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Antonio Donno
Israele/USA
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Il Libano sarà l’avamposto dell’Iran ai confini di Israele? 10/08/2020
Il Libano sarà l’avamposto dell’Iran ai confini di Israele?
Analisi di Antonio Donno

A destra: l'Iran dietro Hezbollah

È difficile prevedere che cosa accadrà nel Libano e nell’intero Medio Oriente dopo le catastrofiche esplosioni del 4 luglio nel porto di Beirut. Una cosa, però, è certa: l’intervento pubblico di Hassan Nasrallah, capo dei terroristi hezbollah filo-iraniani, ha posto sul tavolo una pretesa molto pesante: siamo noi – ha affermato Nasrallah – i veri difensori del popolo libanese e condurremo le inchieste necessarie per smascherare i colpevoli. Di fatto, il capo degli hezbollah rifiuta di consegnare le indagini nelle mani di una commissione internazionale neutrale, avocando alla politica interna libanese, di cui i politici vicini agli hezbollah costituiscono una parte fondamentale, in alleanza con altre forze minori, la gestione dell’intera faccenda. Questa presa di posizione è ricca di implicazioni molto serie. La mossa pubblica di Nasrallah ha avuto un rilievo maggiore rispetto agli interventi di tutti gli altri leader politici del governo libanese e dello stesso presidente del “paese dei cedri”, sperando di ottenere due risultati.

In primo luogo, la caduta dell’ipotesi di una commissione internazionale, i cui esiti, sfuggendo al controllo delle forze filo-iraniane e dei loro alleati, potrebbero rivelare retroscena molto inquietanti sugli intrecci che tengono in scacco la vita politica di un paese in condizioni economiche disastrose. In secondo luogo, se questo dovesse avvenire e l’inchiesta dovesse restare affidata alle camarille locali, Nasrallah si ergerebbe come il vero leader del Libano, con conseguenze molto gravi per la struttura politica del paese, dopo le eventuali elezioni generali. Insomma, il disastro del porto di Beirut è un’occasione molto favorevole per le aspirazioni di Nasrallah tese a portare il Libano sotto il controllo esclusivo dell’Iran. Del resto, gli assalti violenti ai palazzi delle istituzioni libanesi vedono la partecipazione di folti gruppi di hezbollah. Il loro intento è quello di approfittare del marasma generale e di rovesciare gli attuali parlamento e governo libanesi al fine di dare continuità all’appello di Nasrallah e andare alle elezioni forti del richiamo del leader filo-iraniano all’unità nazionale, ma sotto il controllo definitivo sciita. Il disastro libanese gioca a favore di un solo attore nazionale: gli hezbollah diretti da Teheran. Il tentativo di Nasrallah, in definitiva, è quello di convincere i libanesi che la loro sopravvivenza è legata esclusivamente al sostegno dell’Iran.

Tutte queste ragioni spingono a considerare la situazione del Libano, dopo gli eventi del 4 agosto, più grave che nel passato. La miseria diffusa e la corruzione generale offrono al movimento degli hezbollah al soldo dell’Iran un’occasione unica per impadronirsi del Libano. Di fronte a tali probabili eventi è molto difficile prevedere quale sarà la reazione della cosiddetta comunità internazionale, considerato anche che gli hezbollah stanno tentando di mettere in atto una connessione con la Cina, molto interessata ad avere uno sbocco sul Mediterraneo orientale. In questo caso, il sostegno cinese costituirebbe l’atto definitivo della consegna del Libano nelle mani dell’Iran. Israele segue con la massima attenzione gli sviluppi della situazione in Libano. Naturalmente, fioriscono le accuse a Israele di essere l’artefice del disastro di Beirut. Ma Israele è ben cosciente che ciò che è accaduto rinforza la posizione degli hezbollah nel sud del Libano, al confine settentrionale di Israele, dove, qualche tempo fa, l’esercito di Gerusalemme aveva scoperto e distrutto vari passaggi sotterranei perfettamente organizzati che portavano fino alle periferie di alcuni villaggi israeliani vicini ai confini del Libano. Alcuni osservatori sostengono che le false accuse a Israele possano essere l’anticipazione di un massiccio attacco terroristico degli hezbollah contro Israele. A ciò occorre aggiungere che la posizione attuale del governo americano, a meno di tre mesi dalle elezioni presidenziali, non consente di valutare gli sviluppi della situazione libanese e di compiere dei passi significativi. Trump è impegnato in una corsa elettorale per lui molto difficile e, dal canto suo, l’Unione Europea pare incapace di compiere atti politici in grado di incidere positivamente sulla partita libanese. La crisi del Libano appare come un pericoloso momento di riscossa dell’Iran nello scenario mediorientale.

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Antonio Donno

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