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Deborah Fait
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Abu Mazen dittatore 23/05/2020
Abu Mazen dittatore
Commento di Deborah Fait

A destra: Abu Mazen

Abu Mazen, il presidente dell'ANP che solo la signora velata di nero con la falce potrà rimuovere dalla sua poltrona, fa quasi pena. Come si dice da queste parti, ormai le sue esternazioni annoiano persino le mosche del Mukata di Ramallah. Dice, anzi urla, sempre le stesse cose "Basta! Non ci saranno più accordi con Israele, Oslo è morto". A parte che non è mai stato vivo, che mai i palestinesi hanno rispettato quegli accordi, quest'anno gli sfoghi rabbiosi del vecchio Mahmoud non hanno solo Israele come oggetto ma anche gli USA di Donald Trump che gli ha chiesto di piantarla con la pratica del "pay for slay" pagare per uccidere, di non fare più terrorismo, di onorare i diritti umani e riconoscere Israele come la patria degli ebrei.  La sua opposizione alle -pretese- americane ha avvicinato ulteriormente Abu Mazen ai suoi innamorati europei. Il vecchio pagliaccio, come il suo predecessore, l'arci-terrorista Arafat, vuole eliminare Israele e passa il suo tempo a urlare dentro il Mukata e a diffondere false notizie storiche sia tra i palestinesi che tra gli europei, negando la Shoah, negando il diritto di Israele ad esistere, parlando solo di occupazione e di martiri  terroristi. Una cosa è certa, in questo ultimo periodo Trump ha fatto venire un gran mal di testa al vecchio dittatore: ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele, dove ha spostato l'ambasciata USA.  Ha riconosciuto il Golan come territorio israeliano, ha tolto i fondi USA all'UNRWA e, ciliegina sulla torta, ha dichiarato che Giudea e Samaria possono passare sotto sovranità israeliana senza andare contro la legge internazionale. Un incubo per Abu Mazen che reagisce minacciando un'altra intifada e sguinzagliando i suoi scagnozzi tra la popolazione araba palestinese per ricordare loro che Israele è occupazione e che la miseria in cui vivono è colpa degli ebrei. I capi palestinesi vogliono che la popolazione viva in miseria perché cresca sempre di più, se possibile, l'odio verso l'innocente Israele. E' molto più facile trovare terroristi tra chi non può mantenere la famiglia convincendoli che la loro vita è miserabile non per colpa dei loro capi, da Arafat in poi, ma di Israele, unico paese del MO che darebbe loro la possibilità di vivere come esseri umani, in dignità. Non è certo un segreto che i palestinesi aborrono ogni forma di normalizzazione con Israele. Per anni si sono opposti a qualsiasi forma di attività con gli israeliani e adesso anche mangiare col "nemico" è considerato un crimine, tradimento,  punibile con la morte.  I terroristi che comandano sulla popolazione palestinese vogliono mantenere la gente nella povertà più abietta, per loro la parola cooperazione tra le due popolazioni è un abominio e la cooperazione economica è tradimento. Un web affiliato a Hamas, The Palestine Information Center, manda in onda un film animato in cui si condannano i palestinesi che osano mangiare insieme agli ebrei considerandoli esseri umani e non scimmie e maiali. Durante il "Nakba Day" che ricorda la fondazione di Israele, catastrofe per gli arabi, i palestinesi hanno rinnovato la loro opposizione ad ogni forma di normalizzazione   con Israele e al famoso "Piano del Secolo" di Trump. Ismail Haniyeh, leader di Hamas, ha mandato un messaggio di intimidazione non solo ai palestinesi ma a tutti gli arabi "La normalizzazione col nemico sionista è un tradimento, un grande crimine che non può essere perdonato"(Dal Jerusalem Post, Khaled Abu Toameh). Chi parla ancora di pace tra Israele e quella gentaccia piena di odio, è un illuso o un mascalzone e finchè l'Europa, innamorata dei terroristi, non capirà che Israele non occupa nulla che non sia sempre stato suo, Galilea, Giudea, Samaria, terre ebraiche da sempre, non esisterà soluzione.  L'Europa dovrebbe farsi un esame di coscienza e fare l'elenco delle terre che molte nazioni europee occupano pur non essendo mai state loro né per tradizione né per cultura, basti pensare all'Alto Adige-Sud Tirol e l'Italia.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"

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