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Deborah Fait
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Con l'Unione Europea il peggio non ha mai fine: ritratto del Mogherini n°2 06/07/2019

Con l'Unione Europea il peggio non ha mai fine: ritratto del Mogherini n°2
Commento di Deborah Fait

a destra: Josep Borrell

Dalla padella alla brace, sembra che, come israeliani, non abbiamo molta fortuna con la politica estera della UE. Finito il mandato di Federica Mogherini, Il nuovo Alto Rappresentante dell'Unione si chiama Josep Borrell, ministro degli esteri spagnolo e presidente del Parlamento europeo dal 2004 al 2007, uomo che, a leggere i media israeliani, ci farà rimpiangere l'uscente Mogherini. 
Come ministro degli esteri spagnolo Borrell non ha lasciato nulla, non una parola, che possa farci ben sperare per Israele, anzi, è convinto fautore di uno stato palestinese di cui aveva già chiesto il riconoscimento a Madrid. 
Commentando la guerra al confine con Gaza di questi ultimi due anni, disse papale papale che "Trump incoraggia l'arroganza di Netanyahu". 
Durante il Nakba-Day affermò che "la politica e la società israeliane stanno disumanizzando i palestinesi". 

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Un regalo di Renzi, prima alla Farnesina, poi a Bruxelles,
dato che non c'è due senza tre, quale sarà il terzo errore?

Insomma dalle premesse pare che non godremo delle sue simpatie, sensazione avvalorata dai suoi commenti sull'Iran " Gli americani hanno deciso di ammazzare unilateralmente l'accordo nucleare con l'Iran senza preoccuparsi degli interessi europei. Ma noi non siamo bambini che dobbiamo obbedire. L'Iran è l'ossessione degli americani" . 
Giusto, giustissimo, i soldi prima di tutto anche a costo della vita umana, anche a costo della distruzione di Israele di cui ha affermato cinicamente "Si, l'Iran vuole eliminare Israele, lo sappiamo, dovete rassegnarvi e conviverci!"
Beh, lo dice lui che dobbiamo rassegnarci e tanto meno conviverci, queste parole stanno preoccupando molto Gerusalemme e non solo. Secondo il Jerusalem Post ,il  The National ( Emirati Arabi), scrive "la nomina di Josep Borrell ci farà vedere le scintille in MO". Insomma i media della regione sono tutti molto pessimisti.

Eppure nel 1969 il ministro, allora giovanissimo, era venuto a lavorare in un kibbutz israeliano. E' anche vero che non significa niente, dagli anni 60 fino all'inizio degli anni 90 del secolo scorso un'infinità di ragazzi erano attratti dal fascino del kibbutz e dall'esperienza del socialismo democratico di queste comunità uniche al mondo dove ognuno dava ciò che poteva e riceveva ciò di cui aveva bisogno. 
In Kibbutz Borrel incontrò la moglie. Ha conosciuto dunque la democrazia israeliana, ha conosciuto lo sforzo di Israele nella ricerca della pace, della prosperità, della tranquillità in tutta la regione e allora cosa gli è successo strada facendo? Cosa è andato storto nella sua mente? Due sono le cose, ideologia, mero interesse o entrambe le cose. Chissà se anche lui ci farà vedere i sorci verdi come chi lo ha preceduto, una cose certa, come sempre, Israele è preparato a tutto.

 Federica Mogherini ha un'altra storia, la sua esperienza giovanile è stata unicamente filopalestinese, grande ammiratrice-innamorata di Yasser Arafat, odiatrice di Israele. Quando era ministro degli esteri del governo Renzi era venuta in Israele in una, doverosa, visita ufficiale e, incontrando la comunità italiana di Gerusalemme, disse con la sua aria sorniona, falsa come una moneta falsa " Mi sento a casa!" Naturalmente a queste parole molti si commossero e fu accolta con tutti gli onori. Immeritati onori! Una volta eletta Commissario europeo, non è mai più tornata in Israele in visita ufficiale se non per il funerale di Shimon Peres. 
Le espressioni del suo volto, tra il rabbioso e il disgustato, sono famose e dimostrano senza ombra di dubbio i suoi sentimenti negativi ogni volta che, in Europa, era costretta a stringere la mano a Benjamin Netanyahu. Dava l'impressione che avrebbe preferito bere un sorso di cicuta piuttosto che incontrare l'odiato Primo ministro israeliano, una differenza enorme dalle espressioni felici e sognanti durante i suoi frequenti incontri con i boia iraniani.

E non parliamo della rabbia incontrollata quando Donald Trump ha riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale una e indivisibile di Israele. Era furibonda tanto da pretendere la condanna della UE e ancora più incattivita quando la sua richiesta fallì per non aver raggiunto il quorum. La povera Federica deve aver sofferto veramente tanto, le ossessioni non fanno mai bene alla salute e la sua, contro Israele, era una vera e propria nevrosi risalente alla sua gioventù quando si recava ad abbracciare Arafat, il suo mentore. 
Adesso sembra che aspiri a una poltrona all'ONU e non sarà certo una passeggiata per Israele, cambierà soltanto il luogo ma l'odio che ci colpirà dal suo scranno resterà invariato. 

Non dobbiamo fasciarci la testa prima di romperla, staremo a vedere, se la sua elezione verrà confermata, come si muoverà Borrell in Medio Oriente. Nel 2005 fece un bel discorso alla Knesset, ricordò il suo periodo in kibbutz, parlò del carattere ebraico di Israele, però sappiamo che la gente cambia idea sovente e con enorme facilità e che i politici spesso sono coinvolti dall'ideologia, dagli interessi, dalla propaganda e dal desiderio di stare ben attaccati alla poltrona che si sono conquistati.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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