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Libri & Recensioni
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Yoram Kaniuk - Pierre. In ricordo del mio amato cane 18/08/2017

Pierre. In ricordo del mio amato cane
Yoram Kaniuk
Traduzione di Shulim Vogelmann
Illustrazioni di Karen Lee Vendriger
Postfazione di Paolo De Benedetti
Giuntina euro 10

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A quattro anni dalla sua scomparsa l’uscita in questi giorni di un agile e commovente libretto dal titolo “Pierre. In ricordo del mio amato cane” (Giuntina) è un’occasione preziosa per ricordare Yoram Kaniuk, uno dei maggiori scrittori israeliani del Novecento. Critico teatrale, giornalista, pittore Kaniuk nasce a Tel Aviv nel 1930 e a 17 anni si arruola nelle truppe scelte del Palmach partecipando alla Guerra d’Indipendenza del 1948, un’esperienza drammatica che racconterà anni dopo in pagine colme di poesia nel libro “1948” (Giuntina): una narrazione epica della storia d’Israele agli albori dell’Indipendenza con il quale si aggiudicherà la XIII edizione del Premio letterario Adei-Wizo in Italia e il prestigioso premio Sapir in Israele.

Autore di libri per ragazzi, saggi, racconti e romanzi, Kaniuk che è considerato una vera icona in Israele ci racconta in quest’ultimo libro “Pierre” dell’amore per il suo cane e del profondo dolore per la sua perdita. I ricordi pervasi da commovente tenerezza fluiscono pagina dopo pagina e il lettore – anche quello poco avvezzo a trattare con i cani – si scopre intenerito da questa “storia d’amore tra gli umani e gli animali” perché come scrive Paolo De Benedetti nella postfazione “L’amore che un animale esprime è totale perché non è soggetto alle complicazioni dell’amore umano. E’ per questo che abbiamo tanto bisogno dell’amore degli animali”. Pierre così chiamato in onore di Pierre Bezuchov di Guerra e Pace – leggendo il libro si scoprirà il perché – è stato trovato in un bidone vicino a Beit Tzvi. “Un cucciolo grigio, nero, tremante tra l’immondizia; stava lì puzzolente e guardava mia figlia con gli occhi spalancati dalla disperazione nella quale era nato”.

Entrato a pieno titolo a far parte della famiglia Kaniuk, Pierre è circondato dall’affetto delle persone che si occupano di lui e godono della sua compagnia e vitalità, oltre che delle sue bizzarrie. Ecco Pierre che si affeziona alla gatta Iolanda e la cura “finché non ha esalato l’ultimo respiro”, eccolo ancora, incurante del pericolo, correre dietro a una cagna in via Yehuda ha-Maccabi, oppure mettersi in competizione con cani grossi e ben più forti di lui per proteggere una cagna di cui si era “innamorato”. Pierre muore a vent’anni per una malattia lunga e dolorosa e con grande tenerezza l’autore si domanda: “Ci sono forse uomini, bambini, pesci, uccelli o cactus capaci di capire il dolore che ci afferra quando il cane amato muore? Come si apra una voragine profonda e non ci sia niente con cui riempirla?” Quel dolore è ben conosciuto da chi ama i cani e ne possedeva uno che poi è morto, come pure la nostalgia (gaguim in ebraico) che ci prende al ricordo di quel compagno fedele, amico incondizionato dell’uomo che ora non c’è più.

“E ancora oggi, ogni mattina, mentre faccio colazione, guardo dalla finestra e vedo il punto dove è sepolto e penso che se c’è un paradiso la maggior parte degli uomini non ci arriveranno, ma tanti cani sì”. In queste pagine Kaniuk ci trasmette – con rara dolcezza - il profondo legame che lo ha unito al suo adorato Pierre, operando un accurato scavo psicologico in quella relazione impalpabile che si crea fra l’uomo e il cane, unica nel suo genere. E non si possono dimenticare i vantaggi che traggono da questa “amicizia” soprattutto i bambini o le persone malate che beneficiano di un conforto tutto speciale da un rapporto di fedeltà e devozione. Benchè altri cani abbiano ricevuto gli “onori letterari” – pensiamo ad Argo che ha atteso Ulisse o a Balak il protagonista di un racconto di Agnon – Pierre suscita una particolare simpatia, ben illustrata dai delicati disegni di Karen Lee Vendriger che accompagnano il racconto e che mi ricordano la simpatica cagnetta Athena, amica devota della mia nipotina Beatrice. Ogni volta che arrivo in visita mi guarda con dolcezza e curiosità aspettando una carezza per accogliermi in casa con la consueta allegria e gioia di vivere. Pierre è un libro scritto con semplicità e immediatezza che consiglio a tutti, piccoli e grandi, per trascorrere in questi giorni di vacanza alcune ore di piacevole lettura e per meditare sulla natura dei cani capaci come nessun altro di convivere con gli uomini condividendone un legame unico e indissolubile.

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Giorgia Greco

www.jerusalemonline.com
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