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Catherine Chalier - Il desiderio di conversione - 02/02/2016

Il desiderio di conversione
Catherine Chalier
Traduzione di Vanna Lucattini Vogelman
Giuntina euro 16

Immaginatela come una porta, basta allungare una mano e il battente si schiude. Sarebbe facile passare al di là, e anzi quasi l’avete attraversata, quando qualcosa vi trattiene. Tornate sui vostri passi, guardate meglio. Le porte dinanzi a voi ora sono molte, innumerevoli. Qual è quella che avevate scelto? Perché poi andarsene? Passato l’attimo, chiuso il varco, resterete, e forse per sempre. Chaterine Chalier le disegna una dopo l’altra, le grandi porte della conversione novecentesca. Davanti a ciascuna di esse v’è un personaggio che ha fatto storia, talvolta per i propri dubbi talaltra per le certezze trovate in fondo a un secolo agitato, scuro, limaccioso. Rosenzweig, per esempio, è restato per anni all’ingresso del cristianesimo, incerto, combattuto. Poi, in un giorno di kippur del 1913, a Berlino, in una sinagoga, anziché l’abbandono, un ritorno alla fede degli avi. La vicenda di Rosenzweig, che ridivenne ebreo come ci si risveglia da un sonno, pone il problema della verità. Cos’è «vero»? Il retaggio dei padri, l’opportunità sociale, il desidero di adeguarsi alla maggioranza? Henry Bergson, Simone Weil, Thomas Merton, Etty Hillesum, ciascuno con la pietra della propria coscienza, guai a scagliarla lontano da sé. È più vera la non-conversione di Bergson, per lealtà verso la propria gente perseguitata, o il non-battesimo della Weil, per coerenza verso un’irriducibile autofedeltà? E se il Novecento non fosse stato altro che una serie ossessiva di porte: aperte, attraversabili, e quasi mai, davvero, varcate.

Giulio Busi - Il Sole 24 Ore


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