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Shulamit Lapid - Il gioiello - 08/06/2016

Il gioiello
Shulamit Lapid
Traduzione di Elena Loewenthal
Astoria euro 17,50

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La multiforme società israeliana con i suoi drammi, i conflitti, i luoghi comuni e l’estremismo politico si dipana in un quadro ironico e avventuroso nei romanzi gialli di Shulamit Lapid, autrice di libri e racconti per bambini oltre che di “noir” che le hanno procurato riconoscimenti internazionali. Nata nel 1934 e laureata a Gerusalemme in Studi mediorientali e letteratura inglese, Shulamit Lapid, di temperamento riservato e poco incline alla mondanità è poco conosciuta al pubblico italiano; per questo è oltre modo pregevole l’iniziativa della casa editrice milanese Astoria di pubblicare la serie scritta dal 1989 al 2007 con la protagonista Lisi Badichi.

Giornalista della “Gazzetta del Sud” di Be’er Sheva, cognata del burbero commissario di polizia Benzion Koresh, Lisi, oltre a noiose sfilate di moda, si trova spesso a seguire casi di cronaca nera ritrovandosi coinvolta in situazioni caotiche e pericolose. Sin dalla prima avventura (Dalla nostra corrispondente, ripubblicato da Astoria nel 2014) il lettore rimane catturato da questo personaggio femminile, del tutto atipico che ricorda molto la Miss Marple di Agatha Christie: Lisi non si cura troppo del suo aspetto, ha piedi enormi e una strana andatura da cammello, ma il suo cervello è molto sveglio e in diverse occasioni il cognato poliziotto si è avvalso, nonostante i battibecchi pieni di ironia e humor, delle sue geniali intuizioni.

Dopo aver risolto con la perizia di un consumato detective il delitto inspiegabile di un giudice durante la festa per il suo compleanno nel romanzo “Dalla nostra corrispondente” e aver gestito una complicata indagine all’epoca della Guerra del Golfo del 1991 nel giallo “L’esca”, Lisi Badichi si trova nella sua terza avventura “Il gioiello” a fare i conti con un controverso episodio avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale quando in Palestina si affrontavano l’Impero ottomano e la Gran Bretagna. E’ in quegli anni che opera NILI, un’organizzazione spionistica che aiutava la Gran Bretagna contro l’Impero ottomano e nella quale operavano Sara Aaronsohn e molti giovani ebrei desiderosi di liberarsi dal giogo turco. (ndr. Sulla drammatica storia di questa organizzazione si consiglia di leggere il romanzo di Massimo Lomonaco, Nili, edito da Mursia e recensito in queste pagine).

La vicenda prende avvio alla Gesundheit, una clinica per la riabilitazione dove si trova ricoverata, Batsheva, la mamma di Lisi; durante una visita alla madre viene assassinata la capo infermiera, Judie Bismuth, donna energica e sin troppo amata dai vecchietti al punto da essere stata allontanata in passato da un ospedale con l’accusa di aver indotto i pazienti a lasciarle sostanziose eredità. Mentre Lisi e il cognato poliziotto si interrogano su quell’omicidio, il giorno del funerale della capo infermiera viene trovata assassinata un’anziana paziente Shifra Levitt la cui vita si scopre essere indissolubilmente legata ad un altro anziano ricoverato, Benyamin Blooms che ha trascorso tutta la sua vita in Australia e ora a novant’anni decide di tornare in Israele.

Cosa c’è dietro questa repentina decisione? Per Lisi i due delitti sono collegati e nonostante la difficoltà di conciliare il lavoro routinario al giornale con le assurde pretese del direttore e la ritrosia del cognato Benzi a rivelarle i dettagli degli omicidi, la giovane giornalista-detective si mette all’opera e comincia a scavare nel passato, attraverso episodi storici, odi antichi, legami controversi per trovare il bandolo di una matassa che appare ogni giorno più aggrovigliata. Con una delle sue intuizioni geniali Lisi Badichi rintraccia in una casa di riposo a Petah Tiqwa, “popolata quasi solo da donne”, Betty Pascal, coetanea di Shifra, un’anziana ed elegante signora ancora molto lucida che aiuta Lisi a ricostruire la storia dell’organizzazione Nili e a scoprire il filo conduttore che la porterà a venire a capo di quell’intrigata vicenda.

Oltre alla scoperta degli aspetti più insoliti della società israeliana contemporanea i romanzi di Shulamit Lapid regalano momenti di piacevole lettura perché l’autrice con squisito talento narrativo riesce a conciliare suspense, umorismo, ironia e Storia in racconti dalla trama avvincente che si leggono d’un fiato e lasciano nel lettore, insieme al ricordo di una storia divertente, il desiderio di leggere presto una nuova avventura di Lisi Badichi.

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Giorgia Greco

www.jerusalemonline.com
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