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Nazareno Giusti - Giovanni Palatucci: una vita da (ri)scoprire - 13/10/2014

Giovanni Palatucci: una vita da (ri)scoprire
Nazareno Giusti
Tralerighe   euro 14

E’ la strada giusta da percorrere quella che Giovanni Palatucci ci ha mostrato con il coraggio delle sue azioni e con l’abnegazione a una missione imprescindibile: la salvezza di esseri umani ingiustamente perseguitati.
Questore di Fiume durante la Seconda Guerra Mondiale, Palatucci contribuisce a salvare migliaia di ebrei dallo sterminio; arrestato e deportato nel campo di concentramento di Dachau, muore il 10 febbraio 1945 a soli 36 anni.
Insignito della Medaglia d’oro al merito civile e della più alta onorificenza per il mondo ebraico, quella di Giusto fra le Nazioni, la figura di questo poliziotto che non ha voltato le spalle a chi gli si rivolgeva per un aiuto, viene improvvisamente messa in discussione nel 2013 in occasione di un incontro organizzato dal Centro Primo Levi di New York cui seguirà un articolo del New York Times nel quale Palatucci è accusato di essere “un collaboratore nazista”.
La notizia ripresa dai più importanti quotidiani nazionali e internazionali innesca un acceso dibattito. Chi è veramente Giovanni Palatucci? Un martire la cui eroica attività è stata riconosciuta da tutti o uno zelante esecutore di ordini nazisti?
Nazareno Giusti, giornalista del quotidiano on line “LoSchermo.it” oltre che autore di graphic novel su Guido Rossa e Giovannino Guareschi, dedica alla figura di Palatucci un interessante saggio, appena pubblicato dalla casa editrice “Tralerighe”, ricostruendo con precisione i fatti che hanno visto protagonista il giovane questore.
L’autore affronta un compito difficile ma di enorme importanza perché avvalendosi di documenti, interviste e saggi storici restituisce dignità a una persona ingiustamente infangata.
Dopo essersi avvicinato casualmente alla vicenda di Palatucci e aver scritto alcuni articoli sulla rubrica Le Storie di Ieri del quotidiano online “LoSchermo.it”, Giusti ha deciso di raccogliere il materiale scaturito dalle sue ricerche in un’unica pubblicazione, dando vita a un libro che ha l’indubbio merito della chiarezza, oltre che dell’accuratezza storica.
Dopo aver esposto nelle prime pagine le tesi accusatorie del Primo Levi Center confutandole con le analisi di storici e le affermazioni di testimoni, l’autore si addentra in una ricostruzione storica particolareggiata dove emerge l’impegno umanitario dello zio vescovo a Campagna (un paese in provincia di Salerno destinato all’internamento di quelle persone ritenute “pericolose”, ebrei e non) che, insieme al nipote questore, si adoprerà in ogni modo, attraverso una rete clandestina, per salvare quante più vite possibile.
E’ sufficiente leggere le pagine che l’autore dedica ai “salvati” e ascoltare le parole riconoscenti che ciascuno di loro tributa a quest’uomo buono e coraggioso per mettere in discussione l’assurda tesi accusatoria del Primo Levi Center.
Il capitolo riservato alle interviste ad Angelo Picariello, giornalista di Avvenire e tra i massimi biografi del poliziotto irpino, a Rolando Balugiani, esperto di Resistenza durante la Seconda Guerra mondiale, a Roberto Malini, poeta e scrittore, arricchisce il saggio con nuove testimonianze, spunti interessanti e approfondimenti storici sulla figura di Palatucci in quegli anni così bui per l’Italia.
Nell’ultima parte del libro incontriamo fra gli altri il giovane brigadiere di Polizia Pietro Capuozzo (padre dell’inviato di guerra del TG5 Toni) che, recatosi alla stazione il giorno in cui Palatucci viene deportato, è testimone dell’ennesimo gesto di umanità del commissario irpino, ma anche il compagno di prigionia Gregorio Giuseppe Gregori che ha tramandato la sua esperienza di deportato nel volume “Dachau, matricola 117295” e ci narra dell’aiuto prestatogli dal questore a rischio della sua stessa vita.
L’autore ricorda Giorgio Perlasca e la sua preziosa opera di salvataggio di migliaia di ebrei ungheresi mettendo in luce come anche le azioni di questo Giusto italiano “sono state messe in dubbio e infangate”.
Il saggio si chiude con un interessante capitolo dedicato ai presunti “silenzi” di Pio XII dove la storica Anna Foa analizza “il rivolgimento della figura di un Giusto (Palatucci) che improvvisamente è stato trasformato in un persecutore di ebrei, in uno zelante esecutore degli ordini di Salò e dei nazisti”.
Quello di Nazareno Giusti è un saggio imperdibile non solo per il suo innegabile valore storico ma per l’occasione che offre ai lettori di riflettere sui gravi effetti che accuse infamanti e non storicamente documentate arrecano all’immagine di uomini che hanno avuto il coraggio di fare una scelta, seppur rischiosa: quella del bene.
Ecco perché il lavoro di Giusti, che vorrei consigliare come lettura formativa nelle scuole, confutando con dati storici alla mano tesi accusatorie vergognose restituisce l’immagine vera di un poliziotto che - come afferma Capuozzo – “offrì a tutti i suoi uomini una piccola, nascosta bandiera di dignità. Permise a tutti loro di fare del bene, di sentirsi uomini senza dover contravvenire alle regole, alle istituzioni, alla divisa”.


Giorgia Greco


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