un bicchiere di arak e una sigaretta fra le mani, affida all’Olivetti Lettera 32 i fantasmi di un passato irrisolto.

Perché Dvori, cresciuta in una famiglia di ebrei ungheresi sopravvissuti alla Shoah e arrivati in Israele alla ricerca di un posto sicuro in cui vivere, è una “bambina invisibile” ai suoi stessi familiari che abita un mondo di storie create da una fervida immaginazione, fatto di parole dai colori, sapori, suoni diversi: il suo passaporto per la salvezza! Dalla nicchia nel corridoio, destinata ad una pianta o a un attaccapanni ma rimasta vuota, in cui si rifugia ogni notte per sfuggire alle urla degli sciacalli, Dvori osserva non vista ciò che una bimba non dovrebbe vedere e assiste con crescente angoscia alle ossessioni del padre, alla follia della madre, ai rituali della nonna che continua a sentirsi straniera nella nuova patria e rimane attaccata alla lingua, al cibo e alle tradizioni del passato. In un continuo alternarsi di ricordi - fra nostalgia e volontà di affrancarsi da un passato irrisolto - Dvori adulta ricostruisce sulla Olivetti Lettera 32 gli episodi sereni e dolorosi che hanno costellato la sua infanzia fino all’arrivo imprevisto ma accolto come un faro di luce di Ester-néni, sorella minore della nonna, che piomba all’improvviso una notte a casa loro dopo essere fuggita dall’Ungheria, oltrepassando la cortina di ferro. Ester è una donna affascinante, vivace, con un passato misterioso alle spalle in cui si cela una tragedia indicibile e il sospetto di aver utilizzato la sua avvenenza per legami prima con i nazisti poi con i comunisti ungheresi, senza però riuscire a salvare la sua famiglia. Per Dvori Ester-néni è una luce che squarcia le tenebre della sua esistenza di bambina “trasparente”, portando una ventata di allegria e gioia di vivere. E’ sempre zia Ester che la inizia alla lettura dei grandi romanzieri dell’Ottocento, alla musica classica lasciando la piccola Dvori incantata dinanzi al nuovo acquisto di un giradischi da cui si sprigiona una musica meravigliosa che invita a ballare.

La convivenza però con tutta la famiglia non è facile: troppe tensioni, troppi misteri si annidano nelle giornate di Ester-néni che si dividono fra il corso di ebraico, gite con la famiglia e un lavoro di pulizie nella casa di una padrona facoltosa. Per Dvori è come se il sole si oscurasse quando la zia decide di trovarsi un appartamentino per vivere da sola, nonostante l’invito ad andarla a trovare. Come promesso, al compimento del dodicesimo anno Dvori riceve da Ester-néni l’ambita Olivetti Lettera 32 con cui, prima in modo incerto poi con sempre maggior sicurezza, inizia a scrivere quei racconti che avevano abitato la sua fantasia nell’infanzia: un oggetto di grande forza simbolica, la Olivetti, che racchiude la volontà di riscatto per quella “bambina trasparente” e nel contempo il dovere di tramandare la memoria per affrancarsi dal passato senza dimenticarlo. Ester però non è solo una zia tanto amata. Nella Meghillà si narra la storia dell’ebrea Ester, nipote di Mordechai e moglie del re persiano Assuero nel V sec. a.C. che, grazie alla sua avvenenza, riesce a salvare il popolo ebraico dai complotti del malvagio Amman che vuole sterminarlo: una vicenda ricordata dagli ebrei nella festa di Purim durante la quale i bambini si divertono a travestirsi. Dvori, che ha indossato per tutta la sua infanzia un abito da regina Ester, donatole da una vecchia zia che di anno in anno viene rattoppato e allungato, assume inconsciamente su di sé il ruolo di “salvatrice”, ora aiutando il fratello Moti a crescere in quella famiglia disastrata, ora assecondando il padre nelle sue ossessioni o proteggendo la madre dagli accessi di follia e infine prendendosi cura della nonna non più autosufficiente. Un tema a lungo dibattuto in Israele che emerge anche nel romanzo è l’atteggiamento della società israeliana negli anni ’50 e ’60 nei confronti dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Incapaci di inserirsi in una società che vuole costruire un ebreo nuovo, forte e determinato, non più vittima della Storia, si sentono accusare di essere “andati al macello” senza lottare né ribellarsi.

Dvori infatti che arriva a inventarsi l’esistenza di uno zio eroe imbarcato sul sottomarino Dakkar, scomparso in mare con tutto l’equipaggio nel gennaio 1968, viene emarginata dal gruppo quando i compagni di scuola scoprono che lo zio è sì morto ma nella Shoah, una vittima dunque non un eroe! Scrittrice e attrice tra le più note in Israele, Esty G. Hayim che ha studiato teatro e recitazione all’Università di Tel Aviv è autrice di quattro romanzi e di una raccolta di racconti brevi, che le sono valsi premi prestigiosi. In Italia grazie alla casa editrice Stampa Alternativa sono apparsi due suoi racconti, “You should eat something” nella raccolta “Israeliane” (2005) e “Dolore” nella raccolta “Il mare di Gerusalemme” pubblicata nel 2017. Con “Vite agli angoli”, vincitore nel 2014 del Brenner Prize, Esty Hayim accende una luce sulle seconde generazioni e ci consegna un’opera che arriva al cuore grazie a una trama di grande forza espressiva, popolata da personaggi destinati a lasciare una traccia e a ricordarci il potere salvifico della “parola”.

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Giorgia Greco


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