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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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Se leggi Lee Child non ti potrai addormentare 08/06/2020
Se leggi Lee Child non ti potrai addormentare
Il consiglio di Diego Gabutti

Il passato non muore eBook: Child, Lee: Amazon.it: Kindle Store
Lee Child, Il passato non muore, Longanesi 2020, pp. 400, 20,00 euro, eBook 10,99 euro.

Stephen King, nel serial della Torre nera, definisce Clint Eastwood «un campione assoluto di spaccaculaggine». Vale la stessa definizione, elevata alla seconda o terza potenza, anche per Jack Reacher, l’eroe vagabondo e giustiziere di Lee Child. Come Eastwood nei suoi film più sgangherati, anche Jack Reacher, nelle storie da quattro soldi di cui è protagonista, recita la parte dell’eroe che gira il mondo spaccando il culo (con rispetto parlando) ai «malamente»: gangster, pervertiti, terroristi, politici e militari corrotti, stupratori, trafficanti di cocaina e via così, un peccatore sopra le righe dopo l’altro. Storie da quattro soldi, ma in stato di grazia, sia ben chiaro. Storie, cioè, semplicemente perfette, come i primi romanzi di Mickey Spillane e l’opera omnia di Ian Fleming, o come, per restare alla «spaccaculaggine», i film di Sergio Leone e di Don Siegel (quelli in cui Eastwood porta il poncho cavalcando un asino oppure prende la mira con la 44 Magnum senza smettere di masticare un hot dog). Nemico del crimine, grande e grosso, pittorescamente asociale, Reacher non ha una casa ma pernotta nei motel o nei Bed & Breakfasts che incontra lungo la via. Ex ufficiale della polizia militare, che ha lasciato per diventare un globe trotter spaccaculi, Richard mangia dove capita e non ha un cellulare. Niente carte di credito: si fa spedire i pochi dollari di cui ha bisogno dalla sua banca. Non ha una valigia né una borsa da viaggio: compra biancheria nuova e nuovi abiti di ricambio ogni due o tre giorni, butta i vecchi nella spazzatura, e intanto vaga attraverso gli Stati Uniti, da un capo all’altro, di città in città, sempre capitando (è destino) su culi da spaccare. Legge poco, e parla meno ancora. Nessun amico, fatta eccezione per qualche ex commilitone, che però incontra solo in occasioni speciali (quando c’è qualche culo da spaccare). Niente o rarissimi gli alcolici, ma come Balzac (sua madre era francese, nonché eroina segreta della Résistance) Reacher consuma caffè in quantità industriali. Come un Jack Kerouac senza birre da scolare né estasi da sperimentare, preferisce l’autostop a qualunque altro mezzo di trasporto (l’autostop, per qualche oscura ragione, favorisce gli incontri che portano a praticare lo sport di cui è il campione assoluto). Stranamente, in questa sua ultima avventura, Il passato non muore, non ci sono donne che cadono ai suoi piedi, come succede di solito, ma soltanto perché la trama è troppo adrenalinica e non c’è tempo per le smancerie. Reacher (che di tanto in tanto scopre qualche nuovo scheletro nell’armadio di famiglia) stavolta capita per caso nella piccola città di Laconia, New Hampshire, dove non è mai stato, ma dov’è nato suo padre (Stan Reacher buonanima è morto più di trent’anni prima dopo una lunga e tumultuosa carriera nel corpo dei marines, ma era davvero «Stan» o c’è sotto un mistero?). Niente donne, per una volta, salvo una stretta di mano troppo insistita, alla fine della storia, con una giovane capa poliziotta di Laconia. In compenso, Reacher non si fa mancare un burrascoso tête-à-tête con un gruppo particolarmente feroce e bislacco di vilain iperbolici (e persino un po’ flower power, per dire così, come negli anni sessanta, quando al cinema, nei fumetti, nei romanzi e in tivù dilagavano i Goldfinger, i Doctor No e i cattivi pop art tra Roy Lichtenstein e Andy Wharol dei telefilm di Batman). A tutti costoro, con un piccolo aiuto da parte delle loro giovani vittime, Reacher spacca decisamente e definitivamente il culo tra gli «ola» dei lettori (ho cominciato a leggere il romanzo alle undici di sera e mi sono addormentato, felice e appagato, soltanto dopo le tre, a romanzo finito, quando anche all’ultimo vilain era stato chiuso il conto). Lee Child non è Thomas Mann, e nemmeno Ian Fleming o Le Carrè. Però scrive romanzi sempre perfetti, mai una sbavatura, non una parola di troppo (come riusciva a Fleming, ma non riesce a Le Carrè, e meno ancora riusciva a Thomas Mann). Ogni tanto, in attesa del suo nuovo romanzo, ne rileggo uno vecchio.

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Diego Gabutti

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