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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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Ecco la Sinistra 5 stelle 23/09/2019
Ecco la Sinistra 5 stelle
Commento di Diego Gabutti

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Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio

Sul fronte progressista (dove ha spopolato per settant’anni la sinistra preistorica di Togliatti, Berlinguer, Occhetto, Veltroni, D’Alema e Ditta cantante) c’è stato un colpo di scena: è nata la Sinistra 5 Stelle. Prima la dittatura del proletariato: il Gulag, La Corazzata Potemkin, Baffone, Berija, l’Armata Rossa. Poi la «democrazia», vuoi «popolare» vuoi «progressiva», dei carri armati a Budapest e Praga, del compromesso storico, della P38 e dei compagni che sbagliano (tipo Breznev in Afghanistan e Pol Pot in Cambogia). E adesso, allegria, la democrazia «diretta» della Piattaforma Rousseau, di Nicola Zingaretti e Davide Casaleggio, di Beppe Grillo e Dario Franceschini, dei radical chic e di quelli che il presidente campano, Vincenzo De Luca, chiama efficacemente «le mezze pippe» (all’inizio soltanto «Dibba» e Di Maio, poi l’intero baraccone dei fenomeni viventi). Questo per dire il gran quadro storico dei progressi dello spirito umano. E anche per dire che più fuori tema di così la «sinistra» ex, post, vetero e neo comunista non era mai andata (e pensare che soltanto negli ultimi vent’anni, ci sono stati «l’Ulivo mondiale» di Romano Prodi e Bossi e Fini «costole della sinistra»). Né era mai caduta più in basso. Nel tempo dei tempi, quando il PCI anelava ad allearsi con la DC per invidia del partito socialista, i suoi capi cercavano d’arruffianarsi Giulio Andreotti, Aldo Moro e Amintore Fanfani, gente dura e rispettabile, mentre adesso il PD sbava dietro Laura Castelli, «Giuseppi» Conte e Vincenzo Spadafora, duri soltanto di comprendonio, e poco presentabili persino agli occhi degli editorialisti di Repubblica e del Foglio, che pure tifano per la Sinistra ½ Pippa in odio agli ex lombardi immaginari (oggi italiani chimerici) di Matteo Salvini.

Pietro Ingrao fremeva per la barba tabaccosa di Fídel, oggi Gianni Cuperlo stravede per le treccioline di Greta. C’erano le Frattocchie, adesso c’è la Grillo e Casaleggio Associati. Un tempo, quando le capitava di straparlare in materia economica, la sinistra mesozoica inneggiava ai piani quinquennali e ai trionfi dell’industria pesante in URSS (altro che green economy). Oggi esulta per la tassa sui voli low cost e sulle merendine. Un tempo la classe operaia doveva «dirigere tutto» e oggi a dirigere tutto sono gli ex bibitari partenopei e i fratelli sfigati e fuori parte degli attori più o meno (meno che più) famosi. Non è soltanto un bel quadro storico dei progressi dello spirito umano. È anche un bel colpo d’occhio. Scampati a Tangentopoli, sopravvissuti a Berlusconi, eccoci qui a rimirare Nicola Zingaretti, Chiara Appendino (o Virginia Raggi, a scelta) e Gigio Di Maio che si prendono a braccetto e avanzano, danzando e cantando, sul Sentiero Giallo, Over the Rainbow. Come la piccola Dorothy, come il Leone Fifone e l’Uomo di Latta, il segretario democratico e i suoi nuovi alleati sono diretti alla Città di Smeraldo, dove regna il Mago di Oz (un mago farlocco, per restare in tema d’imposture). Manca, fateci caso, l’Uomo di Paglia: Matteo Renzi si è infatti dileguato, uscendo a sorpresa dal film, ma senza rinunciare al controllo del cast e della sceneggiatura. Prima ha costretto il Leone Fifone (cioè Zingaretti, per non far nomi ma cognomi) a fidanzarsi con Dorothy Appendino e con l’Uomo di Latta (Di Maio, balocco telecomandato stile Toy Story della Grillo e Casaleggio Associati). Ottenuto quel che si prefiggeva, cioè una coproduzione tra sinistra mesozoica e mezze pippe, Renzi è tornato a mangiare pop corn, come all’inizio della legislatura. Capotavola invisibile della maggioranza di governo, il fondatore d’Italia Viva smanetta tranquillo l’iPhone in attesa che la Sinistra ½ Pippa si sfracelli contro le politiche dell’immigrazione, la legge di bilancio, il debito in crescita perenne, le belinate di LeU, il PIL in caduta libera, le gaffe prevedibilmente memorabili del ministero degli esteri, quelle non meno scontate e catastrofiche di Palazzo Chigi, l’eterno ritorno di Pierluigi Bersani, le liste uniche in Umbria. Lui, Renzi, è insieme il regista, l’autore della storia e il critico cinematografico: dopo aver distribuito le parti, s’accinge a distribuire anche bacchettate sulle dita e pizzicotti sulle guance ai protagonisti (ma saranno più le bacchettate che i buffetti, conoscendo loro e lui).

Morale: non c’è bisogno d’un astrologo per profetizzare che Gigetto e Zingaretti, simili al cieco che aiuta lo zoppo a traversare una strada molto trafficata, porteranno il populismo e la sinistra alla rovina sotto lo sguardo impassibile di Matteo Renzi. Come ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere di domenica, «sarebbe anche uno spettacolo divertente, se non riguardasse proprio noi» (e se amassimo l’orrido). Complimenti, in ogni modo, al regista dell’operazione, che dopo aver incarnato, col referendum costituzionale, la sola chance che abbia avuto la sinistra, negli ultimi venticinque anni, d’uscire dal suo coma massimalista, e dopo aver sgombrato il campo dal salvinismo sovranista, s’appresta a staccare la spina anche alla Sinistra ½ Pippa, alla quale tutti auguriamo una fine pietosa.


Diego Gabutti
Già collaboratore del Giornale (di Indro Montanelli), di Sette (Corriere della Sera), e di numerose testate giornalistiche, corsivista e commentatore di Italia Oggi, direttore responsabile della rivista n+1 e, tra i suoi libri: "Un’avventura di Amedeo Bordiga" (Longanesi,1982), "C’era una volta in America, un saggio-intervista-romanzo sul cinema di Sergio Leone" (Rizzoli, 1984, e Milieu, 2015); "Millennium. Da Erik il Rosso al cyberspazio. Avventure filosofiche e letterarie degli ultimi dieci secoli" (Rubbettino, 2003). "Cospiratori e poeti, dalla Comune di Parigi al Maggio'68" (2018 Neri Pozza ed.)

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