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Diego Gabutti
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Dopo aver ucciso 36 milioni di cinesi, adesso l'ex impero di Mao guida la FAO 29/06/2019

Dopo aver ucciso 36 milioni di cinesi, adesso l'ex impero di Mao guida la FAO 
Commento di Diego Gabutti

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 Mao: 36 milioni di morti 1958/1962-Stalin idem trent'anni prima

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Cina oggi: presidente FAO

Alla testa della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, c’è da qualche giorno un esponente della Cina comunista, il biologo Qu Dongyu, viceministro per gli affari politici e rurali del suo governo. Un governo che, negli anni sessanta dello scorso secolo, fu il diretto responsabile d’una piaga biblica, il cosiddetto «Grande balzo in avanti», che secondo il giornalista cinese Yang Jisheng, curatore di Tombstone.The Great ChineseFamine1958-1962, Penguin 2013, provocò non meno di 36 (trentasei) milioni di morti per fame nelle campagne cinesi (il pc cinese minimizza: i morti, si legge nella storia ufficiale del partito, furono «soltanto 10 milioni»… i capitalisti, si sa, esagerano sempre).
Di Yang Jisheng, all’indirizzo www.brunoleonimedia.it/public/OP/IBL-OP_100-Yang.pdf, si può scaricare La Grande carestia cinese 1958-1962. Cronaca di un’economia pianificata. Vi si può leggere che «il numero di 36 milioni equivale a 450 volte quello delle vittime della bomba atomica lanciata su Nagasaki il 9 agosto 1945. Questo numero equivale, inoltre, a 150 volte il numero delle vittime del terremoto del 28 luglio 1976 a Tangshan e supera il numero di morti della Prima guerra mondiale. La Prima guerra mondiale avvenne tra il 1914 e il 1918 e in media morirono meno di 2 milioni di persone all’anno. In Cina, nel 1960, in un solo anno, morirono di fame più di 15 milioni di persone.». 
Da un capo all’altro della Cina vi furono scene da horror film: «Secondo statistiche incomplete, in tutto il paese si registrarono migliaia di casi di cannibalismo. 
Nella provincia del Gansu, presso le 10 comuni popolari e le 41 squadre di produzione della prefettura di Lingxia, 588 persone mangiarono 337 cadaveri accertati. Nella sola comune popolare di Hongtai, 170 membri mangiarono 125 cadaveri e cinque persone vive. In sei degli otto gruppi operativi della squadra di produzione di Xiaogoumen vi furono casi di cannibalismo. 23 famiglie mangiarono 57 persone. 
Vi furono casi di cannibalismo all’interno dei nuclei familiari: i genitori arrivarono a cibarsi dei figli, i mariti delle mogli e i fratelli tra di loro. Alcuni mangiarono persone appena morte, altri cadaveri sotterrati da sette giorni. Venivano mangiati persino i morti sotterrati già da un mese». 
Accusati d’«occultare la produzione agricola», i contadini cinesi non soltanto morivano di fame ma venivano anche torturati e uccisi, come trent’anni prima nella Russia di Stalin, dove la collettivizzazione forzata delle campagne provocò una carestia analoga per vastità e catastrofe a quella suscitata dagli strateghi del Grande balzo in avanti (si veda La grande carestia di Anne Applebaum, Mondadori 2019). Scrive Yang Jisheng: «Yang Weiping, segretario del Comitato di partito della provincia dello Henan, ha fornito questi numeri: nelle due contee di Guangshan e Huangchuan le persone picchiate a morte furono 2104; nella sola contea di Huangchuan 254 persone rimasero menomate a causa delle percosse subite.Nel corso della campagna contro l’occultamento della produzione, nella contea di Xi vennero picchiate e perseguitate a morte 1065 persone, tra queste 226 morirono durante i pestaggi, 360 per le ferite riportate e 479 si suicidarono. Tra i quadri di base, 29 furono picchiati a morte e 46 rimasero menomati. 
Secondo le statistiche delle 9 brigate di produzione della comune popolare di Fanghu, 29 quadri picchiarono a morte 91 persone. WangXinyue, segretario della cellula di partito di una brigata, da solo picchiò a morte più di 150 persone. Un vicesegretario di nome ZhuBingtang cominciò a prendere a cinghiate chiunque vedesse e colpì in totale 44 persone. (…) A parte i calci e i pugni, l’esposizione al freddo e la privazione del cibo, sono stati impiegati decine di altri metodi di tortura di estrema crudeltà, come immergere il capo nell’acqua gelida, strappare i capelli, tagliare le orecchie, perforare il palmo delle mani con pungoli di bambù, spazzolare i denti con aghi di pino, marchiare a fuoco i capezzoli, riempire la bocca di carboni ardenti, strappare i peli pubici, perforare i genitali e seppellire persone ancora vive. 
Le persone in fuga dalle comuni, senza alcuna distinzione, venivano definite “criminali in fuga” e rinchiuse nei campi di lavoro forzato. A Xinyang vennero istituiti centinaia di centri di detenzione nei quali vennero incarcerati almeno 190.000 fuggitivi.
I detenuti erano costretti al digiuno, picchiati e maltrattati. Molti di loro persero la vita».
Ecco, è al rappresentante di questo regime (un regime che per i contadini e per gli affamati cinesi è stato l’esatto equivalente dell’Inferno di Dante e che, cinquant’anni dopo il grande flagello, insiste a pianificare la sua economia anche sub specie capitalismo selvaggio) che le Nazioni unite affidano le sorti dell’agricoltura e dell’alimentazione nel mondo. 
Qu Dongyu è stato proclamato grande timoniere della FAO a Roma, sembra col pieno assenso dei nostri populisti, che un giorno stravedono per Trump e il giorno dopo (ma anche il giorno stesso) tifano per Maduro, per Putin o per «il Presidente Ping».Al nostro populista in capo, Matteo Salvini, sono toccati «60 milioni di figli (noi italiani) da sfamare»? Al vice ministro cinese ne toccano sette miliardi. Dev’essere per questo che populisti e post maoisti hanno l’aria d’intendersi tra loro.
Socio di Casaleggio senior, che era notoriamente un fan della rivoluzione culturale e dei campi di rieducazione, Beppe Grillo c’invita a coltivare pomodori, zucchine e peperoni sul balcone di casa? Mao Zedong, il cannibale in capo, voleva che i contadini cinesi consegnassero tutta la produzione agricola al partito eche producessero acciaio (niente meno) nelle fornaci domestiche, cosiddette «da cortile».

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Diego Gabutti


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