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Antonio Donno
Israele/USA
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Ahmadinejad fa il moderato in vista delle elezioni iraniane. Astuzia levantina 12/03/2021
Ahmadinejad fa il moderato in vista delle elezioni iraniane. Astuzia levantina
Analisi di Antonio Donno

Mahmoud Ahmadinejad (@Ahmadinejad1956) | Twitter
Mahmoud Ahmadinejad

Mahmoud Ahmadinejad, ex presidente dell’Iran, è divenuto improvvisamente un esempio di moderazione. L’intervista di Gabriella Colarusso su “Repubblica” di ieri ci mostra un Ahmadinejad riflessivo, a tratti addirittura conciliante. In realtà, le elezioni del giugno prossimo lo costringono a intraprendere una sua eventuale campagna elettorale non più nei toni accesi e aggressivi del passato, cioè durante le due campagne elettorali del 2005 e del 2009 che lo hanno portato alla presidenza dell’Iran, ma secondo uno studiato processo di accostamento alle più spinose questioni che affliggono il Paese in termini di attenta valutazione dei loro riflessi interni ed internazionali.

Iran's Nuclear Capabilities Fast Facts - CNN

Esaminiamo il tono e i contenuti delle sue risposte all’intervista. Ahmadinejad afferma che le violenze contro gli oppositori del suo regime furono opera di “un piccolo gruppo di uomini della sicurezza”, intendendo che egli fosse estraneo a quelle violenze, che causarono più di 300 vittime nel 2009 e sostenendo che “anche una sola vittima è troppo”. Una falsità vergognosa. Tutte le organizzazioni internazionali attestarono che le elezioni del 2009 erano state manipolate da Ahmadinejad e dai suoi scherani e che i basij, miliziani agli ordini del presidente, avevano violentemente affrontato le proteste di piazza, soprattutto a Teheran, causando molte vittime e arresti. Ora Ahmadinejad afferma ipocritamente che quei disordini avevano dato il destro a settori della polizia di operare una reazione sanguinosa alla quale egli era estraneo, quando era noto a livello internazionale che il potere del presidente sia basava prevalentemente sulla violenza e la repressione. Per di più, egli afferma spudoratamente che “anche se una singola persona viene uccisa è grave”.

Nelle elezioni successive, però, si provvide ad eleggere un presidente “moderato” (Hassan Rouhani) per tacitare la protesta internazionale e la contestazione interna. E, a proposito dell’uccisione del generale Soleimani, l’ex presidente afferma che si trattò di un atto di terrorismo da parte degli Stati Uniti di Trump, quando è a tutti noto che Soleimani era a capo di milizie che mettevano in atto azioni terroristiche in ogni parte del Medio Oriente nelle quali l’Iran esercitava un potere politico e militare. Sul piano dei rapporti internazionali e con gli Stati Uniti, in particolare, la spudoratezza di Ahmadinejad è superlativa. Egli afferma, in sostanza, che sul problema cruciale degli accordi nucleari del 2015 sarebbero gli Stati Uniti a dover fare il primo passo. Non cita il fatto che anche la stessa International Atomic Energy Agency (Iaea) ha più volte dichiarato che l’Iran ha continuato ad arricchire il proprio arsenale nucleare anche prima del suo ritiro dal Jcpoa, susseguente a quello degli Stati Uniti. Inoltre, non bisogna dimenticare che il ritiro americano, voluto da Trump, era stato determinato dai contenuti stessi degli accordi del 2015, firmati da Obama, che contemplavano il divieto agli ispettori internazionali di avere accesso ad alcuni settori degli impianti nucleari giudicati dagli iraniani come strettamente relativi alla sicurezza nazionale. Il che aveva lasciato mano libera agli scienziati iraniani di procedere tranquillamente nel loro progetto nucleare.

Nonostante questa evidenza, Ahmadinejad sostiene che spetti agli Stati Uniti fare il primo passo ritirando le sanzioni trumpiane e afferma nell’intervista che i presidenti americani devono liberarsi da quelle “strutture” che, in seno ai loro governi, “operano dietro le quinte”. Che faccia tosta! Infine, sugli Accordi di Abramo, l’ex presidente astutamente non si sbilancia contro i paesi arabi sunniti che l’hanno firmato, ma rispolvera la questione palestinese, il cui territorio è stato “occupato” dai sionisti. La solita solfa. Egli conta sulla disponibilità del nuovo governo americano e soprattutto di quella parte ostile a Israele che punta alla creazione di uno Stato palestinese con l’approvazione di quegli stessi Paesi arabi sunniti che hanno firmato gli Accordi di Abramo. Un progetto che Ahmadinejad dichiara debba essere il frutto di un pacifico avvicinamento tra le parti, perché “ogni problema va risolto con il dialogo”. Quanta moderazione in vista delle elezioni presidenziali iraniane del prossimo giugno. “Chi deve risolvere la situazione?”, chiede Ahmadinejad con scioltezza. Gli Stati Uniti, of course, secondo lui. Biden è avvisato.

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Antonio Donno

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