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Giorgio Van Straten - Storia d’amore in tempo di guerra - 21/01/2015

Storia d’amore in tempo di guerra
Giorgio Van Straten
Mondadori euro 19

Quale legame unisce un novantenne politico democristiano che ricorda nella lucidità Giulio Andreotti e un’anziana donna ebrea emigrata in Argentina alla fine della Seconda Guerra Mondiale? L’ultimo romanzo di Giorgio Van Straten, vincitore del 26° Premio Letterario della Società dei Lettori, è un concentrato di emozioni che si dipanano in una storia semplice, d’impronta tradizionale che l’autore racconta con una cifra linguistica pacata senza artifici letterari, ma forse per questo ancor più incisiva. Sin dalle prime pagine colpisce nel romanzo dello scrittore fiorentino l’originale struttura narrativa che, nell’alternanza dei capitoli in due archi temporali e geografici opposti ma speculari, dà vita a due personaggi straordinari, l’uno che ricorda il proprio passato e l’altro che ascolta. Quest’ultimo è un “semplice bibliotecario con la passione per la ricerca storica”, il dott. Capecchi, un uomo dall’esistenza grigia e un po’ monotona che trova l’opportunità di dare una svolta alla sua vita intervistando Antonio Manca, anziano politico democristiano, senza affetti che consolino la sua vecchiaia, felice di scoprire un interlocutore interessato alle vicende di un passato ormai remoto. Con lo scopo di redigerne la biografia Capecchi si reca per alcune settimane nella lussuosa villa dell’anziano politico e nel corso delle conversazioni, che registra puntigliosamente per non perdere alcun dettaglio, coglie un nome, Enrico Foà, che Manca pronuncia inavvertitamente ma subito dopo nega di aver citato.

E’ sufficiente questo spiraglio per stimolare la fervida immaginazione del bibliotecario, eppure, nonostante accurate ricerche, quel nome non compare in alcun archivio. Il dottor Capecchi non si dà per vinto, compulsa documenti, riviste, articoli e dopo una visita al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea a Milano entra in contatto con Miriam Levi, una donna ebrea di ottant’anni fuggita in Argentina dopo la guerra, che pur rivelando poco lascia intuire dietro gli splendidi occhi azzurri l’esistenza di un segreto custodito gelosamente per anni. Solo al rientro in Sudamerica Miriam decide, con l’aiuto del nipote Carlos, di registrare la sua voce per raccontare a Capecchi la storia d’amore con Enrico Foà, chi era quel ragazzo dai capelli scuri di cui si era perdutamente innamorata e quali avvenimenti li avevano divisi. La storia di Miriam e il racconto di Antonio Manca si avvicendano capitolo dopo capitolo e in tal modo l’autore con geniale invenzione letteraria intreccia mirabilmente un’intensa storia d’amore d’altri tempi con la lezione dolorosa che ci ha lasciato la Storia negli anni della Seconda Guerra Mondiale, offrendo nel contempo al lettore una riflessione su Memoria e racconto della memoria. (“La Storia è come un riassunto ben fatto. La vita invece è il libro intero” avverte Miriam).

Nel racconto di Miriam che si dispiega in pagine di grande forza emotiva c’è tutto l’ardore della giovinezza, l’intensità e la scoperta del sentimento d’amore, il dolore e la disperazione per la perdita dei genitori e delle sorelle, catturati nella retata del 16 ottobre 1943, lo sgomento nel sentirsi tradita, ma anche la volontà incrollabile di ricostruirsi una vita in un paese lontano sapendo di poter contare solo sulle proprie forze. Nel ricordo tormentoso degli anni trascorsi e pur con la consapevolezza che il passato con il suo bagaglio di gioie e dolori non potrà mai tornare, Miriam conserva intatto dentro di se il rispetto nei confronti dell’uomo che l’ha tradita rivelando il valore di una dignità e di una moralità ormai perdute. Il mistero che avvolge la vita di Enrico Foà prende corpo pagina dopo pagina rivelando un colpo di scena inaspettato e avvincente sullo sfondo di un’epoca storica che torna attuale e riaccende il passato di una realtà bruciante.

Storico di formazione Giorgio Van Straten si è impegnato in progetti teatrali scrivendone testi e musica. Il suo esordio nella narrativa risale al 1987 con il romanzo Generazione cui sono seguiti altri romanzi fra cui “Il mio nome a memoria” vincitore del Premio Viareggio nel 2000 e del Premio Adei Wizo Adelina Della pergola nel 2001, opera quest’ultima spartiacque in cui ritrova fra i vari fili narrativi l’intreccio singolare dal quale scaturisce l’origine del suo cognome e la vicenda della sua famiglia. In “Storia d’amore in tempo di guerra” lo scrittore fiorentino ritorna al tema caro alla sua narrativa quello del rapporto fra storia ufficiale e storia intima, privata, per restituirci un romanzo dal ritmo serrato, avvincente, dallo stile misurato, una storia che narra della forza dell’amore e del valore della memoria che “…è come una goccia d’olio buttata nell’acqua. Può scomparire per un istante ma poi se ne torna su, sta lì, galleggia come uno sguardo su ciò che è stato”.


Giorgia Greco


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