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Libri & Recensioni
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Eshkol Nevo Nostalgia 08/03/2007

Nostalgia                             Eshkol Nevo

 

Traduzione                         Elena Loewenthal

 

 

Mondadori                           Euro 17,50

 

 

 

Ga’aguîm, che in ebraico significa Nostalgia, non è solo il titolo di questo delicato e intenso romanzo di Eshkol Nevo, ma è anche il filo conduttore che accompagna la narrazione delineando le esistenze di Amir, Noa, della famiglia Zakian e del palestinese Saddiq.

 

 

E’ Castel, un’ex enclave araba abbandonata nel 1948 e divenuta dimora di una comunità ebraica proveniente dal Kurdistan, il luogo dove Amir e Noa decideranno di unire i loro destini facendo una scelta che cambierà radicalmente la loro vita.

 

Amir e Noa vivono in due città lontane e svolgono attività diverse: Noa è studentessa di fotografia a Gerusalemme, mentre Amir studia psicologia e vive a Tel Aviv.

 

Decidono di convivere per comodità di spostamenti, trasferendosi a Castel, un villaggio a metà strada fra le due città.

 

I due ragazzi entrano in contatto con Moshe e Sima Zakian, i loro padroni di casa, con i quali si instaura un rapporto affettuoso e di caldo vicinato (“Vi troverete bene qui da noi a Castel dice Sima – quando Amir e Noa arrivano con i mobili – sono sicura. Qui tutti si conoscono, siamo una grande famiglia. E c’è silenzio per studiare in pace”) e anche con una famiglia che vive nei dintorni funestata dalla morte di uno dei figli, ucciso in Libano.

 

Amir stringe una relazione d’amicizia con Yotam, il secondogenito e con delicatezza lo aiuta ad affrontare una quotidianità lacerata dalla mancanza dell’amatissimo fratello e dall’indifferenza dei genitori chiusi in un dolore cupo e disperato.

 

Un intreccio di sentimenti che Eshkol Nevo riesce a delineare con grande maestria e che si arricchisce di un nuovo tassello quando compare Saddiq, un arabo che lavora nei dintorni e che riconosce nella casa dove abitano Noa e Amir l’abitazione della sua infanzia nella quale ha trascorso parecchi anni con la sua famiglia, prima che arrivassero le famiglie ebree.

 

Spinto dal desiderio di ritornare nella vecchia casa, per la quale prova ancora una struggente nostalgia,vi entra cercando un vecchio gioiello di famiglia ma, sospettato di essere un terrorista, viene arrestato dalla polizia.

 

 

Con una prosa cadenzata, elegante e ritmata l’autore analizza il sentimento della nostalgia descrivendo gli stati d’animo che di volta in volta affiorano nel cuore dei personaggi, stupendamente tratteggiati.

 

Una nostalgia appena abbozzata è quella che fa dire a Modi, amico di Amir e in viaggio in Sud America: “….ho pensato improvvisamente alla mia famiglia. Da mesi non le dedicavo una sola goccia di nostalgia, quando d’un tratto mi sono immaginato tutti seduti a cena senza di me, e mi è venuta voglia di essere lì”.

 

Per Yotam la nostalgia per il fratello perduto è straziante: “Prima che Ghidi morisse andavamo un sacco in giro, soprattutto con la famiglia Hadas, al Carmelo, in Galilea….Il sole era così abbagliante che ho pensato che forse si riusciva a convincere mamma e papà a fare una gitarella,anche se noi dovremmo essere tristi”.

 

E ancora la nostalgia è il tema conduttore della rassegna fotografica che Noa prepara per la tesi. Kobi Golan è un vigile che Noa vede “mentre infilava il biglietto fra il tergicristallo” e si rivela un ottimo soggetto fotografico. La sua dolente nostalgia è rivolta a Neve, una cagnetta che ha perduto,  “….ha pronunciato il nome con dolcezza e i primi segni di nostalgia hanno cominciato a comparire sul suo viso: guance gonfie, occhi umidi…spalle cascanti”.

 

 

Se la nostalgia delinea i gesti e le emozioni dei personaggi è la solidarietà che rafforza e cementa i rapporti umani.

 

Quando Yotam si allontana da casa, deluso e ferito dall’indifferenza manifestata nei suoi confronti dai genitori, tutta la comunità si mobilita per cercarlo.

 

“Mai visto niente del genere in vita mia, tutto il quartiere era fuori. I Dahuk, gli Amadi, gli Zaku, ognuno si crede di essere meglio degli altri. Per tutto l’anno si sbranano a vicenda, ma quando c’è una faccenda come questa mettono tutto da parte e collaborano”.

 

 

Su tutto incombe come un eco lugubre e funesto la tragedia collettiva dell’assassinio di Rabin.

 

E dunque nel libro di Eshkol Nevo l’intreccio del romanzo confluisce con la storia complessa e tragica di Israele: gli attentati terroristici si susseguono in una drammatica sequenza che sconvolge e annienta il normale ritmo del vivere quotidiano.

 

 

Attraverso una straordinaria ricchezza di linguaggi, uno stile narrativo cadenzato che declina il racconto dei personaggi e conferisce al libro una particolare magia, l’autore ci offre uno spaccato della società israeliana con le sue contraddizioni, i suoi travagli interiori e, insieme alla drammatica consapevolezza di essere ostaggio del terrorismo, un inesauribile desiderio di pace.

 

 

Giorgia Greco

 


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