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Antonio Donno
Israele/USA
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Antisemitismo e anti-israelismo nei curricula delle Scuole Superiori californiane 06/02/2021
Antisemitismo e anti-israelismo nei curricula delle Scuole Superiori californiane
Analisi di Antonio Donno

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Jerry Brown

Nell’autunno del 2016 il Governatore della California, Jerry Brown, firmò una legge per elaborare un programma di studi etnici per le scuole superiori della California. Tre anni dopo, fu resa nota una prima bozza di questo curriculum (Ethnic Studies Model Curriculum, Esmc) che elencava i movimenti impegnati a combattere vari tipi di ingiustizie presenti nella società americana (Black Lives Matter, #MeToo, Criminal Justice Reform), includendo anche il Boycott, Divestment, and Sanctions Movement (Bds), descritto come “un movimento globale sociale che tende oggi a garantire la libertà per i palestinesi che vivono in condizioni di apartheid”. La cosa stupefacente è che in un curriculum destinato a elencare i movimenti sociali che si battono per sconfiggere le ingiustizie della società americana compaia un movimento che riguarda un paese straniero, Israele, spacciandolo per una iniziativa interna alla politica americana.

Questo nuovo curriculum, se dovesse essere applicato, coinvolgerebbe ben 6 milioni di ragazzi, i quali sarebbero istruiti su varie forme di oppressione (supremazia bianca, razzismo, patriarcato, capitalismo, discriminazione dei disabili), ma non sull’antisemitismo. Perciò, l’antisemitismo, cioè il disprezzo, l’odio nei confronti degli ebrei, non sarebbe un’offesa tale da rientrare nell’ambito delle discriminazioni da combattere. Inoltre, è elencato anche il capitalismo come forma di oppressione da sconfiggere, che vuol dire per i giovani delle scuole superiori californiane sputare nel piatto in cui mangiano quotidianamente. Ridicolo.

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Tornando all’antisemitismo e alle finalità del movimento Bds, il fine di quest’ultimo, grazie alla sua azione, sarebbe l’eliminazione di Israele, come si legge chiaramente nei documenti del movimento, ma tutto questo non è menzionato nell’elenco delle forme di oppressione; ma, al contrario, viene indicato come una forma di liberazione dei palestinesi contro gli oppressori israeliani. In sostanza, si tratta di una sorta di abborracciato neo-marxismo che preconizza la vittoria delle vittime sui carnefici e la conseguente fine del capitalismo. Ovviamente, il progetto Esmc è stato prontamente abbracciato dagli studenti di tutte le minoranze etniche, compresi coloro che praticano il Bds in varie scuole superiori californiane. Il che ci riporta alle violente proteste che caratterizzarono il San Francisco State College nel 1968, data di inizio di un movimento di contestazione che, dopo la guerra dei sei giorni del 1967, accusava Israele di essere un paese conquistatore e imperialista. Da quell’anno in poi, l’antisemitismo e l’anti-israelismo si sono conquistati un posto stabile negli obiettivi della contestazione studentesca, percorrendo un lungo tragitto che ha portato agli esiti attuali, cioè al suo radicamento all’interno delle idee correnti che fanno parte della nuova ideologia del Partito Democratico vincitore delle recenti elezioni presidenziali con Joe Biden.

Il curriculum ha avuto varie versioni. Nella più recente, la terza, percorrendo rapidamente la vicenda del sionismo e per giustificare l’anti-sionismo, gli autori del curriculum scrivono che, nel periodo che precedette la seconda guerra mondiale, “gli ebrei riempirono l’aria con i loro pianti e lamenti nel tentativo di ottenere fondi e gli ebrei americani, come è ben noto, sono i più ricchi al mondo”. Una definizione intollerabile, che fa rientrare gli ebrei americani nel campo degli sfruttatori e il movimento sionista come un prodotto internazionale della banca ebraica, che possiede le chiavi del mondo. Tutto questo in pasto a milioni di studenti californiani, che, una volta entrati nelle Università dello Stato del Pacifico, incrementano stabilmente l’antisemitismo e l’anti-israelismo già presenti in quei luoghi, tollerati dalle autorità accademiche se non proprio direttamente diffusi dai docenti di quelle Università, soprattutto da quelli provenienti dalle minoranze etniche. Tali posizioni, oggi, non risiedono esclusivamente in seno alle Università americane, ma si sono diffuse in larghi settori dell’elettorato democratico, soprattutto nelle grandi città americane, dando risonanza e visibilità politica a vari esponenti del Partito Democratico, sia nella Camera dei Rappresentanti, sia nel Senato, portatori di posizioni che spingono verso un profondo cambiamento della politica estera americana nei confronti di Israele e del Medio Oriente nel complesso.

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Antonio Donno

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