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Deborah Fait
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Gaza: è un popolo questo? 16/02/2019

Gaza: è un popolo questo?
Commento di Deborah Fait

a destra:
Tunnel al confine tra Gaza e Sinai 
invasi dal gas egiziano

Eccola qua una notizia che nessun media ha riportato, riguarda Gaza ma non c'entra Israele quindi il silenzio è d'obbligo. L'Egitto che combatte i terroristi di Hamas quanto Israele ha riempito di gas alcuni tunnel che da Rafah uscivano verso il Sinai. 
Dentro c'erano dei palestinisti che sono rimasti uccisi, o meglio sono morti soffocati. L'Egitto ha agito in questo modo perché ha il diritto di difendersi, Hamas cerca di entrare in Sinai per collaborare con le bande dell'Isis presenti nella penisola. 
Altre volte l'esercito egiziano riempie i tunnel con ettolitri di acqua e i terroristi spesso annegano come topi. 
Non voglio certo accusare la legittima difesa cui sono costrette le forze egiziane (che spesso lavorano in collaborazione con l'intelligence israeliana), ma il doppio standard dei media internazionali che chiedono a Israele, e solo a Israele, di giustificare la lotta contro Hamas. 
Per quale motivo il mondo occidentale si preoccupa tanto di Hamas? Sono un'arma letale di guerra, sono nemici giurati, sono terroristi che aspettano solo il momento di colpire i civili e possono, da un momento all'altro, fare attacchi a sorpresa contro la popolazione israeliana. I tunnel sono sempre costruiti, sia da Hamas che da Hezbollah, vicino a villagi o kibbuz con il chiaro intento di attaccarne gli abitanti. 
Servono anche per fare entrare armi di tutti i tipi sia dal Sinai dove i beduini complici dei terroristi hanno creato un gran business di armi e droga, sia dal Libano dove trasportano anche materiale bellico di grossa portata proprio sotto il naso dell'Unifil. Il tutto pagato e sostenuto dall'Iran. 
Israele cerca sempre di usare una forma etica di difesa ma quando i terroristi attaccano, sia attraverso i tunnel sia quelli che tentano di penetrare in Israele ogni venerdì forzando le reti di confine, il dovere/diritto dell'esercito è sparare. Ogni attacco scatena la difesa, è la regola, è normale. 
Quello che non si capisce è come mai Israele sia sempre sotto processo mentre nessun media parla mai dell'Egitto e dei suoi metodi molto più risolutivi di contrastare il terrorismo. Anche questo venerdì a Gaza fanno festa, bruciano, bruciano e bruciano centinaia di pneumatici. Ormai sono 10 mesi che ogni venerdi fanno i falò per creare fumo e sparare contro l'IDF o tentare di entare in Israele sfondando la rete di separazione. 
Ho appena visto le foto di questo venerdì e sembra l'inferno, tutti che saltano tra il fumo e il fuoco, fanatici e isterici. Tutti giovanissimi, anche bambini, generazioni perdute destinate a crescere nell'odio e nella malattia perché respirare fumo velenoso pieno di diossina non credo faccia bene ai polmoni degli abitanti di Gaza. 
Fumo e odio, è così che i palestinisti amano i loro figli. 
Uno si chiede, ed è legittimo, come mai questa gente riscuota tanta simpatia, devastano tutto, non hanno un filo d'erba, la disoccupazione è quasi totale, sono alla deriva morale e materiale ma invece di darci un taglio e pensare a costruire un futuro passano i giorni,i ogni settimana, a organizzare la rivolta del venerdì. 
E' un popolo questo? No, qualsiasi popolo ama la terra dove vive e cerca di migliorarla, loro devastano e basta. Devastano la terra e devastano la mente della loro gioventù.

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Oggi ho letto un articolo capolavoro di Indro Montanelli, Reportage da Israele, tratto dalla gloriosa Domenica del Corriere: "Essi( gli arabi) non sono le vittime di un clima inclemente: sono quelli che lo hanno provocato e aggravato, soprattutto distruggendo i boschi. E se soffrono la sete, bisogna dire che se la sono procurata rinunziando per accidia a regolare le acque, a trattenere in serbatoi la pioggia e a redistribuirla con canali. Finalmente ho capito perché gli arabi odino tanto gli ebrei. Non è la razza. Non è la religione, che li sobilla contro di essi. E’ l’atto di accusa, è la condanna, che gli ebrei rappresentano, agli occhi di tutto il mondo, qui nelle loro stesse terre, contro la loro ignavia, la loro mancanza di buona volontà, d’impegno nel lavoro, di entusiasmo pionieristico, d’intelligenza organizzativa". 
Invidia dunque e rabbia,  lo dimostrano con tutta la loro inutile forza. 
Israele ha i prati, coltivazioni, piantagioni? E loro le distruggono. Questa è follia, anziché copiare, lavorare e creare il verde, far rinascere la natura preferiscono incendiare quella degli altri. 
Ancora Montanelli: " Perché Israele dimostra ch’è proprio questo che manca alle zone depresse del Medio Oriente. Sono gli uomini che le abitano, non la natura o il buon Dio, che le hanno rese tali. gli ebrei le hanno prese com’erano, cioè come sono gli altri paesi tutt’intorno: con quel sole scottante, con quella mancanza di precipitazioni atmosferiche, con quelle dune di sabbia, con quelle desolate brughiere, con quelle moschee, con quella malaria. E in trent’anni di dura fatica, ogni singolo, posponendo il proprio tornaconto individuale all’interesse di tutti, ogni generazione, sacrificando il proprio comodo al bene di quelle successive, della zona depressa palestinese hanno fatto la pianura padana. Oggi Israele è in piena crisi di sovrapproduzione. Non sa più dove mettere il suo grano, le sue uova, i suoi polli, il suo cotone, i suoi aranci e i suoi pompelmi. La sua produzione di latte è, proporzionalmente, la seconda del mondo, battuta soltanto da quella olandese: il che significa che dalla pietraia ha tratto anche dei meravigliosi pascoli. In trent’anni ha piantato oltre trenta milioni di alberi, e chi si attenta a toccarne uno va in galera. E anche il clima in trent’anni è cambiato, per effetto dei boschi e dell’irrigazione. E’ stata questa meravigliosa avventura umana che mi ha ipnotizzato…… Amici miei, sono gli uomini a fare i paesi: gli uomini e soltanto gli uomini, la loro volontà, la loro fatica, la loro capacità di credere e di sacrificarsi per ciò che credono. Le zone depresse esistono soltanto lì, nel loro animo rassegnato, nel loro muscoli fiacchi, nel loro indolente cervello, nella rinunzia alla lotta, nella morale del «tira a campà» e del «chi me lo fa fare», insomma nella mancanza di un senso religioso della vita, e quindi nella disposizione a trarne soltanto profitti e godimenti immediati. Ecco, questo mi ha dimostrato Israele." 
Così scriveva il grande Montanelli tanti anni fa. Forse il cervello dei palestinisti non è indolente, è solo affetto da un male incurabile, come quello di tutti coloro che odiano Israele senza motivo alcuno. Anziché costruire preferiscono usarlo per distruggere e ammazzare, anziché lavorare usano le loro forze e la loro inventiva malefica per organizzare rivolte e scavare tunnel  che Israele regolarmente distrugge cementando le uscite, che l'Egitto distrugge con i suoi metodi. A questo punto devono subire le conseguenze della loro stupida e inutile follia pregna di odio.
Peccato che il mondo non lo capisca e continui a difendere, con grande indecenza, l'ignavia e la violenza che li anima.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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