martedi` 24 novembre 2020
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Che cos'Ŕ il sionismo? Un video per capire da guardare e diffondere (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Deborah Fait
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L'aiuto di Israele 06-01-05
L'ambasciatore dello Sri lanka ha ufficialmente ringraziato lo Stato di Israele e il Popolo di Israele per l'aiuto dato al suo Paese e alla sua gente dopo la catastrofe provocata dallo Tsunami, l'onda assassina.

Questa e' la notizia che conclude una vicenda confusa di cui avevano dato notizia i media israeliani ed internazionali e che aveva provocato in Israele molta amarezza, rabbia e delusione.

Israele e' stato, con l'Italia, uno dei primi paesi ad arrivare nei luoghi del maremoto con tonnellate di medicinali, cibo, coperte, medici e tecnici per sentirsi dire "non abbiamo bisogno di voi, grazie lo stesso".

Pareva si ripetesse la reazione idiota e cinica comune a tutti i paesi islamici che, di fronte a catastrofi naturali, rifiutano di accettare l'aiuto offerto dall'odiato Israele a scapito di chi soffre.

Sembrava impossibile ma il rifiuto c'e' stato davvero anche se non motivato dal razzismo tipico dei paesi nemici di Israele, bensi' dall'incapacita' di reagire, di rendersi conto delle proporzioni enormi, epocali del maremoto e l'arrivo cosi' tempestivo di aiuti, con centinaia di uomini, ha spiazzato e forse anche spaventato le autorita' cingalesi.

Israele continua ad essere presente in quei luoghi disperati di morte con cibo e medicinali, acqua, personale medico, il Maghen David Adom e i volontari di Zaka impegnati a prelevare il DNA da migliaia di cadaveri. Un bel BRAVO dunque al piccolo Israele per tutto l'aiuto che sa sempre dare alle popolazioni del mondo, anche se rifiutato sdegnosamente, anche se in guerra. Sempre.

Israele non si tira mai indietro, non demorde.

Chi salva una sola vita salva il mondo intero.

A questo punto e' inevitabile fare un pensierino maligno nei confronti dei paesi arabi ricchi e galleggianti sul petrolio. L'arabia Saudita ha mandato meno soldi di quanti ne dava mensilmente ad Arafat per comprare armi e per ingrassare i suoi conti in banca; del Kuwait , uno dei paesi piu' ricchi del mondo, non si ha notizia, idem la Siria, il Libano, gli Emirati Arabi.

E il Brunei? ha mandato qualcosa il Brunei il cui Sultano e' capace di perdere milioni di dollari al Casino' in una sola serata?

Nemmeno Gheddafi ha dato notizie di se' e nemmeno l'Iran, islamico esattamente come il 70% della popolazione dell'Indonesia. Zero.

Il mondo arabo, pronto a urlare per i poveri palestinesi e a mandargli soldi per il terrorismo, sta in silenzio, uno scandaloso silenzio quando popoli del mondo , tra cui una buona percentuale di musulmani, vengono colpiti da catastrofi e i sopravissuti rischiano di morire per fame e malattie epidemiche come colera, dissenteria e malaria.

La fratellanza arabo-islamica di cui strombazzano in continuazione esiste solo quando sono tutti d'accordo contro Israele, allora si che sono fratelli nel auspicarne l'annientamento.

Il piccolo Israele e' arrivato sul luogo del maremoto quando altri paesi del mondo stavano a guardare senza capire bene cosa stesse I giornali non hanno ancora scritto una parola sulla scarsa generosita' dei paesi arabi , nessun media al mondo ne parla, nessuno che timidamente si chieda "ma come mai?".

L'ONU vergognosamente ha attaccato gli Stati Uniti che lo finanziano con 3 miliardi di dollari all'anno, accusando Bush di tirchieria per i soli 350 milioni di $ mandati finora ma non una parola sulla tirchieria e sul cinico silenzio dei paesi arabi sordi e ciechi alla morte e alla disperazione di tanta povera gente.

L'Europa raccoglie soldi tra i privati cittadini sempre generosi e viene spontaneo chiedersi se la vedova miliardaria di Arafat, da Parigi, ha offerto una parte del suo appannaggio mensile.

Alla luce di tutto questo e del numero dei paesi che sta mandando aiuti alle popolazioni colpite dallo Tsunami, possiamo essere orgogliosi di Israele e della sua generosita' nei confronti di Nazioni , come l'Indonesia, che, prima del maremoto, si compiacevano in manifestazioni i cui slogan chiamavano sempre e soltanto alla distruzione dello Stato Ebraico.

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