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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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'Perché cos'eri se non nostalgia Israele?' 30/08/2020
'Perché cos'eri se non nostalgia Israele?'
A cura di Diego Gabutti

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Diego Gabutti

Borges in Israele. Le lettere tra lo scrittore e David Ben-Gurion - Pangea
Jorge Luis Borges con David Ben Gurion in Israele

Nato il 24 agosto del 1899 a Buenos Aires, Jorge Luis Borges è riconosciuto come una delle figure più importanti della letteratura universale. Inoltre, è considerato uno degli scrittori più grandi ignorato dal Nobel per la letteratura. “Non concedermi il Nobel è diventata una tradizione scandinava”, era solito dire lo scrittore, scherzando intorno a questa clamorosa dimenticanza. Su questo gigante molto è stato scritto, poco nota, piuttosto, è la sua ammirazione per l’ebraismo e la curiosità nei confronti dello Stato di Israele. Questo sentimento riluce chiaramente nello scambio epistolare intrattenuto con David Ben-Gurion, fondatore e primo ministro di Israele. Già afflitto dalla cecità, il 16 ottobre del 1966 Borges dettò alcune righe da inviare al politico israeliano, rimarcando “la mia ammirazione verso il suo lavoro… Forse non è pienamente consapevole dell’affinità che ho sempre sentito verso il suo ammirevole popolo… Ho studiato a fondo l’opera di Spinoza, ho cercato di comprende l’intricato, intrigante universo della Kabbalah attraverso gli scritto di Martin Buber e di Gershom Scholem… Al di là del sangue, dato dal caso, siamo tutti greci ed ebrei”. Ben-Gurion rispose senza indugi al grande scrittore. “La ringrazio profondamente per la lettera. Tramite l’ambasciata israeliana a Buenos Aires ho sentito parlare della sua personalità, della sua magnifica opera letteraria e del suo atteggiamento verso Israele e la sua eredità spirituale. Noto, nella sua lettera, che ci accomuna l’amore per la Grecia e per la sapienza ebraica. Sarei felicissimo se volesse visitare il nostro paese, ospite nella mia casa, nel deserto del Negev”. Borges accettò l’invito: trascorse in Israele dieci giorni, all’inizio del 1969, e incontrò per la prima volta Ben-Gurion. Tornato in Argentina, Borges scrisse: “Ho visitato la più giovane e la più antica delle nazioni”.

Baruch Tenembaum

Si riproduce in parte l’articolo “We are all Greek and Hebrew” pubblicato su “The Jerusalem Post”

Da “El Aleph”, che s’incardina sulla prima lettera dell’alfabeto ebraico, alle poesie – diverse – dedicate a Spinoza (“Intaglia un arduo vetro: l’infinito/ Ritratto di Chi è tutte le Sue stelle”), è arduo gioco enigmistico rintracciare fonti ebraiche nell’opera di Borges, che in diverse occasioni disse di sentirsi ebreo. L’adesione all’ebraismo era, nel suo caso, culturale: lo studio della Kabbalah e l’idea del Libro dei Libri, il libro che possiede tutti i significati, che presiede a tutte le opinioni e risolve tutte le interpretazioni, infuocarono la sua immaginazione narrativa. Come i poemi islandesi di Snorri, i paraventi giapponesi, i racconti di Erodoto. In una delle sue raccolte di poesia più note, “Elogio dell’ombra”, Borges mette in versi il suo viaggio in Terra Santa: la poesia s’intitola “Israele, 1969”, ed è posta tra una “Invocazione a Joyce”, i “Frammenti di un vangelo apocrifo”, una poesia dedicata a “Eraclito”.

Israele, 1969
Temetti che in Israele attendesse con dolcezza insidiosa la nostalgia che secoli d’esilio accumularono, triste tesoro, nelle città degli infedeli, nei ghetti, nei tramonti della steppa, nei sogni, la nostalgia di quelli che ti piansero, Gerusalemme, schiavi in babilonia. Perché cos’eri se non nostalgia, Israele, se non voler salvare tra le forme incostanti del tempo, la liturgia, il tuo vecchio libro magico, il tuo star solo con Dio? Invece, la più antica delle patrie è anche la più giovane. Non hai tentato con giardini gli uomini, né con l’oro e il suo tedio, bensì con il rigore, terra estrema. Israele senza parole ha detto: tu scorderai chi sei. Scorderai l’altro che lasciasti. Scorderai chi tu fosti nelle terre che ti dettero sere e mattini e cui tu non darai la nostalgia. Scorderai la tua lingua paterna, imparerai quella del Paradiso. Sarai un israelita, un soldato. Costruirai la patria con fangaie; l’innalzerai con deserti. Con te sarà al lavoro tuo fratello, di cui ignori il volto. Solo una cosa ti è promessa: il tuo posto nella battaglia.
Jorge Luis Borges

(la traduzione è di Francesco Tentori Montalto)

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