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Anouk Markovits - Che sia cancellato il suo nome - 29/09/2015

Che sia cancellato il suo nome
Anouk Markovits
Traduzione di C. Spallino Rocca
Mondadori euro 19

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Il mondo ebraico ortodosso è il tessuto narrativo di molti romanzi di successo apparsi recentemente in Italia. Basti pensare alla trilogia “haredi” della scrittrice israeliana Naomi Ragen, pubblicata da Newton Compton e ai thriller mozzafiato di Faye Kellerman, autrice ebrea americana molto apprezzata negli Stati Uniti con oltre 10 milioni di copie vendute e conosciuta in Italia grazie alla casa editrice Cooper. E’ un viaggio affascinante in una cultura ancora poco conosciuta quello che ci propongono Kellerman e Ragen, il ritratto a tinte forti di un universo complesso e contraddittorio in cui convivono ebrei moderni ed assimilati a fianco di ebrei ortodossi, nei quali il bisogno di appartenenza ad una comunità si scontra spesso con un forte anelito all’individualità e all’indipendenza.

Chi ha apprezzato i libri di queste autrici non può perdersi il romanzo di Anouk Markovits pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo “Che sia cancellato il tuo nome”. Cresciuta in Francia in una rigida comunità hassidica l’autrice, che ha abbandonato la famiglia all’età di 19 anni per sfuggire ad un matrimonio combinato, conosce molto da vicino le situazioni e gli ambienti che descrive nel romanzo e nel quale trasmette una rara sensibilità che può nascere solo da esperienze già vissute.

Siamo in Transilvania durante la seconda guerra mondiale: i nazisti e i loro alleati mietono vittime fra le famiglie ebree che non sono riuscite a sfuggire alla violenza degli aguzzini. In momenti diversi Josef e Mila hanno assistito alla morte dei loro genitori, l’uno nascosto dalla domestica, l’altra salvata dallo stesso Josef che l’aiuta a trovare la strada per raggiungere, secondo il volere del padre, autorevole rabbino, la famiglia di rav Zalman Stern. Poco tempo dopo anche Josef che per alcuni anni aveva fatto il contadino nel podere della domestica e si era avvicinato alla religione cristiana viene accolto dalla famiglia Stern e avviato agli studi religiosi nella comunità di Brooklyn. Mila viene adottata dal rabbino Zalman che la educa nel rispetto delle rigide regole della religione chassidica insieme alla figlia Atara la quale, sin dall’infanzia, mostra un temperamento poco incline all’obbedienza e alla sottomissione preferendo ai libri religiosi quelli “proibiti” di filosofia.

Legate da un profondo affetto le ragazzine crescono molto diverse l’una dall’altra: tanto Mila è devota e scrupolosa quanto Atara è curiosa, intraprendente e interessata alla conoscenza del mondo. Dopo le seduzioni della capitale parigina dove la famiglia si trasferisce per sfuggire al regime comunista le strade di Mila e Atara si separano definitivamente: la prima, che è sempre rimasta salda nell’accettazione dei dogmi della religione chassidica, sarà destinata al matrimonio con Josef in America, la seconda sceglierà invece un’esistenza di libertà emotiva e intellettuale rifiutando l’appartenenza a qualsiasi religione. Un gesto di rottura definitivo per il padre Zalman Stern che gli farà pronunciare un verdetto terribile: “Che sia cancellato il suo nome”.

La felicità di Mila e Josef si disgrega nel volgere di pochi anni: la comunità chassidica non contempla la sterilità di una coppia e nel tentativo di trovare una soluzione a un dramma che le avvelena la vita Mila compirà scelte disastrose per sé e per il marito le cui conseguenze ricadranno sui nipoti generando lutti e sofferenze in quelle giovani famiglie.

Che sia cancellato il suo nome è un'intensa saga familiare in cui l’autrice racconta con prosa elegante e fluida quattro generazioni segnate dal conflitto fra l'amore assoluto e le regole intransigenti di una fede millenaria che a volte pare insensibile dinanzi ai conflitti che lacerano l’animo umano. E’ un eccellente esordio narrativo il romanzo di Anouk Markovits, l’occasione per gettare uno sguardo inconsueto non solo sul mondo delle comunità chassidiche ma sulle ossessioni e le incongruenze di ogni essere umano.

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Giorgia Greco


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