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Carlo Panella
Islam
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L'islam in Europa e il diritto alla blasfemia 13/11/2020
L'islam in Europa e il diritto alla blasfemia
Analisi di Carlo Panella

Diamo oggi il benvenuto a Carlo Panella tra i collaboratori di IC. Tutti gli articoli di Panella, tra i principali esperti di islam in Italia che non fanno sconti sulla base del politicamente corretto, saranno pubblicati in una rubrica, la trovate sulla colonna di sinistra in home page.

Ecco l'articolo:

(da L'Avanti)

“Difenderemo sempre il diritto alla blasfemia”: su questo forte e, per certi versi, sconcertante proclama, François Macron, lancia oggi la battaglia tra una agguerrita Francia laica e l’Islam, non solo jihadista, ma anche “moderato”. Su questo terreno, indica il presidente francese, corre il sangue delle vittime dell’islamofascismo. Di più, Macron il 2 ottobre, prima della ultima scia di attentati, ha di fatto aperto la sua campagna per la rielezione con un vigoroso discorso contro il “separatismo” dei musulmani che ha radicalmente modificato il paradigma stesso della lotta al jihadismo dei leader europei. Non più solo la dura lotta securitaria alla violenza jihadista, ma anche il contrasto ai tanti musulmani francesi non violenti che pretendono di sovrapporre la sharia alle leggi della République. Terreno di cultura del jihadismo. Il proclama di un nuovo Kulturkampf tra sfera religiosa e Stato. Macron, proclamando il diritto alla blasfemia e insieme indicando nel separatismo islamico l’avversario da battere, allarga radicalmente i confini del contrasto al terrorismo jihadista. Non piú ecumeniche condanne verbali delle stragi jihadisti, mano nella mano con gli ulema musulmani “moderati”, inutile e vacuo rito, ma un discrimine netto. Da una parte, la rivendicazione piena, laica, radicale del diritto di pensiero e di espressione, inclusa quella blasfemia che i Musulmani moderati aborrono e condannano. Dall’altra, l’arcipelago diffuso dei musulmani che non progettano attentati, ma che nel quotidiano pretendono di imporre la legge e le usanze islamiche sul suolo francese. Non certo tutti i musulmani di Francia, chiarisce Macron, ma un ampia e sfrontata minoranza. Sullo sfondo, gli echi del processo a Parigi ai mandanti della strage di Charlie Hebdo che sconvolgono l’anima della Francia. Ferita sanguinante di un paese nel quale dal 2015 a oggi il jihadismo ha mietuto quasi trecento vittime.


Macron distrugge, nega le tante teorie del jihadismo frutto di emarginazione sociale e frustrazione, tanto care al politically correct (e alla Chiesa), quasi fosse colpa nostra, dell’Occidente, isola i tanti intellettuali europei opportunisti sulle vignette di Charlie Hebdo, prende le distanze da un Papa Francesco che aveva incredibilmente giustificato gli autori di quell’attentato e indica il legame di causa-effetto tra il jihadismo e il grande vaso di una identità islamica, apparentemente non violenta, ma che rifiuta i principi laici e le leggi della Repubblica: “Gli attentati sono ovviamente la forma più evidente e tragica degli effetti del separatismo, ma dietro di loro c’è la presa in ostaggio di interi quartieri, le pressioni e le minacce fondamentaliste nei servizi pubblici per imporre la norma religiosa shariatica, la descolarizzazione dei giovani, il comunitarismo auto ghettizzante nelle associazioni sportive, l’indottrinamento shariatico, gli attentati alla libertà di coscienza, al principio della dignità umana o all’uguaglianza tra donne e uomini, tutte pratiche che hanno colpito è confuso il nostro vivere comune nella più piena intimità”. Da questa analisi totalmente innovativa, che pone il pensiero laico sulla scia del ragionamento teologico di papa Ratzinger a Ratisbona sul rifiuto islamico dell’intrinseco rapporto tra fede e ragione, Macron parte per delineare il suo nuovo programma: “Dobbiamo contrastare l’islamismo radicale che esprime una volontà rivendicata, manifesta, una organizzazione metodica per contravvenire alle leggi della Repubblica e creare un ordine parallelo; il problema è il pericolo è questo islamismo radicale che afferma che le proprie leggi sono superiori a quelle della Repubblica”. Il tutto a partire dalla premessa ben poco scontata: “L’Islam è una religione in crisi; Fratelli Musulmani, salafiti e wahabiti sono i portatori di quei semi del male che infettano la società francese”. È palese la volontà di Macron di sfidare Marine Le Pen nelle prossime presidenziali sul suo stesso terreno, di evidenziare le confuse timidezze della sinistra sui problemi posti dall’Islam e di consolidare i favori del grande centro elettorale, sconvolto non solo dal jihadismo, ma anche da una prepotenza di tanti islamici, vissuta nel quotidiano. Macron si contrappone così, in un contrasto epocale, a Tayyp Erdogan, che incarna in pieno un islamismo connivente o generatore di jihadismo e anche l’avversario nel rovente scontro geopolitico in atto nel Mediterraneo. Erdogan è infatti l’autore, il simbolo, della distruzione dello Stato laico in Turchia per reiterata, massiccia, volontà e consenso popolare in molteplici elezioni. Erdogan sfida Francia e Europa in Libia, in Nagorno Karabakh, invia le sue cannoniere per sottrarre alla Grecia gli immensi giacimenti di metano del Mediterraneo, dà del demente a Macron e promuove il boicottaggio delle merci francesi. Si erge a campione di un Islam espansionista neo ottomano e aggressivo. Un clamoroso Kulturkampf in atto tra le due sponde del Mediterraneo dal quale dipende tanta parte di un Europa che ospita decine di milioni di musulmani In gioco la sottomissione o meno all’Islam fondamentalista.

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Carlo Panella
Giornalista, scrittore, autore de “Il libro nero del Califfato”


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