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Diego Gabutti
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Verso le elezioni in Emilia Romagna: benvenuti nel Paese del melodramma 22/01/2020
Verso le elezioni in Emilia Romagna: benvenuti nel Paese del melodramma
Commento di Diego Gabutti  

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Lucia Borgonzoni

Finora, qui nel paese del melodramma, c’era un solo precedente: la mamma crudele che, invece di comprare balocchi per la sua bambina, comprava soltanto profumi per sé. E già questo aveva suscitato scandalo. Ma adesso c’è di peggio: il babbo fellone e progressista di Lucia Borgonzoni che, invece di tifare per la figlia candidata alla presidenza della regione Emilia-Romagna, tifa per il suo avversario dalla testa pelata, e dice della sua bambina: «Dovrebbe essere, come me, una sincera democratica, o almeno una sardina, e invece è una sovranista calzata e vestita, e oltretutto racconta in giro di non avermi più parlato da quando aveva cinque anni, una bugia assoluta.Si vergogni». Un tempo, quando Filumena Marturano tirava a sposare Domenico Soriano detto Mimmo«’o pleiboi», i figli erano «piezz’e core»; uno o due millenni prima, ai tempi di Cornelia, figlia di Scipione l’Africano e madre di Tiberio e Caio Gracco, i figli erano «ornamenta mea», i miei gioielli.

Anche adesso, quando una figlia o un figlio cercano di sistemarsi, per esempio laureandosi in pseudoscienze (psicologia, scienza della comunicazione) oppure mirando alla presidenza d’una regione, i genitori sono solidali, anche quando dentro di sé disapprovano (e ce n’è ben donde). Ed ecco apparire Giambattista Borgonzoni, architetto e pittore, che non pago di gufare contro la piccola Lucia, sua figlioletta, si fa fotografare insieme al boss delle sardine mentre omaggia il movimento antisovranista (nonché pro-amore e anti-odio) con uno dei suoi dipinti. Datato 1971, annata tra le più pregiate, l’equivalente del suo periodo blu, il quadro di Giambattista Borgonzoni è riccamente (oserei dire baroccamente) incorniciato e ha per titolo Paesaggio per Keplero. Non è ben chiaro, dalla foto di Mattia Santori (il Di Maio del partito sardinista) che riceve il dipinto dalle mani dell’autore, che cosa il quadro precisamente raffiguri: mi pare un letto, forse una bocca femminile molto siliconata surrealist style in primo piano(ma potrebbe essere soltanto una poltrona, o chissà) e, quanto a «Keplero», nemmeno l’ombra. Sempre modesto, come tutti i grandi artisti, Borgonzoni consegna ai sardinisti esultanti la sua opera, sorride ai paparazzi, pancia in dentro, petto in fuori, e declama con l’aria di Picasso che allunga la colomba della pace all’agitprop stalinista: «Ecco un regalo per il vostro movimento: il risveglio culturale e politico va premiato». Per sé la gloria, o almeno un quarto d’ora di celebrità, e per i sardinisti, che non sono figli suoi ma di Prodi e del PD, un balocco: il Paesaggio per Keplero, un’opera immortale che potranno vantaggiosamente sistemare in soffitta, insieme all’orologio a cucù della bisnonna, alla vecchia Olivetti 22 dello zio Peppino, alla macchina da cucire di mammà e allo scatolone con le statuette dei Gormiti, con le quali i sardinisti giocavano da bambini, prima che gli crescessero le branchie. A Lucia, invece, niente balocchi, e tanto meno una parola buona. Ma un «si vergogni». Non so voi, ma io sono curioso e mi chiedo cos’avrà mai fatto la Bergonzoni figlia al Bergonzoni padre per meritarne un tale disamore? Se davvero, come sostiene lei, i due non si frequentano da quando Lucia aveva cinque anni, il peggior sgarbo che Lucia può aver fatto al suo papà è d’averlo tenuto sveglio di notte, da neonata. Potrebbe anche essersi rifiutata, ai tempi della scuola materna, di mangiare gli spinaci, come in un fumetto del Monello o del Corriere dei Piccoli, oppure potrebbe avere profanato un dipinto del babbo spremendoci sopra un tubetto o due di colori a olio, ma più di questo non sembra possibile. A meno, naturalmente, che il babbo sia di carattere rancoroso, e non perdoni nemmeno gli sgarbi minori, tipo le boccacce o la pipì a letto. Personalmente, però, gradirei notizie più precise, a chiarimento dei misteri di casa Borgonzoni.

Mi chiedo se i gazzettieri del Fatto quotidiano e delle altre nobili testate votate al giornalismo di denuncia che allungano il microfono, ogni due per tre, all’architetto e pittore Borgonzoni, non gli potrebbero chiedere, una volta che il babbo abbia finito d’insolentire la bambina, anche cosa c’è sotto questa faida familiare? Con una simile inchiesta – simile per rilevanza a tutte le altre inchieste dei loro giornali (i segreti d’alcova di Silvio Berlusconi, le tangenti per lo più immaginarie addebitate ai politici non giustizialisti à la Di Pietro né ridicoli à la Di Maio) – le grandi firme del Fatto quotidiano si guadagnerebbero il Pulitzer. A pensarci, però, non c’è soltanto il precedente della madre snaturata che nega i balocchi alla sua piccolina e intanto fa incetta di «cipria e colonia Coty» (che poi «ella sparge nel salotto profumato» quando porge il labbro tumido al peccato).C’è un altro precedente: quello del babbo di Gad Lerner, il vecchio Moshe Lerner, che ha querelato il figlio per diffamazione (non so come sia finita la causa,sul web non se ne parla, ma spero che almeno il nonno di Gad Lerner abbia avuto il buon senso di tenersi fuori dal conflitto e non sia stato querelato da nessuno di famiglia per aver preso le parti del figlio o del nipote). Non vorrei fare dell’allarmismo. Ma potrebbe profilarsi anche un’altra di queste tragedie elisabettiane. Pensate al padre del nostro premier (ma anche a uno zio, a un cugino) che l’altro giorno abbia assistito al suo tentativo di conquistare un posto in prima fila nella fotografia di gruppo dei partecipanti al vertice europeo sulla crisi libica. Dov’è il mio posto? Lì. No, qui. Ah, nemmeno qui. Posso sistemarmi tra voi due? No? Perché no? Stringetevi un po’, mi faccio piccolo. Ah, be’, se è no è no. Che modi! Era una comica finale, rigorosamente muta, di Buster Keaton o Charlie Chaplin. Una gioia per i cinefili, ma a un parente, persino a un padre, può scappare la pazienza. E allora può capitare che ti mandi a letto senza cena.

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Diego Gabutti

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