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Libri & Recensioni
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Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato 28/11/2011

Ci sarebbe bastato                                    Silvia Cuttin
Epika edizioni                                               Euro 19,00

Ogni libro di memorie è una Storia a se stante, un tassello prezioso che viene affidato al lettore affinché ne faccia tesoro tramandando, soprattutto alle  nuove generazioni, l’eredità di quei racconti.
Dopo la lettura del libro di Silvia Cuttin nasce spontaneo il desiderio di condividerlo non solo per il magistrale impianto narrativo, frutto di accurate ricerche e studi, che descrive con precisione le città di Fiume e Trieste dagli inizi del 1900 fino alla seconda guerra mondiale, ma anche per la partecipazione emotiva con la quale l’autrice narra le vicende e le traversie di tre cugini ebrei, Laci, Andi e Martino, le cui vite saranno inesorabilmente segnate dall’abominio delle leggi razziali del 1938.
E’ proprio con la bella immagine dell’ultimo periodo di felicità trascorso dai tre ragazzi a Medea nell’estate del 1938 “un paese di quattro case sulla costa del Quarnaro, a mezz’ora da Fiume” che si apre il libro di Cuttin: un luogo di svago e serenità dove per l’ultima volta godranno di quelle piccole gioie- gare di nuoto, gite e amoreggiamenti – che scandiscono la vita di tutti gli adolescenti prima di essere catapultati nell’orrore della guerra e delle persecuzioni razziali.
Non è solo l’intreccio delle esistenze di Laci, Andi e Martino che Cuttin racconta con uno stile brillante ed una prosa scorrevole ma anche gli intrecci delle due famiglie dalle quali provengono, i Lager e i Goldstein, sullo sfondo mirabilmente tratteggiato della città liberale e cosmopolita di Fiume.
E’ nella Babilonia d’Europa (così veniva chiamata Fiume prima del 1918), che arrivano Marco e Sara Lager i bisnonni di Silvia dopo aver lasciato quella zona dell’Europa orientale che allora faceva parte dell’impero austro-ungarico.
Le famiglie dei Lager e dei Goldstein si erano però già conosciute in Transilvania e le assidue frequentazioni fra alcuni componenti delle famiglie avevano agevolato i matrimoni combinati e l’arrivo anche dei Goldstein a Fiume, una città ospitale e accogliente, cosmopolita e multiculturale, punto di approdo per molti ebrei ortodossi provenienti dall’Ungheria orientale.
La disgregazione dell’impero austro-ungarico, l’avvento del fascismo nel 1922 quando il governo regolarmente eletto viene deposto dal locale partito fascista e la successiva annessione di Fiume all’Italia con il trattato di Roma del 1924 mutano drammaticamente le condizioni di vita nella città e preparano il terreno a ciò che accadrà dopo il 1938.
Oltre ad un accurato impianto storico delineato senza appesantire la narrazione, Cuttin ritrae con garbo la vita che scorre nelle città di Fiume e Trieste, e in particolare quella de cugini: “la scuola, la visita ai nonni per i nipoti Lager, i giochi ai giardini pubblici”, il gioco delle biglie, il gelato da Fontanella.
Se Laci , un ragazzino sempre di buonumore che ama raccontare barzellette, soffre per le piccole manifestazioni antisemite dei suoi coetanei, Martino, un giovane vivace e attento, si fa meno coinvolgere, forse perché in Romania dove era vissuto aveva fatto esperienza di atti antisemiti ben più malvagi. Andi, l’altro cugino piace a tutti, è allegro e attraente e non c’è ragazzina che non si infatui di lui.
Nelle pagine che seguono l’autrice descrive le attività commerciali cui si dedicano i componenti delle famiglie nel campo dei beni alimentari e soprattutto delle patate con la creazione della società Transit che importa patate ungheresi e successivamente della Patunex. Un interessante capitolo è invece dedicato alle tradizioni delle due famiglie, alle abitudini alimentari e alle feste religiose; dalla descrizione della festa di Pesach, una ricorrenza allegra che ricorda l’uscita dall’Egitto e l’inizio dell’indipendenza del popolo ebraico, nel corso della quale viene cantata la preghiera centrale del Seder, è tratto il titolo del libro: Dayenu, “Ci sarebbe bastato”.
L’avvento delle leggi razziali del 1938 sconvolgendo la vita di tutti gli ebrei di Fiume e Trieste costituisce uno spartiacque anche per i progetti di vita di Laci, Andi e Martino. Non potendo andare più a scuola il futuro dei giovani Lager e Goldstein è incerto e si comincia a valutare la possibilità di emigrare negli Stati Uniti o in Palestina.
Andi insieme ad altri cugini partirà per l’America alla fine di settembre del 1939, Martino in attesa di ottenere il permesso per emigrare in Palestina trascorrerà alcuni mesi nell’azienda agricola di Cevoli di Pontedera, vicino a Firenze per addestrarsi alla nuova vita di pioniere e Laci continuerà a studiare all’Università essendosi iscritto prima dell’avvento delle leggi razziali.
L’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nel 1940 e l’inasprirsi delle persecuzioni contro gi ebrei si ripercuotono in maniera drammatica sulla vita dei tre giovani: Andi, ormai ambientato negli Stati Uniti, decide di arruolarsi volontario nella 10th Mountain Division e torna in Italia per liberare quel Paese che solo pochi anni prima l’aveva rifiutato, Laci trova rifugio con la famiglia in Svizzera e Martino, infranto il sogno di diventare un kibbutznik in Palestina, sarà deportato ad Auschwitz.
Cuttin segue con rispetto e profonda partecipazione emotiva le vicende dei cugini, al punto che con pudore ad un certo punto del racconto lascia la parola a Martino: sarà la sua voce a descrivere l’orrore del campo di sterminio, la perdita della propria dignità, il vuoto che si insinua subdolamente nell’animo di quelle persone che i nazisti non volevano fossero più tali.
Qualcuno dei cugini coronerà il suo sogno, qualcun altro soccomberà nei flutti della Storia: lasciamo al lettore il piacere di addentrarsi in queste pagine così preziose che offrono anche molti spunti di riflessione sul ruolo degli italiani durante le leggi razziali sfatando il mito di “italiani brava gente”.
“…per me il ricordo è un omaggio alle persone di cui ho raccontato, perché il loro nome, le loro vite, quanto a loro accaduto sia ricordato e possa essere di qualche aiuto per noi, italiani di adesso”.
Il libro di Silvia Cuttin nasce quasi da un’urgenza esistenziale: dal desiderio di ritrovare le proprie radici e dare voce a coloro che non possono più raccontare.
Per questo l’opera di Cuttin si legge con il rispetto dovuto a chi compie un atto di generosità intellettuale mettendo a disposizione del lettore il proprio spazio privato attraverso il racconto di tre vite che intersecano quella del nostro Paese in uno dei periodi più bui e dolorosi della sua Storia.
Un libro che non si dimentica.

Giorgia Greco


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