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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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'Gli irriducibili. I giovani ribelli italiani che sfidarono Mussolini', di Mirella Serri 06/09/2019
'Gli irriducibili. I giovani ribelli italiani che sfidarono Mussolini', di Mirella Serri
Recensione/commento di Diego Gabutti


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Mirella Serri, "Gli irriducibili. I giovani ribelli italiani che sfidarono Mussolini", Longanesi 2019.

Secondo la vulgata editoriale e giornalistica corrente, l’antifascismo si divide in due: la Resistenza rossa, tradita dall’esercito d’okkupazione americano e dai partiti demokratici che hanno ignobilmente impedito al partito comunista di trasformare l’Italia in una felice e prosperosa provincia dell’Impero sovietico, e il «fascismo antifascista», cioè il fascismo soi-disant frondista dei Lajolo, dei Vittorini e dei Montanelli, che si vantavano d’aver combattuto il fascismo in segreto e dall’interno con risatine, maldicenze, calembour e barzellette. I protagonisti delle due Resistenze hanno ostentato per anni, come un cavalierato, la loro principale benemerenza ideologica e politica: «Ci avevamo creduto». Montanelli ed Vittorini avevano creduto nel duro e puro «fascismo delle origini», Manifesto della razza compreso, salvo un tardivo disinganno; i capi comunisti (erano giovani, e bisogna capirli) avevano creduto nello stalinismo, al cui confronto il fascismo era una bazzecola, ma loro non se n’erano accorti (nessuno gli diceva mai niente); quanto a Davide Lajolo e ai suoi amici «fascisti di sinistra» e «socializzatori», essi avevano creduto sia nel DUX che nel Padre dei popoli, e senza nemmeno dover cambiare opinione, nel passaggio da un totalitarismo all’altro, ma solo la cimice all’occhiello della giacca. C’è un terzo antifascismo, però, e Mirella Serri ne racconta la storia nel suo nuovo libro, Gli irriducibili, prezioso al pari di quelli che lo hanno preceduto. È l’antifascismo di chi nel fascismo (e nel carnevale dannunziano, un altro cult della nostra editoria) non ci ha mai creduto, o che se lo ha fatto lo ha fatto per poco, accorgendosi in fretta quel che si stava preparando nell’Europa uscita dalle trincee della Grande guerra. È l’antifascismo risoluto e temerario dei socialisti e dei liberali, dei lavoratori con la testa sul collo, dei pionieri del sionismo italiano, di Carlo e Nello Rosselli, dei fuorusciti, di Giustizia e Libertà, dei giovani intellettuali braccati dall’OVRA, dei primi «kibbutz» italiani in Eretz Yisrael e degli ebrei di Tunisi, dei fratelli Sereni (tra cui Emilio, il bolscevico tutto d’un pezzo, solidale con Stalin negli anni trenta e con l’Armata rossa nel 1956) e delle loro famiglie. Gli irriducibili vedono lontano, racconta Serri, ed entrano nei ranghi dell’opposizione ai sabati fascisti, alle «battaglie del grano» e ai salti nel cerchio di fuoco senza esitazione, come chi ha capito che, nel paese del Tribunale speciale e del superamento della democrazia imbelle, non c’è altra scelta: o noi o Lui, caro lei. Storica dell’Italia post giolittiana, l’Italia cialtrona (oggi diremmo populista) che scivola giù per il gran toboga del fascismo, una picchiata vertiginosa che durerà vent’anni, dalla Marcia su Roma alla proclamazione dell’Impero, dalle leggi razziali alla dichiarazione di guerra, Mirella Serri ha scritto alcuni libri fondamentali per mettere a fuoco la storia e il carattere degl’italiani (e in particolare dell’intellighenzia italiana): I redenti, I sorvegliati speciali, Gli invisibili, Bambini in fuga. Ogni libro, un’Italia. E in ciascuna di queste Italie solo apparentemente vintage (i trasformismi, la prepotenza delle istituzioni, le viltà e i rari episodi eroici, la demagogia, i sorrisi da squalo dei potenti sono tutti evergreen) affondano le radici dell’Italia presente con i suoi «vaffa», le sue istituzioni spericolate, la sua sintassi traballante, i suoi intellò per tutte le stagioni, i suoi Papeete. Con Gli irriducibili, Mirella Serri aggiunge al suo repertorio una speciale (e rarissima) varietà d’italiani, la cui eredità sarà reclamata prima o poi (una prece al ciel levando) da qualche contemporaneo: gl’italiani coraggiosi, che riconoscono i tiranni e gli aspiranti tiranni al primo sguardo, e che non ne banalizzano la natura. Non sono soltanto storie di combattenti senza macchia, «praticamente (e politicamente) perfetti» come Mary Poppins. Anche allora, tra le due guerre, l’Italia è quella che è, e gl’italiani quelli che sono. Tra loro c’è chi s’arruola nel Mossad e collabora con i servizi segreti inglesi, come Ada ed Enzo Sereni, ma c’è anche chi, come Emilio Sereni, si converte a uno stalinismo cieco, e che sottoscrive, ebreo com’è, quello che scrivono i giornali comunisti nel 1939, quando Stalin e Hitler stipulano il patto di non aggressione tra URSS e Germania: «È dovere degli atei marxisti aiutare i nazisti nella campagna antisemita». Quella dei fratelli Sereni, dei liberalsocialisti di Giustizia e Libertà, dei comunisti scapigliati Giorgio Amendola e Maurizio Valenzi, l’Italia di chi si batte senza esclusioni di colpi con la polizia di Mussolini non è soltanto l’Italia degl’irriducibili. È anche l’Italia imperfetta e gaglioffa del liberalismo in salsa bolscevica di Piero Gobetti, dei passi falsi di Benedetto Croce in favore del primo fascismo, dell’anarchismo fiumano, dell’intellighenzia socialista e «liberale» caduta sotto l’incantesimo leninista e decisa a «fare come in Russia». Speriamo in nuovi (e migliori) «irriducibili», naturalmente. Ma senza farci troppe illusioni. Basta accendere la televisione, sfogliare un giornale, oppure accedere a un qualsivoglia «social», per capire che (come ai poliziotti secondo Philip Marlowe, il detective di Raymond Chandler) non è stato ancora inventato il modo per dire addio a quest’Italia gaglioffa e irredimibile.


Diego Gabutti
Già collaboratore del Giornale (di Indro Montanelli), di Sette (Corriere della Sera), e di numerose testate giornalistiche, corsivista e commentatore di Italia Oggi, direttore responsabile della rivista n+1 e, tra i suoi libri: "Un’avventura di Amedeo Bordiga" (Longanesi,1982), "C’era una volta in America, un saggio-intervista-romanzo sul cinema di Sergio Leone" (Rizzoli, 1984, e Milieu, 2015); "Millennium. Da Erik il Rosso al cyberspazio. Avventure filosofiche e letterarie degli ultimi dieci secoli" (Rubbettino, 2003). "Cospiratori e poeti, dalla Comune di Parigi al Maggio'68" (2018 Neri Pozza ed.)

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