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Le parole di Benjamin Netanyahu sull'accordo di pace con il Marocco (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Deborah Fait
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Marocco 1: un nuovo successo di Israele 12/12/2020
Marocco 1: un nuovo successo di Israele
Commento di Deborah Fait

A destra i protagonisti: Mohammed VI, Donald Trump, Benjamin Netanyahu

La storica decisione di regolarizzare i rapporti tra Israele e Marocco sta facendo sognare i numerosi ebrei marocchini che vivono in Israele. "Abbiamo aspettato tanto per questo giorno" dicono e via con le feste che renderanno ancora più felice la settimana di Hanukka' in cui ogni candelina verrà accesa tra balli e canti di gioia pura. "Io ho pianto per la commozione" dice Avi Bohbot di Beer Sheva i cui genitori emigrarono in Israele tanti anni fa. Si stanno già organizzando viaggi per rivedere la terra dove i loro avi vissero felici in seno alla grande e rispettata comunità ebraica e infine perseguitati fino a dover fuggire. Gli ebrei vivevano in Marocco da 2000 anni, dalla distruzione del secondo Tempio e l'inizio dell'esilio, negli anni 40 gli ebrei erano 250.000 grazie al sultano Mohammed V che si era opposto agli ordini di Hitler di deportare l'intera comunità composta da intellettuali, commercianti e dignitari alla corte del re, una comunità che era il fior fiore della popolazione. Il numero diminuì con la fondazione di Israele, e le persecuzioni che seguirono in tutto il mondo arabo, per arrivare oggi a meno di 2000 anime.

Le origini marocchine sono motivo di orgoglio tanto che la settimana di Pesach dura un giorno in più per gli ebrei marocchini che celebrano Mimouna (il ritorno al consumo del cibo chametz, proibito a Pesach), un vero e proprio festival cultural-popolare in Israele con pic nic, balli e canti, dolciumi distribuiti nei parchi e nelle piazze. Nel 1995, dopo gli accordi di Oslo, Israele e Marocco rinnovarono i legami tra i due paesi che furono interrotti nel 2000 quando scoppiò la seconda intifada. E adesso si ricomincia! Benjamin Netanyahu e Re Mohammed VI hanno entrambi parlato degli antichi legami e del ricco retaggio di tradizioni tra i due paesi. L'annuncio delle rinnovate relazioni diplomatiche, arrivato proprio nel primo giorno di Hanukkà, è considerato come un nuovo miracolo della diplomazia Netanyahu/Trump. I politici israeliani, nell'accendere la prima candelina, ne hanno parlato con grande soddisfazione (la sinistra e i tanti critici di Netanyahu senza mai nominare gli artefici). Ormai l'onda della normalizzazione tra i paesi arabi e Israele non si ferma più, questa è inoltre un'onda calda, non gelida come le firme di pace con Egitto e, soprattutto, Giordania. Gli israeliani che già si recano a Dubai vengono accolti in ebraico, nei centri commerciali sventolano bandierine di Israele sui prodotti in vendita, vengono organizzate gite turistiche, già 130 aziende commerciali e tecnologiche hanno aperto i loro uffici negli Emirati. Non appena il virus cinese sarà debellato, speriamo molto presto, i voli, sia commerciali che turistici, tra Israele, Dubai e viceversa saranno non stop esattamente come i voli per Rabat, Casablanca, Marrakesh. A seguire l'annuncio del presidente Trump sul quarto accordo tra Israele e un paese arabo, Jarred Kushner ha dichiarato che altri seguiranno inevitabilmente facendo capire che non siamo lontani da una firma con l'Arabia Saudita e altri paesi del Medio Oriente e Africa. La luce di Hanukkah si sta espandendo, il coraggio dei Maccabei sta penetrando nell'animo di re e sultani che ora stringono le mani sempre tese di Israele.

Certo, i più cinici diranno che avranno qualcosa in cambio e mi pare logico che la buona volontà venga premiata ma non sarà più la perdita di pezzi della nostra Terra di Israele come in passato. Il Marocco avrà riconosciuta la sua sovranità sul West Sahara come Israele, grazie a Trump, su Giudea, Samaria e Golan, diritti che l'Europa ha sempre negato. Mentre Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, padre fondatore degli Emirati Arabi ed ex presidente, parla di "Gerusalemme Capitale di Israele" e io credo sia il primo arabo importante a pronunciare queste parole…mentre nell' antico quartiere di Essaouira, città della costa marocchina, è stata riaperta la "Casa della Memoria"(Bayt Dakira) dedicata alla storica coesistenza tra ebrei e musulmani marocchini, inaugurata nel 2014 dal consigliere ebreo del Re, Andrè Azoulai, mentre tutto questo accade Abu Mazen tace, Hamas e la Jihad palestinese urlano al tradimento ma quel che è peggio è il silenzio dell'Europa sorda e muta davanti a questi enormi successi che fino a un anno fa, che dico, a qualche mese fa, sembravano irraggiungibili. Vediamo se il Nobel per la pace verrà finalmente dato alle persone giuste: Netanyahu, Trump e tutti i re e sultani che hanno voluto stringere la mano di Israele e porre fine all'odio. Ci spero poco ma voglio essere ottimista perché sarebbe il riconoscimento logico a tanto successo diplomatico e restituirebbe dignità a un premio caduto nella vergogna dopo l'assegnazione a dittatori come Arafat e a presidenti come Obama prima ancora che si sedesse nell'ufficio ovale della Casa Bianca e stringesse relazioni amichevoli con la Fratellanza musulmana.

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Deborah Fait 
"Gerusalemme, capitale di Israele, unica e indivisibile"


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