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Emma McEvoy - Nella terra di nessuno - 12/12/2014

Nella terra di nessuno
Emma McEvoy
Traduzione di Dora Di Marco
Nutrimenti euro 16

Emma McEvoy, scrittrice irlandese che ha sposato un israeliano e ha vissuto per anni in un kibbutz al confine con il Libano, conosce molto bene i luoghi e la storia di quel paese, Israele, che ha scelto come patria di adozione e che racconta in romanzo intenso dove i rimpianti, le perdite e le contraddizioni di due comunità si dispiegano nelle vicende dei protagonisti, Avi israeliano e Saalem arabo palestinese.

E’ Avi la principale voce narrante che domina la trama del libro e sin dalle prime pagine apprendiamo che il giovane si trova in un carcere per obiettori di coscienza nel deserto del Negev avendo rifiutato di prestare servizio militare. “Il mio nome è Avi Goldberg. Ho venticinque anni. Mi trovo in una prigione militare per il mio rifiuto di servire il mio paese. Dovrei essere a Gaza adesso, e attendere al mio servizio militare. Invece eccomi qui.”

E’ un romanzo dalle molteplici narrative quello di Emma McEvoy che si presta a diversi livelli di lettura. La stessa struttura del romanzo si declina, ora in una narrazione in prima persona, quella di Avi che descrive la sua giornata in carcere con il compagno di prigionia David narrando nel contempo dell’amico arabo israeliano Saalem, ora nel racconto della vita di Avi i cui particolari apprendiamo dalle lettere del padre Daniel alla moglie che ormai da molti anni vive in Olanda.

Una perdita immensa, parola che ricorre spesso nel romanzo, accomuna Avi e Saalem. Entrambi sono cresciuti senza madre: quella di Avi ha lasciato marito e figlio, incapace di accettare la vita del kibbutz, il caldo asfissiante del paese ed è andata a vivere in Olanda con un volontario che aveva conosciuto in Israele, quella di Saalem è morta nel dare alla luce l’ultimo fratello lasciando nel cuore del bimbo un vuoto incolmabile. La Nonna cui è rimasto il compito di crescere i bambini è una donna dal cuore indurito che non ha mai dimenticato il villaggio e la casa abbandonati nel 1948 e ha cercato di ricostruire nella nuova dimora una delle stanze, arredandola esattamente come era allora. Saalem invece è convinto che bisogna lasciare il passato alle spalle e vivere integrandosi nel paese; per questo sceglie, nonostante l’ostracismo della famiglia e in particolare della Nonna, di prestare servizio militare, lui che come arabo israeliano non sarebbe obbligato.

Struggenti e a tratti commoventi sono le lettere che nel corso di vent’anni il padre di Avi scrive alla moglie Sarete. Missive che parlano d’amore: l’amore tenace che Daniel nutre per il suo Paese e che ha difeso valorosamente nella Guerra del Kippur, l’amore per il suo lavoro di giardiniere di cui racconta con orgoglio alla moglie lontana soffermandosi sulla crescita dei fiori e delle piante che curerà con scrupolo sino all’ultimo quando sarà stroncato da un infarto. Ma in quelle lettere Daniel descrive anche le giornate trascorse da Avi nel kibbutz, dei suoi amici e dei suoi passatempi: un figlio che ama profondamente e del cui benessere si sente responsabile.

Dalle lettere di Avi rivolte all’amico apprendiamo che Saalem, il giovane arabo che ha conosciuto per caso in un caldo mese di luglio in riva al lago, è stato ucciso durante una manifestazione di protesta, colpito per sbaglio da un proiettile mentre tentava di fermare un ragazzino intento a lanciare un sasso ad un poliziotto. Ha lasciato una giovane moglie incinta che per il dolore perde il bimbo che portava in grembo. Ora Sahar, la vedova di Saalem, si reca a trovare Avi in carcere proponendogli di lasciare il Paese per cercare un futuro insieme in Inghilterra. “…Vogliono farmi sposare Karim (fratello di Saalem), tuo padre era inglese. Hai diritto al passaporto inglese. Richiedilo. Mentre sei qui, compila i moduli e inviali. ….Quando esci di qui, vai direttamente all’aeroporto. Ti aspetterò lì con i biglietti”.

“Nella terra di nessuno” è un romanzo che solleva molti interrogativi e che mostra le mille sfaccettature di un Paese, l’unica democrazia in Medioriente, dove convivono molte anime: gli obiettori di coscienza come Avi e David le cui storie si intrecceranno in modo sorprendente alla fine, i sionisti che hanno lasciato la loro terra d’origine per andare a vivere in un kibbutz scegliendo l’ideologia collettivista per realizzare il sogno di creare un uomo nuovo più forte dell’ebreo diasporico, gli arabi israeliani come Saalem che scelgono di integrarsi per far parte a pieno titolo del paese dove vivono, ma anche gli arabi che scelgono il terrorismo, incapaci di accettare la convivenza pacifica con i loro vicini ebrei.

Poetiche e vibranti sono le pagine che descrivono le caratteristiche del paesaggio israeliano di cui l’autrice coglie ad arte i colori, i profumi, l’alternarsi delle stagioni e gli estremi di un clima che ben conosce con il caldo soffocante dell’estate, il vento secco del deserto, le piogge improvvise e il freddo pungente dell’inverno.

E’ un romanzo delicato e insieme aspro “Nella terra di nessuno” con una struttura che prevedendo diversi livelli narrativi e il ricorso frequente ai flashback alternati alla narrazione del presente, richiede una lettura attenta e rallentata anche per poter assaporare la poetica racchiusa nella cifra linguistica dell’autrice.

Troppo delicate e rarefatte sono le ricostruzioni di alcuni episodi dove avrebbe giovato una maggior incisività, ma nel complesso Emma McEvoy ha scritto un romanzo vibrante di emozioni e di rara potenza espressiva in cui il rimpianto per ciò che si è perduto non sbarra la strada alla speranza di un futuro migliore.


Giorgia Greco


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