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Antonio Donno
Israele/USA
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La doppiezza di Biden sul Medio Oriente 01/02/2021
La doppiezza di Biden sul Medio Oriente
Analisi di Antonio Donno

A destra: Joe Biden

Il Presidente Joe Biden ha ripetutamente affermato di essere amico di Israele; Antony Blinken, Segretario di Stato, ha confermato la sua amicizia nei confronti di Israele. Sia l’uno che l’altro hanno assicurato di riconoscere Gerusalemme capitale dello Stato ebraico e che l’Ambasciata americana resterà in quella città. Inoltre, ambedue si dichiarano convinti che gli Accordi di Abramo siano stati un passo molto importante per la stabilizzazione del Medio Oriente e che l’avvicinamento dei paesi arabi sunniti a Israele, con la mediazione degli Stati Uniti di Trump, rappresenti una svolta epocale nei rapporti tra mondo arabo e Israele nella regione. Nello stesso tempo, però, sia il governo iraniano sia l’Autorità Palestinese hanno accolto la vittoria di Biden come un evento che avrebbe chiuso il periodo dell’infame politica mediorientale di Trump e riaperto i canali di comunicazione diplomatica per riprendere, da una parte, il dialogo sugli accordi nucleari firmati da Washington e Teheran nel 2015 e abolire le pesantissime sanzioni imposte da Trump e, dall’altra, per rimettere in primo piano la questione palestinese espulsa dal Piano di pace di Trump. Se così stanno le cose, la contraddizione è evidente e potenzialmente esplosiva. Biden ha affidato a Robert Malley il compito di riaprire il dialogo con l’Iran al fine di riformulare gli accordi del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) del 2015, che dovrebbero comprendere una maggiore assicurazione da parte di Teheran di non sviluppare nascostamente il progetto di incremento nucleare, come era avvenuto durante gli anni di Obama. Lo stesso Malley era stato in quegli anni uno dei principali negoziatori di quegli accordi e, per questo motivo, la sua rinnovata nomina a quell’incarico ha destato molta preoccupazione sia in Israele sia nei Paesi arabi firmatari degli Accordi di Abramo. La nomina di Malley, al contrario, ha rinfocolato molte speranze sia a Teheran, sia a Ramallah. Malley non ha mai nascosto le sue simpatie verso l’Iran e i palestinesi, ha attribuito a Ehud Barak la responsabilità del fallimento degli accordi di Camp David del 2000 e in varie circostanze ha scritto articoli di denuncia della politica di Israele verso i palestinesi. Da molte parti si sono avute contestazioni riguardo le posizioni di Malley, giudicate troppo sbilanciate a favore dei nemici di Israele. Ed Lasky aveva scritto, già nel 2008 in The American Thinker, che Malley «rappresenta la prossima generazione di attivisti anti-israeliani».

Robert Malley - Great Decisions
Robert Malley

È noto che Malley dovette dimettersi dall’International Crisis Group quando si scoprì che aveva incontrato i rappresentanti di Hamas, organizzazione che il Dipartimento di Stato americano aveva inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Dunque, tutto e il contrario di tutto. Questo era evidente già nei giorni della composizione della squadra di governo da parte di Biden. E oggi, la contraddizione si palesa chiaramente: alle parole di amicizia verso Israele e di approvazione degli Accordi di Abramo si oppone un fatto concreto: la nomina di Robert Malley come mediatore dei nuovi accordi con Teheran sul nucleare. Malley ha una lunga esperienza di negoziatore sia durante gli anni di Clinton, sia soprattutto in quelli di Obama e non hai mai rinunciato a sostenere la causa palestinese e le ragioni dell’Iran e ad addossare a Israele le maggiori responsabilità nella crisi mediorientale. Ma v’è da aggiungere un altro motivo di preoccupazione per Israele. Qualche giorno fa Biden ha nominato Hady Amr, un altro personaggio non proprio amico di Israele, come vice-segretario aggiunto per gli Affari israeliani e quelli palestinesi nell’Ufficio per gli Affari del Medio Oriente del Dipartimento di Stato. Così, il team di Biden si va riempiendo via via di negoziatori con una notevole esperienza nelle questioni mediorientali, ma con una posizione non favorevole, per non dire ostile, nei confronti di Israele. Tutto questo potrebbe mettere in pericolo le acquisizioni raggiunte dall’Amministrazione Trump nella gestione dei problemi del Medio Oriente. A causa dell’odio viscerale nei confronti dell’ex presidente americano, si tenta di affossare anche i risultati più positivi ottenuti da Trump e Pompeo in una regione cruciale del sistema politico internazionale. È una tendenza nefasta che potrà ridare fiato alle ambizioni egemoniche del regime iraniano nella regione e alle pretese dell’Autorità Palestinese, oltre che danneggiare gravemente la sostanza degli Accordi di Abramo, ricacciando i paesi arabi sunniti che li hanno firmati in una situazione di incertezza.

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Antonio Donno

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