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Deborah Fait
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Facebook mi ha censurata 12/12/2017
Facebook mi ha censurata
Commento di Deborah Fait

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C'è un detto che recita "la giustizia non è di questo mondo" che andrebbe applicato al più famoso social oggi esistente, Facebook. Ehh si, la giustizia non è di questo mondo, soprattutto, per restare in campo virtuale, non fa parte del mondo di Facebook che, com'è ormai tristemente noto ha dei parametri di giudizio del tutto personali. La redazione del social, veri e propri fantasmi stile big brother, calano la falce della censura quando uno meno se l'aspetta e soprattutto senza sapere perchè. "Hai violato gli standard della comunità", scrivono...ma chi è che scrive? Non si sa, è un segreto, sembra il KGB e, sono sincera, fa anche un po' impressione. Dopo l'annuncio di Trump su Gerusalemme, tutti i media, TV , giornali, web, hanno strombazzato la notizia sui tre giorni della rabbia promossi dai palestinisti che avrebbero avuto inizio il venerdì, giorno di culto per i musulmani. Basandomi su questa notizia e sulle immagini dei disordini che la televisione ci proponeva all'inizio di ogni telegiornale, ho scritto su Facebook queste parole: " gli ebrei nella giornata di sabato pregano, se religiosi, chi non lo è si riposa o si diverte. I cristiani la domenica fanno la stessa cosa. I musulmani aspettano il venerdì per scatenarsi nelle giornate della rabbia e correre per le strade lanciando sassi e molotov" Questo era il concetto, nessuna parola di offesa all'islam, solamente pura e semplice attualità. Eppure queste parole sono state censurate e la sottoscritta è stata bloccata per tre giorni che significa non poter nemmeno entrare nel social, non solo scrivervi. E va bene, pazienza, non fa certo male riposare il cervello per qualche giorno e non parlare di politica con gli amici virtuali o meno, quello che fa letteralmente infuriare però è la parzialità dei giudizi di chi controlla. Facebook ospita decine di pagine che invitano alla distruzione di Israele, decine di pagine di odio puro, di "ammazza gli ebrei", di "bombardiamo Israele", di "Israele stato terrorista" e tutte le offese che possono uscire dalla tastiera di antisemiti scatenati come cani rabbiosi. Alle nostre segnalazioni, e ne abbiamo la prova, Facebook risponde semplicemente che "non violano gli standard della comunità". Dunque, aprire pagine con tanto di svastiche, di falce e martello accomunate alla bandiera palestinese e pubblicare immagini fake di soldati che maltrattano i bambini palestinesi ( per poi scoprire che non si tratta di soldati israeliani nè di bambini palestinesi), invocare la morte degli ebrei, scrivere che bisogna finire il lavoro di Hitler, tutto questo e molto altro non viola gli standard di facebook. Ma allora che cavolo di standard sono? Chi offende ebrei o cristiani e ne augura la morte la passa liscia, chi come me scrive di cose realmente accadute viene censurato e punito. In un primo momento credevamo che la censura si fosse abbattuta a causa del mio articolo sul Papa, per fortuna non è stato così e alla fine sono riuscita a scoprire il motivo. I musulmani non si toccano, ammazzano, sparano, fanno casino, distruggono mezze città ma guai a dirlo. Se i musulmani risultano intoccabili, i palestinisti sono addirittura sacri. Bestemmiare, augurare che l'isis colpisca ancora e colpisca meglio, sperare in una definitiva Shoah, augurarsi addirittura che il Califfato colpisca il Vaticano, tutto questo e molto altro viene tollerato e in qualche modo giustificato anche se viola del tutto gli standard della civiltà e dell'essere umani. No , la giustizia non è di questo mondo e il Grande Fratello Facebook ne è la patetica ma anche tragica dimostrazione.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, Capitale di Israele, unica e indivisibile"

 


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